
La questione del lavoro povero sembra sia stata imposta come centrale nel dibattito politico, grazie all’iniziativa delle forze d’opposizione.
È bene dire subito, per onestà intellettuale, che PD e M5stelle e sinistra avrebbero potuto e dovuto stabilire un salario minimo nella passata legislatura quando insieme rappresentavano la maggioranza e sono stati al governo del Paese per diverso tempo.
La Spagna di Pedro Sanchez e di Yolanda Diaz, pur avendo l’inflazione molto bassa, ha aumentato di ben il 36 per cento i salari minimi portandoli da 735 euro del 2018 a 1080 euro del 2023.
Tuttavia, a mio avviso, anche se fosse un tentativo di prendere tempo, il fatto che Meloni e la maggioranza siano stati costretti a stabilire di rinviare la discussione a settembre è sicuramente un successo dell’iniziativa politica dell’opposizione, di Conte, Fratoianni e, per quanto riguarda il PD, di Elly Schlein che proprio sul salario minimo, con la sua segreteria, ha spinto il partito a schierarsi nettamente a favore.
Niente di buono, invece, arriva dal fronte della discussione sulla tutela dai lavoratori dalle ondate straordinarie di caldo che sono causa di malori, sofferenze insopportabili e persino di vittime.
Stando alle proposte del governo ci si limiterà, infatti, ad elaborare un protocollo nazionale e a rinviarne l’applicazione alla contrattazione territoriale; che vuol dire fare poco o nulla.
Si vuole evitare di fare una legge seria e quindi di intervenire con la necessaria determinazione su un tema delicato come la salute di chi lavora..
Inoltre, cosa ancora più grave, le disposizioni nazionali dei ministri escludono la possibilità di ricorso alla cassa integrazione per i lavoratori precari, cioè i lavoratori stagionali, i rider, i lavoratori autonomi e quelli a chiamata, i collaboratori e le partite iva.
È appena il caso di sottolineare come, ancora una volta, in Spagna, esista una legge molto rigida che tutela i lavoratori dalle temperature estreme e impone in casi ben definiti la sospensione dell’attività.
Il governo Sanchez ha fatto anche una legge contro la precarietà del lavoro, che è risultata molto efficace, e un’altra con la quale ha trasformato i rider -i fattorini- in lavoratori dipendenti.
Anche su queste materie si deve purtroppo amaramente rilevare che il PD quando era al governo non è riuscito a fare nulla di significativo e di incisivo.
La Spagna non è certo il paradiso terrestre per la classe operaia, tuttavia le differenze con l’Italia e le diverse politiche dei governi sui temi del lavoro sono un dato di fatto che, almeno in parte, rendono conto del successo ottenuto dal Partito Socialista spagnolo rispetto alla castrofe che si è abbattuta sul PD alle elezioni dello scorso anno.
Non si può infine tralasciare un altro fattore che ha indubbiamente pesato non poco sui risultati: Sanchez è riuscito ad unire tutto lo schieramento di sinistra mentre a Letta è riuscito il capolavoro di andare sostanzialmente da solo in campagna elettorale; anzi peggio, avendo tentato un accordo con Calenda il quale poi lo ha tradito con Renzi, che lo ha fregato per la seconda volta.
Dunque, non basta dire che la Spagna è un esempio positivo se poi non si ha il coraggio di analizzare, alla luce del successo dei socialisti spagnoli, i nostri errori sui temi sociali, che riguardano milioni di lavoratori, e sulle nostre strategie e alleanze politiche.
Intanto, i commentatori della stampa borghese hanno iniziato a raccontare la loro la solfa, sostenendo che l’esempio spagnolo non può valere per il PD in Italia.
Temo che una parte del partito, quella che pensa e dice che con i Cinquestelle non si deve mai andare e che teme la svolta nelle politiche sociali del PD, mostrerà orecchie sensibili a queste sottili e interessate analisi.
Ma per fortuna Elly Schlein non sembra essere donna che si lasci facilmente intimorire.
Per questo la sosteniamo con convinzione, anche se non sempre pensiamo allo stesso modo.
Enrico Rossi

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