
Essere sottoposti ad indagini da parte della magistratura è normale per chi ha ruoli di responsabilità e in particolare di governo della cosa pubblica.
Di qui voglio partire per spiegare cosa penso della “riforma del secolo” che cambia la Costituzione festeggiata ieri dalla estrema destra di Fratelli d’Italia e dai “moderati” di Forza Italia eredi di Berlusconi.
Parlerò quindi della mia esperienza personale.
Sono stato sottoposto a diverse indagini durante i miei venti anni in ruoli di governo della Toscana: i primi dieci come assessore alla sanità e altri dieci come presidente.
Poiché un pubblico ministero è oggi costretto a svolgere indagini in base ad una semplice denuncia e ad una notizia di reato da qualunque parte provenga, ho ricevuto avvisi di garanzia per reati pesanti come abuso d’ufficio -esisteva ancora- turbativa d’asta, falso in bilancio, e persino corruzione e altri ancora che ho francamente dimenticato.
Tutte queste accuse che mi sono state rivolte, che mi hanno ovviamente tolto il sonno e procurato grandi sofferenze, sono cadute nel corso delle indagini, una dietro l’altra, come un tempo in autunno cadevano le foglie dagli alberi.
I pubblici ministeri indagavano per mesi e per anni e scoprivano che mi ero comportato bene che avevo rispettato le leggi ed erano perciò costretti ad inviare al giudice delle indagini preliminari la richiesta di archiviazione, perché il fatto non sussiste, la quale poi veniva accolta.
Per completezza di informazione, devo dire che solo per un caso, una mia firma su un bilancio elettorale, compilato non da me ma da un terzo, sono stato rinviato a giudizio per falso ideologico, cioè per un aspetto meramente formale che, anche qualora fosse avvenuto, non avrebbe prodotto nessun effetto di danno o di vantaggio per qualcosa o qualcuno e ancor meno per me.
Ricordo che fui io, con il mio avvocato a chiedere che il processo si tenesse senza che scadessero i tempi; purtroppo il giudice, forse oberato da troppo lavoro, fece passare mesi senza scrivere senza la sentenza e lascio che l’imputazione si estinguesse per prescrizione.
Questa la mia esperienza: se in venti anni le accuse che mi sono state fatte nella fase delle indagini non sono mai arrivate a processo, per così numerosi casi, è proprio grazie al fatto che il pubblico ministero è costretto, dalla Costituzione e dalle leggi, a ricercare la verità e non a svolgere un ruolo di mera accusa.
Sono sicuro che con la riforma il pubblico ministero si trasformerà invece in un accusatore seriale e compulsivo, cambiando la sua funzione di terzietà e diventando qualcosa che somiglia a un poliziotto giustiziere, cercando in ogni modo di arrivare a processo.
La riforma della giustizia promossa dalla destra è un vero disastro: porterà a processo decine di migliaia di persone, più di quanto ora non avvenga, anche quando queste sono innocenti; perché essa dispone che da un lato ci sia la mera funzione dell’accusa, cioè i pubblici ministeri, e dall’altro ci siano solo i giudici ad accertare la verità, mentre ora entrambi sono obbligati a perseguirla in modo imparziale.
Sembra la riforma di Superciuk, il personaggio dei fumetti che vuole rubare ai poveri per dare ai ricchi, perché detesta i poveri “puzzoni”, e usa il suo super potere, l’alito alcolico, come arma per stordire i nemici.
É questa l’impressione che hanno dato ieri i meloniani e i berluscones scesi in piazza a festeggiare.
Ovviamente non può essere soltanto così, poiché sotto questa riforma, tanto evidentemente sbagliata, devono eserci corposi obiettivi e interessi politici.
Alla destra italiana non interessa la verità; interessa invece separare la magistratura inquirente da quella giudicante.
Essenzialmente per due motivi.
Prima di tutto perché con la riforma indeboliscono l’accusa e perché “lor signori” hanno la possibilità di pagarsi ottimi avvocati che li difenderanno in processo.
Secondo, perché la riforma crea le condizioni per mettere sotto controllo del governo la magistratura inquirente, e in questo modo mettere al riparo il potere politico dalle indagini sul suo operato.
Una vera porcheria contraria ai principi costituzionali.
Come invece ho scritto più volte su queste pagine, proprio a partire dalla mia esperienza, per migliorare la giustizia, si sarebbe dovuto rafforzare l’ Art. 358 c.p.p. in cui si stabilisce che “il pubblico ministero compie ogni attività necessaria ai fini delle indagini per l’acquisizione degli elementi utili alla determinazione della verità, e cura anche l’acquisizione di elementi di prova a favore della persona sottoposta alle indagini”.
È il principio che garantisce l’imparzialità dell’azione penale, che impone a tutti – escluso gli avvocati- la ricerca della verità.
Ma, come risulta dopo anni di governo della destra e come si è avuto conferma anche l’altro ieri dalle reazioni contro la magistratura contabile per il suo giudizio sul ponte di Messina, questa destra vuole il potere assoluto, secondo un’idea che la caratterizza in tutto il mondo ogni volta che si trova al governo, irrimediabilmente attratta dalla storica missione iscritta nel suo dna di costruire un regime totalitario.
Bisogna impegnarsi con tutte le nostre forze per far vincere i no al referendum sulla giustizia che si terrà a primavera.
Enrico Rossi

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