Il documento predisposto come bozza per avviare poi la trattativa sull’autonomia con il Governo dal Presidente della Giunta della Regione Lombardia, Roberto Maroni, è stato preparato chiaramente prima del referendum, ma evidentemente con una certa superficialità.
L’elenco di richieste e materie è messo assieme senza alcuna valutazione di priorità e tantomeno di gerarchia di obiettivi e richieste.
Vengono messe apparentemente sullo stesso piano la valutazione e le proposte sulla fiscalità e la regolamentazione della professione dei maestri di sci.
Ne consegue che il documento è totalmente privo di un pensiero, una logica ed un disegno unitario e coerente. Nemmeno inforcando occhiali con lenti rosa shocking è possibile attribuire alle richieste singole ed indifferenziate affastellate la dignità di “riforma organica” o di sistema.
La sensazione è che si ammassino parole e concetti allo scopo di avvalorare una generica invocazione di “più autonomia e più soldi”, cercando di far passare il concetto che “più autonomia è sinonimo di più soldi”..
E’ singolare come le richieste specifiche di controllo del fisco siano sempre quelle datate (tipo la quota Ires da destinare al taglio dell’Irap, una delle promesse del Berlusconi del 2001, ripetuta nel 2009 e probabilmente di nuovo in auge nel 2018, sempre con stesso copyright..) ovvero siano marginali e poco incisive, come la richiesta di quote residuali del bollo auto.
Fare richieste impossibili come quella di avere copertura ad una propria politica regionale di “taglio delle tasse” per miliardi di euro (il “giroconto” Ires-Irap costerebbe allo Stato almeno 6,4 miliardi di euro *dato 2014) o rivendicare l’attribuzione totale delle tasse sui veicoli, attualmente in parte importante voce di entrata prioritaria, o meglio quasi unica, di province e città metropolitana non è una riforma di sistema, è un tentativo di “appropriarsi” di un pezzo del sistema senza riformarlo.
E’ piuttosto evidente che il modello ispiratore di tutto il documento e di tutta la politica del centrodestra lombardo da almeno venticinque anni è quello di un fortissimo centralismo regionale sia in termini di politiche strategiche che di vera e propria gestione. Le proposte contenute nel documento in materia fiscale, ambiente, istruzione, beni culturali, ricerca scientifica, trasporto sono mirate a sottrarre più competenze ai Comuni, alle Province ed alla Città Metropolitana di Milano e perfino alle non ancora del tutto nate “aree vaste” piuttosto che allo Stato.
Una sorta di Robin Hood rovesciato, che “ruba ai poveri per dare ai ricchi” , quasi un paradosso in risposta al “federalismo inverso” che il Governo nazionale ha imposto agli enti locali nell’ultimo quinquennio.
Franco D’Alfonso (http://www.mu-me.it)

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