
Fra le innumerevoli anomalie delle seconda/terza repubblica ( la sin chiami come si vuole) tutte magnificate come “novità”nel corso degli anni quella che di recente è saltata agli occhi è l’attitudine dei cosiddetti “governatori” delle Regioni plurimandatari di voler mantenere il loro posto ad libitum, la legge nazionale dopo diverse traversie lo ha impedito, non soddisfatti, anzi piccati di ciò la loro rappresaglia politica si è concentrata sull’eventualità di partecipare alle elezioni del rinnovo del Consiglio per continuare a farne parte come semplici consiglieri.
Va da sé che quest’ultima possibilità non sia impedita dalla legge, e non potrebbe essere altrimenti, si tratta tuttavia di questione di opportunità, parlare di galateo e di decenza potrebbe essere offensivo, che nessuno intende tenere in conto.
La longevità di un politico di per sé non è un disvalore, se essa peraltro è sancita dal consenso elettorale appare una conferma della fiducia verso quel cittadino affinche possa mantenere un ruolo istituzionale; ma quando essa si pretende estendere in continuità nel medesimo livello ci troviamo dinnanzi ad una incrostazione della politica che, al contrario, gli aedi della falsa rivoluzione italiana volevano correggere anzi abbattere.
Di sciocchezze ne abbiamo sentite tante in questi anni, lo zenit lo intendemmo quando i cosiddetti Grillini facendo marcia indietro dalle loro stravaganti imposizioni favorirono il triplo mandato parlamentare introducendo il “mandato zero” come nel gioco del Tennis fra principianti, la prima battuta quando si sbaglia non la si conta.
Di pretese che io chiamerei capricci come quelli a cui abbiamo assistito in questa tornata regionale però no, non si erano ancora visti.
Sono personalità, quelle che hanno paralizzato la discussione sulle candidature, che hanno per capacità, esperienza, attitudine politica tutte le carte in regola per estendere la loro carriera in altra funzione al servizio della collettività. Ma non é di questo che si trattava;
si tratta che la legge dell’elezione diretta dei Presidenti (potremmo dire anche dei Sindaci talvolta) determina uno scollamento ed una diversificazione fra il soggetto che la impersonifica e le forze politiche collettive che l’hanno espressa.
Il Partito, le coalizioni intesi come mezzi e non come fini; A tal punto che si è portati a promuovere le proprie liste che a sua volta diventano forza di riferimento personale.
Non una politica che viene incarnata da una personalità ma è la stessa che diventa una politica, un unicum senza il quale non è possibile procedere. Ed infatti minacciano ed interpretano la legge che ha impedito loro di candidarsi come un tradimento contro il quale É possibile tutto; persino di candidarsi contro il loro proprio schieramento.
“Dopo di me il diluvio!” tuonano noncuranti del danno che procurano alla serietà della politica che accettando questa deriva populista di stampo sudamericano hanno già aperto le autostrade della diserzione dal voto. Sono progetti di potere personale che si trascinano nel tempo, nel caso dell’istituzione regionale senza neanche disegno politico-ideologico, sono cattive abitudini alle quali ci ha abituato questa seconda/terza repubblica e che procurerà ancora molti danni.
Bobo Craxi

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