La vita che si svolge negli ospedali è quanto di più reale, duro e crudele che accompagna tutti noi. Anche chi non è mai stato ricoverato conosce la realtà assistendo i propri familiari. La realtà si affronta il giorno del ricovero, quando una malattia ci obbliga a lasciare la normale attività per i cosiddetti accertamenti. Per molti è dura: la prima volta può essere traumatico. La rinuncia alla riservatezza, la sveglia all’alba, i pasti serviti ad ore impossibili, rendono il tutto duro, ma bisogna accettarlo in mancanza di alternative. È crudele accettare il tutto; ci si rende conto solo in ospedale che la vita vissuta all’esterno è illusoria. Si potrebbe obiettare che l’ospedale non può essere un albergo, ma non dovrebbe essere neppure un luogo dove si viene spogliati della personalità. Non di rado i malati vengono maltrattati, in modo particolare se sono anziani. Ci si scandalizza moltissimo quando si sente parlare di eutanasia, ma nessuno parla degli ospedali dove inservienti e infermieri non rispondono quando suonano i campanelli che chiedono soccorso. Se poi si tratta di persone sole, che abitualmente non ricevono visite, muoiono nel proprio letto senza che nessuno reclami. Con tutta probabilità molti nostri lettori si riconosceranno in queste nostre riflessioni; chi non ha mai assistito un familiare in ospedale penserà che esageriamo. Ma c’è una pratica di legge, a dir poco assurda: il cosiddetto “consenso informato”. Nulla da dire se il consenso informato venisse richiesto a chi è in grado di leggere e di comprendere i moduli che bisogna firmare, scritti in burocratese difficile da decifrare. I moduli del consenso informato, in tutta fretta, vengono sottoposti alla firma prima di fare esami diagnostici o essere operati, anche agli ammalati che non sono in grado di sapere che cosa sottoscrivono. A questa pratica assurda sono sottoposti anche i moribondi, i malati che hanno pochi giorni di vita. Ma l’accanimento terapeutico non fa eccezioni. Prima di morire devi firmare. Così non va! E allora che fare? Anzitutto bisognerebbe cambiare la legge che impone il consenso informato, obbligando il medico a spiegare in dettaglio cosa c’è scritto nel modulo da firmare. Una nuova legge dovrebbe prevedere la possibilità che a firmare e a raccogliere le spiegazioni possa essere un familiare. Non si può far firmare un ammalato grave, che non è in grado di comprendere il contenuto dei documenti.
Roberto Fronzuti

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