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Innovazione digitale: il mercato sia aperto

L’intervista della vice Presidente UE Verstager su Voci dall’Europa, è un richiamo deciso ad una politica che segua il fluire del tempo e che perciò attui le riforme appena se ne presenta la necessità.

di Raffaello Morelli | 22 Febbraio 2021

Nel numero d’avvio di Voci dall’Europa, la nuova newsletter dell’Espresso, è riportato il contenuto di  una video intervista alla vice Presidente liberale della Commissione UE, Margrethe Vestager, che verte sulla materia di cui ha la delega, il digitale. E che svolge considerazioni quanto mai attuali, specie se rapportate alla situazione italiana.

La vice Presidente della Commissione inizia con l’affermare che c’è stata una rivoluzione tecnologica ma che la democrazia europea sembra non essersene accorta. E la questione è diventata urgente. L’UE era stata sollecita nel 2018 varando la legislazione sulla privacy che ha fatto da apripista ed è il punto di riferimento a livello internazionale. Ma non è stata altrettanto sollecita sui provvedimenti a tutela della democrazia dei cittadini di fronte all’espandersi delle grandi imprese digitali. La vice Presidente  ha ricordato che, in ogni caso, la Commissione al momento ha presentato due proposte in corso di esame in Parlamento per salvaguardare la fluidità dell’esprimersi nelle relazioni democratiche. La prima (Digital Service Act) consentirà di rimuovere i contenuti illegali online.  La seconda (Digital market act) punta ad evitare il realizzarsi del dominio assoluto di pochi operatori con lo sfruttare i dati dei loro clienti. 

Dunque, la vice Presidente Verstager ritiene che  l’attenzione primaria dell’istituzione UE debba cogliere quali sono i nodi che si vanno formando ogni giorno nei meccanismi della società (oggi quelli conseguenti alla innovazione digitale) e si impegni a scioglierli al fine di  mantenere ed anche di accrescere la libera iniziativa  dei cittadini (appunto attraverso il loro utilizzo). Questa è una tipica metodologia liberale che concepisce le istituzioni non sovrapposte alla realtà bensì funzionali ad agevolare che nella realtà le interrelazioni tra i cittadini siano il più libere possibile. E quindi, al giorno d’oggi, deve innanzitutto curare che lo spazio del mercato digitale sia aperto, mentre attualmente è ancora toppo chiuso alla possibilità che molti vi entrino, soprattutto  a causa dell’eccessiva attività di lobby che favorisce troppo le grandi impese a danno delle altre. Un indirizzo, questo, che la Verstager persegue da anni e che la portò, a febbraio di due anni fa , a bloccare, con grande scandalo dei salotti buoni, la fusione di due colossi  Siemens (tedesco) e Alstom (francese) che avrebbe prodotto, nel campo tecnologico della mobilità e dei servizi, in specie ferroviari,  prezzi più alti, minore gamma di scelte e minore innovazione, cioè un monopolio UE a danno della concorrenza.

L’intervista della vice Presidente Verstager su Voci dall’Europa, è un richiamo deciso ad una politica che segua il fluire del tempo e che perciò attui le riforme appena se ne presenta la necessità. Lo stesso concetto espresso dal Presidente Draghi nel suo discorso per la fiducia, quando ha citato le parole di Cavour, e cioè che le riforme tempestive rafforzano chi le fa.  E naturalmente  la Verstager  , per fare  nella UE una politica del genere, sottolinea anche la necessità che ogni stato a livello nazionale potenzi il proprio sistema educativo e colleghi tutte le università europee. Soprattutto perché la digitalizzazione lo rende più facile e perfino ora, in piena emergenza, esistono centinaia di migliaia di lavori disponibili per chi sa utilizzare il digitale. La Verstager auspica quindi che, nell’uso del Recovery Fund, l’Italia si concentri sul ridurre il divario digitale tra chi è connesso e chi no, dato che ciò mette in grado di svolgere un mestiere, per di più indipendentemente dall’età. Il settore pubblico dovrebbe essere il motore di questo progetto da utilizzare come spunto per il rilancio delle piccole e medie imprese   Ed anche su questo concetto esiste un robusto parallelismo di fondo con il  forte rilievo dato da Draghi  alla transizione digitale per riattivare  la capacità produttiva italiana.

Infine , la vice Presidente  Verstager  ha sottolineato un altro aspetto politico culturale tipico della cultura liberale, per natura attenta ai fatti. Ha affrontato il tema delle conseguenze della pandemia. E ha espresso concetti di rilievo. Innazitutto, l’aver appreso dal verificarsi della pandemia che si può essere produttivi anche lavorando da casa. E poi  l’aver capito che la nuova cultura lavorativa sarà ibrida (lavoro da remoto e lavoro in presenza per scambiarci conoscenze e impressioni). Inquadrandoli in una osservazione chiarificante: è un cambiamento per cui senza pandemia ci sarebbero voluti anni. 

Su questo punto,  tra la Verstager e Draghi è evidente un approccio diverso. Draghi, anche per il suo specifico ruolo, ha dato la precisa indicazione di un fermo impegno per contrastare il pericolo della pandemia. E questo  è un atto di realismo che soddisfa in pieno tutta la cultura  liberale.  La differenza sorge dal come Draghi ha inquadrato il rapporto con la pandemia. All’improvviso ha ripreso le parole del papa, “le tragedie naturali sono la risposta della terra al nostro maltrattamento……… Siamo stati noi a rovinare l’opera del Signore”.  Ora, è comprensibile  che la pensi così Draghi, il quale, pur fautore dell’impostazione economica del liberale Keynes, si è formato in un liceo dei gesuiti.  Quindi nessuno scandalo. Ciò non toglie che  la cultura liberale sia del tutto estranea (per l’esattezza contraria) all’intendere la pandemia in chiave religiosa. L’agire degli umani non rovina l’opera del Signore (che oltretutto non è statica). Attua quello che consiglia l’esercizio dello spirito critico individuale in base all’applicare il patrimonio di conoscenza acquisito dall’umanità  nel tempo. E le pandemie non nascono da questa attività (eccetto gli errori). Soprattutto, peraltro, la pandemia, nonostante le tragedie provocate, ha anche indotto negli umani dei riflessi di cui il realismo liberale non può che pendere atto con piacere. Perché sono atteggiamenti utili a restare sempre legati all’osservare i fatti concreti, a sperimentare e a non fissarsi sulla convinzione che tutto sia già scritto.

Raffaello Morelli

Pubblicato in : #Pensalibero24Tag: anni, commissione, considerazioni, cultura liberale, democrazia, discorso, draghi, emergenza, intervista, lavoro, mercato, natura, parlamento, provvedimenti, riforme, situazione italiana

Info Raffaello Morelli

Per lunghi anni esponente del Partito Liberale Italiano, del quale è stato Vicesegretario nazionale, è stato Consigliere Regionale per la Toscana. Tra i promotori del referendum sulla responsabilità civile dei magistrati e di quello per la riforma Democratica, nonché del referendum per la Riforma ELettorale del 1992. E’ stato vice Presidente del Comitato contro il referendum Renzi del 2016 e componente del Comitato per il SI alla Riduzione dei parlamentari nel 2021.

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