Quando c’è la salute c’è tutto!
E ora non c’è! O per lo meno è seriamente minacciata.
Difficilmente i vecchi proverbi sbagliano ed oggi questa frase è tornata drammaticamente d’attualità.
Senza la sicurezza della salute il mondo si è squagliato come neve di primavera al sole d’aprile. Non eravamo pronti. Non eravamo attrezzati. Non eravamo preparati.
Le priorità a livello globale sono totalmente cambiate nel giro di pochi mesi. Niente di ciò che era importante, basilare e fondamentale fino al marzo del 2020 lo è allo stesso livello oggi. In neanche un anno le esigenze primarie si sono trasformate completamente mettendo al centro dei programmi proprio la salute. Si parla di mascherine, distanziamento sociale, potenziamento delle strutture sanitarie, vaccini, cure e tutti altri termini che mai avremmo pensato di pronunciare così tante volte e per così tanto tempo.
E regna l’incertezza totale sul futuro.
Il virus muta, varianti che non sappiamo se saranno debellate dai vaccini attualmente prodotti, contagi che si stabilizzano ma non tendono a diminuire come si sperava. Continuiamo a ripeterci che ne usciremo prima o poi. Ma ne siamo davvero certi? La storia insegna che le più catastrofiche pandemie che si sono abbattute sulla terra, si sono estinte (dopo aver decimato la popolazione) da sole. Ma era una terra diversa. Molto meno inquinata, molto meno intossicata e soprattutto molto meno popolosa.
Appena 100 anni fa, nel mondo, eravamo circa un miliardo e mezzo di persone, oggi siamo quasi in 8 miliardi. E continuando a questi ritmi ed essendo un dato di crescita esponenziale, non è difficile prevedere quanti saremo tra 20,30 o 50 anni. È evidente che la circolazione del virus sarà decisamente più difficile da fermare.
E sarà anche molto difficile perché la sensazione è che si stia affrontando una situazione completamente nuova con una mentalità vecchia che non si è ancora adattata a questo cambiamento epocale.
“Non puoi risolvere un problema con lo stesso tipo di pensiero che hai usato per crearlo”(A.E.)
E la mentalità nuova è più facile trovarla in cervelli più “nuovi”.
Sarà un caso che i Paesi che hanno meglio fronteggiato la pandemia sono quelli guidati da premier donne nate negli anni 80?
Finlandia e Nuova Zelanda dovrebbero essere, con tutte le attenuanti del caso, l’esempio da seguire.
Per risolvere problemi nuovi servono teste nuove!
Ed è proprio il momento giusto per un ricambio generazionale globale per dare al mondo nuove prospettive.
Personalmente sono stato illuminato da ragazzina di 13 anni che pochi giorni fa mi ha detto: se il virus ha un’incubazione di 15 giorni basterebbe chiudere tutto il mondo per 2 settimane; lasciare aperti solo gli ospedali e chiudere tutto il resto.
Io dalla retrologia dei miei quasi 50 anni le ho risposto: si ma almeno i supermercati, le farmacie e i tecnici per le riparazioni urgenti non possono chiudere! Come faresti se ti si rompe lo smartphone o se finisci la pasta?
Mi ha guardato come se fossi un idiota. E mi ha risposto:
sto parlando di appena 2 settimane!
Giacomo Vivarelli

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