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L’Argentina sceglie Milei

Javier Milei stravince le elezioni legislative e rafforza la sua presa sul Paese nonostante scandali e tagli draconiani. Ma la sfida più difficile comincia ora: trasformare la vittoria elettorale in stabilità economica e credibilità internazionale.

di Alessia De Luca | 28 Ottobre 2025
Argentina’s President Javier Milei celebrates after the La Libertad Avanza party won the midterm election, which is seen as crucial for Milei’s administration after U.S. President Donald Trump warned that future support for Argentina would depend on Milei’s party performing well in the vote, in Buenos Aires, Argentina, October 26, 2025. REUTERS/Cristina Sille TPX IMAGES OF THE DAY

È una vittoria schiacciante, al di sopra delle aspettative, quella che Javier Milei e il suo partito La Libertad Avanza, hanno incassato alle elezioni legislative di metà mandato in Argentina. In quello che tutti gli osservatori avevano definito un referendum su Milei, a quasi due anni dalla sua ascesa al potere, il partito del presidente che si definisce anarco-capitalista ha staccato l’opposizione di quasi 10 punti, vincendo in 16 delle 24 province che compongono il paese, e ottenendo quasi il 41% dei voti a livello nazionale. “Se solo poteste vedere quanto è bella l’Argentina, che stanotte si è tinta di viola. Oggi il popolo ha deciso di lasciarsi alle spalle 100 anni di decadenza; oggi inizia la costruzione di una grande Argentina”, ha detto Milei nel suo discorso della vittoria, pronunciato davanti a una folla di sostenitori esultanti. “Questo risultato conferma il mandato che abbiamo assunto nel 2023. Il Paese ha deciso di cambiare irreversibilmente il destino della nazione”, ha continuato il presidente argentino che ha fatto del rifiuto del peronismo – e in particolare della versione kirchnerista portata avanti dall’ex presidente Cristina Fernández – un’efficace arma elettorale. “Gli argentini non vogliono tornare al modello del fallimento. Hanno detto basta al populismo, mai più populismo”, ha sottolineato il presidente. La Libertad Avanza ha vinto in tutti i cinque distretti più grandi del paese – Córdoba, Santa Fe, CABA e Mendoza – superando il partito peronista di Fuerza Patria e i suoi alleati, che hanno ottenuto poco più del 31% delle preferenze. La vittoria è stata particolarmente significativa nella provincia di Buenos Aires, dove hanno recuperato una sconfitta di 14 punti subita appena due mesi fa, il 7 settembre, vincendo con mezzo punto di scarto. In palio alle elezioni c’erano 127 dei 257 seggi della Camera bassa e un terzo del Senato, ovvero 24 dei suoi 72 seggi. Il partito di Milei si è assicurato 64 seggi alla Camera bassa e 12 al Senato, il che significa che avrà più di 100 seggi nella nuova Camera bassa, ma avrà bisogno del sostegno dei partiti centristi più piccoli per raggiungere la maggioranza necessaria a far avanzare l’agenda di governo. La situazione al Senato è sostanzialmente simile. Consapevole del fatto che avrà ancora bisogno di raggiungere difficili accordi parlamentari Milei ha affermato: “Abbiamo un’opportunità storica e irripetibile. Potremo sederci e discutere le basi per un’Argentina diversa”.

Una vittoria inaspettata?

Sebbene il risultato non sia sufficiente a garantire a Milei la maggioranza del Congresso, che resta ai peronisti, ha sorpreso gli analisti argentini, visti i recenti cali della popolarità del presidente e gli scandali di corruzione che hanno coinvolto esponenti di spicco del suo governo. Milei ha inaugurato la sua amministrazione quasi due anni fa tagliando decine di migliaia di posti di lavoro pubblici e congelando gli investimenti in infrastrutture, sanità, istruzione e persino nella fornitura di medicinali ai pensionati. È riuscito a ridurre l’inflazione da oltre il 200% nel 2023 a circa il 30% a settembre, realizzando il primo surplus fiscale del Paese in 14 anni, ma il potere d’acquisto è crollato: la maggior parte degli argentini afferma di avere difficoltà ad arrivare a fine mese. Sono andati persi più di 250mila posti di lavoro e circa 18mila aziende hanno chiuso. Anche la sua popolarità ha subito un duro colpo quando ha promosso una criptovaluta che poi è fallita; sua sorella eKarina Milei, membro più potente del gabinetto, è stata implicata in un presunto piano di corruzione; e uno dei principali candidati del suo partito si è ritirato dalle elezioni di domenica dopo aver ammesso di aver ricevuto 200mila dollari da un uomo d’affari accusato di traffico di droga negli Stati Uniti.

Quanto conta l’appoggio di Trump?

Per evitare la svalutazione del peso, il governo argentino ha bruciato le sue riserve in dollari, anche dopo aver ottenuto un prestito di 20 miliardi di dollari (di cui 14 miliardi sono già stati erogati) dal Fondo monetario internazionale, ed è stato costretto a rivolgersi a Donald Trump, che è intervenuto in suo soccorso. Non è un caso, perciò, che Trump si sia subito congratulato domenica sera, definendo quella del partito di Milei una “vittoria schiacciante”. Parlando dall’Asia, dove si trova per un viaggio a tappe, il presidente americano ha affermato che Milei ha ricevuto “molto aiuto” dagli Stati Uniti. “Stiamo continuando a supportare molti paesi del Sud America. Ci concentriamo molto sul Sud America”, ha precisato Trump. Questo mese gli Stati Uniti hanno annunciato uno swap valutario da 20 miliardi di dollari per sostenere la valuta argentina e promesso di raccogliere altri 20 miliardi di dollari da banche private e fondi sovrani. Trump aveva chiarito senza alcuna ambiguità che il suo sostegno era condizionato al successo elettorale di Milei, considerato dalla Casa Bianca un fedele alleato e un baluardo in America Latina, dove l’amministrazione Usa sta cercando di ridurre l’influenza cinese.

Fine del peronismo?

Non ci sono molti dubbi sul fatto che il risultato elettorale rafforzerà la posizione di Milei nel paese e lo aiuterà a portare avanti la sua radicale riforma dell’economia argentina, alle prese con un’inflazione galoppante e il perenne rischio di default a causa dell’eccessiva spesa pubblica. Le misure – parte di quella che Milei chiama ‘terapia d’urto’ – hanno restituito una certa credibilità alla terza economia dell’America Latina, ma circa una persona su tre vive ancora in povertà. Milei si è presentato alle elezioni con sondaggi che prevedevano per il suo partito una brutta sconfitta. Tuttavia, sebbene molti elettori fossero pronti a criticare il presidente, ha prevalso il desiderio di non cambiare rotta. L’opposizione peronista, che ha dominato la politica argentina per gran parte degli ultimi 80 anni, ha ottenuto risultati inferiori alle aspettative. Il partito, fondato da Juan ed Eva Perón negli anni ‘40 e a lungo associato allo stato sociale argentino, rimane una forza profondamente radicata, ma che non è riuscita a mobilitare gli elettori delusi: anche la classe media argentina ha votato contro i peronisti per evitare un crollo finanziario e disordini sociali. Per Milei si tratta di un successo importante anche in vista delle prossime elezioni presidenziali del 2027, quando il suo nome potrebbe tornare a figurare sulla scheda elettorale. Se anche tra due anni, come sembra essere il caso ora, una parte significativa degli elettori sarà disposta a dargli credito.

Il commento

Di Antonella Mori, Head Programma America Latina ISPI 

“Il risultato delle elezioni ha sorpreso molti, ma ci sono varie ragioni che possono aver portato a votare il partito di Milei, oltre al forte sentimento anti-peronista: dalla speranza di vedere i benefici della terapia shock di Milei dopo averne sopportato i costi, alla paura di piombare in una nuova crisi valutaria e debitoria senza l’aiuto americano. Anche se per il momento il rischio di una crisi finanziaria è stato evitato, è proprio su questo fronte che Milei dovrà affrontare le sfide più urgenti. Infatti, l’inflazione è diminuita ma rimane ancora intorno al 30% annuo, il peso argentino è molto forte e le riserve ufficiali (cioè di dollari americani) sono troppo scarse per onorare il servizio del debito estero”.

Alessia De Luca

Pubblicato in : Editoriale, EsteriTag: argentina, Cristina Fernandez, elezioni midterm, Kirchner, La libertad avanza, milei

Info Alessia De Luca

Journalist, Advisor for Online Publications, Responsabile ISPI Daily Focus
Relazioni Translatantiche. Alessia de Luca is a professional Journalist and an expert of US politics, in charge of the daily newsletter ISPI Daily Focus and of the Focus USA2024. She has served as Middle East and Northern Africa correspondent from 2005 to 2009. Previously at Skytg24, she also contributed for RAI and Radio Vaticana. Her works were published among others by La Stampa, Lifegate, Nigrizia, Avvenire and EastWest.

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