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Le chiacchiere stanno a zero

di Fabrizio Binacchi | 16 Dicembre 2013

Il Paese è drammaticamente alla fame, non per tutti ovviamente, ma mediamente affamato di ripresa solo annunciata, di semplificazioni solo verbali, di modernità solo sognata, di sicurezza solo ipotizzata.

gallo-con-megafonoLe chiacchiere stanno a zero, tradotto è proprio finito il tempo. Situazione socioeconomica del Paese oltre lo stato di febbre accettabile, secondo i sensori più accorti e riservati. E quella dei “cosiddetti forconi”, è solo una punta dell’immenso iceberg che possiamo denominare “sfiducia globale”. Non è che siamo alla frutta, nemmeno quella fuori stagione, tipo le fragole di Natale,  siamo proprio oltre al caffè e all’ammazza caffè. Dal almeno tre anni si va dicendo che la pressione fiscale era diventata una pressa fiscale, che la bomba delle disoccupazione giovanile stava diventano una vera bomba sociale, che le famiglie stavano perdendo ogni mese ogni settimana potere d’acquisto che non è solo un giochetto per le statistiche dell’ISTAT, che ogni mese chiudevano imprese ed esercizi commerciali e intanto tutti i baloccavano tra riforme elettorali e sistemi di preferenze, tra forme di rappresentanza e disegni istituzionali. Che saranno fin per carità importanti per la modernizzazione dello Stato ma prima di filosofare è opportuno salvare il corpo in cui la mente filosofeggia eventualmente. E invece il Paese è drammaticamente alla fame, non per tutti ovviamente, ma mediamente affamato di ripresa solo annunciata, di semplificazioni solo verbali, di modernità solo sognata, di sicurezza solo ipotizzata. Si ha davvero la sensazione che questo fine anno 2013 sia, in qualche maniera, a  una svolta anche nelle coscienze più riottose. O parte quel benedetto crono programma di sei mesi per fare davvero qualcosa oppure non sappiamo –si sente ormai dire in giro tranquillamente- cosa farcene di tutte le vostre belle o brutte parole, dei vostri progetti inutili, dei vostri programmi che riempivano una volta solo i cassetti e che adesso intasano anche inopportunamente files e cartelle di questo o quel disco fisso, di questo o quel desktop. Avanti così, senza risposte operative, ci faremo solo del male, altro che ripresina, altro che lucina. Pare che ogni giorno i suoi assistenti trattengano il presidente della Confindustria Squinzi che, dato il carattere,  in privato non le manda a dire: ma quale ripresa, qui non siamo sicuri di nulla. Giro per aziende che lanciano allarmi dopo allarmi e rischiano al chiusura. Renzi ha cominciato di corsa e a tappe forzate. Vuole mettere fretta operativa al governo delle ex larghe intese per fare veramente qualcosa di  profondo che il Paese avverta come cambiamento. Un cambiamento che viene annunciato da vent’anni, se ci pensiamo bene, e che magari è anche avvenuto, ma in peggio. Riusciranno i nostri eroi a mettere in sicurezza le pensioni soprattutto quelle sotto i mille euro? Riusciranno a invertire il fenomeno della crudele  disoccupazione ed inoccupazione giovanile? Riusciranno a far risparmiare un miliardo di euro, come ha annunciato Renzi, dalle spese più o meno pazze della politica e dello Stato? Riusciranno a incanalare le poche risorse negli indirizzi di riscatto e non in spese improduttive? Riusciranno a farsi e a farlo capire? Uno sconsolato professor Cacciari l’altra sera annotava che sono davvero giorni di cambiamento anche generazionale che i Mattei, da Renzi a Salvini, possono dare una impulso a quel rinnovamento che è stato solo agognato. Ma bisogna fare scelte subito che siano all’altezza non solo delle responsabilità ma delle sensibilità. Non serve nemmeno ripassare delle teorie economiche basterebbe leggere o rileggere qualche frase di Francesco. A proposito dei beni comuni e dei bisognosi. Chi l’avrebbe detto che l’era digitale sarebbe stata anche l’era della fame?

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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