
Quando i controlli diventano un problema, c’è qualcosa che non va
Facciamo chiarezza: la Corte dei Conti non ha bocciato il ponte sullo Stretto. Ha respinto la delibera CIPES per irregolarità formali ed economiche. Non è la stessa cosa, e la differenza è fondamentale.
Bocciare un’opera sarebbe una scelta politica, che solo il Parlamento può fare. La Corte fa altro: verifica che i conti tornino e che le procedure rispettino la legge. Esattamente quello che dovrebbe fare in uno Stato di diritto.
I problemi sono reali, non politici
I rilievi dell’Ufficio di Controllo, presentati già a settembre, sono chiari e pesanti:
I costi sono esplosi: da 3,9 miliardi nel 2006 a quasi 11 miliardi oggi. Un aumento superiore al 50%, che per legge impone una nuova gara d’appalto. Non è burocrazia, è tutela della concorrenza e prevenzione contro favoritismi.
La documentazione è incompleta: tabelle economiche poco chiare, dati mancanti. Per 11 miliardi di euro pubblici, è inaccettabile.
Le previsioni di traffico sono gonfiate: numeri troppo ottimistici rischiano di trasformare l’opera in un buco nero finanziario una volta completata.
I tempi sono irrealistici: sette anni per un’opera di questa portata? Dal 2024 si annunciano lavori che non sono mai iniziati. La Corte chiede realismo, non miracoli.
La reazione del governo è stata sconcertante: invece di integrare la documentazione e rispondere ai rilievi tecnici, si è scelto di attaccare l’istituzione. Come se chiedere conti in ordine fosse un atto di ostilità politica.
Ma in una democrazia funzionante, i controlli non sono ostacoli: sono garanzie. Chi viene eletto può governare, ma deve rispettare le leggi e sottoporsi alle verifiche. Altrimenti non parliamo di democrazia, parliamo d’altro.
In Italia, i controlli servono più che altrove
E qui il punto diventa bruciante: l’ ‘Italia è un paese dove:
l’ economia sommersa vale 220 miliardi di euro all’anno
le classifiche internazionali sulla corruzione ci posizionano ai primi posti in Europa
le grandi opere sono storicamente terreno di caccia per le mafie
In questo contesto, attaccare chi controlla è folle. Se davvero si volesse fare l’interesse pubblico, si dovrebbero pretendere controlli ancora più severi, non più blandi. Il ponte sullo Stretto può essere un’opportunità o un disastro: la differenza la fa proprio la trasparenza dei processi.
Il vero problema
Con 11 miliardi di euro pubblici in ballo, in un territorio dove la presenza mafiosa è strutturale, i rilievi della Corte dei Conti non sono un attacco: sono un salvagente.
Il primo dicembre sapremo nel dettaglio le motivazioni del parere negativo. Ma già oggi sappiamo abbastanza: in un paese dove la corruzione è sistemica, chi si lamenta dei controlli solleva più sospetti di chi li effettua.
La democrazia non è solo voti e maggioranze. È anche istituzioni che vigilano, procedure che si rispettano, conti che tornano. Soprattutto quando si spendono miliardi di denaro pubblico in un settore storicamente infiltrato dalla criminalità organizzata.
Se questo dà fastidio, forse il problema non è la Corte dei Conti.
Daniela Piesco

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