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Le alluvioni di Serie B

di Fabrizio Binacchi | 25 Novembre 2011

Se le alluvioni sono di serie B. Se i morti di Messina non sono uguali ai morti di Genova, se le frane di Saponara non sono uguali alle frane di Monterosso. Non è solo un problema di percezione nostra, del pubblico, ma è un problema di concezione e di conoscenza e anche di emozione nostra, di noi che facciamo informazione. Non che noi, giornali e tv, abbiamo dato meno notizie di Saponara o Barcellona di Pozzo di Gotto rispetto alle notizie e alle immagini di Genova o di Monterosso, Cinque Terre. Certo però, loro, le popolazioni e gli amministratori messinesi e calabresi, dopo l’alluvione con morti e dissesto territoriale ed umano hanno detto e ripetuto a radio, giornali e tv : non lasciateci soli, non abbandonateci nelle attenzioni delle vostre trasmissioni, nei vostri articoli. Perché, diciamolo, Saponara, Messina, fa un po’ meno notizia di Monterosso Liguria Cinque Terre. E’ un problema di immagine, di sentire informativo e giornalistico ma anche di coscienza di operatori dell’informazione. Una spia questa che ci fa dire come sia importante quel ministero della Coesione Nazionale che non è il contrario o l’opposto del federalismo ma che ne è la corretta declinazione, la giusta impostazione. Per evitare di avere terre più povere e sfortunate e terre più ricche e fortunate. Non solo nell’immagine e nelle cartoline. Saponara. Saponara. Molti non saprebbero nemmeno dove collocarla sulla carta geografica, e non solo gli studenti delle medie ma anche delle università. Molti cercherebbero nel Lazio o in Basilicata. E sono terre come quelle del Veneto e del Friuli, come quelle del Piemonte e della Toscana per valori, esigenze, diritti alla sicurezza e all’inclusione. Per viverci insomma, per essere delle persone a tutto tondo, e “padrone del proprio universo” come ci insegnava Maritain. Non è così di fatto, ed è un problema. C’è una terra dove l’alluvione e i relativi problemi sono, di fatto, di serie B. E ovviamente non è giusto. Ragionare in termini di sviluppo del Paese come sistema significa prima di tutto concepire il sistema Paese come un unico organismo armonico che deve mettere a sistema potenzialità e criticità. Bolzano non può ignorare Matera, Venezia non può dimenticare Acerra. E dire che lo si ricorda da 50 anni non è sufficiente per assolversi. Bisogna agire. Fare qualcosa. Perché l’Alto Adige è di fatto una regione stra speciale, anche se è solo un pezzo di Provincia e che Provincia, per effetto del pacchetto Sud Tirol, e i suoi abitanti hanno un tenore di vita e di assistenza (italiani?) che fanno invidia anche ai trevigiani ed immaginarsi ai lucani se siamo davvero lo stesso Paese? Da esercizio di dialettica politica deve diventare questo della coesione nazionale dei territori regionali un imperativo sociale ed economico. L’altro giorno a Cantù, che più Brianza non si può, in un ristorante pizzeria c’erano una mamma con figlio di Acerra. Acerra Acerra che più Campania non si può. Hanno ordinato una pizza. Arrivano le pizze e il bambino ne assaggia un pezzo e poi guarda teneramente e mestamente la mamma. E lei confortevole commenta. “Dai è abbastanza buona ma non è coma la nostra”. Beh facciamo che non ci siano anche le alluvioni nostre e loro. Sarebbe un ulteriore pessimo esempio di disfacimento del sistema. Non politico ma del Paese. A proposito appunto finale. Il bastone è per il cieco quello che il binario è per un treno. Il problema sono gli scambi per il treno e, quando finisce il muretto, per il cieco. Non possiamo dimenticare che c’è chi vede meno, quasi niente. Maritain? No mia, vedendo un cieco attraversare via Stalingrado a Bologna.

 

Pubblicato in : CornerBlogTag: anni, bambino, bologna, calabresi, cinque terre, federalismo, figlio, genova, giornali, immagini di genova, informazione, notizia, percezione, persone, studenti, sviluppo, tenore di vita, toscana, treno

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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