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L’apparenza inganna

Fa piacere sapere che la presidenza del Consiglio del governo italiano si sia preoccupata di inalberare i colori dell’Ucraina, nella ricorrenza dei quattro anni dell’invasione. Per lo meno a parole il governo è sempre stato accanto all’aggredito senza fraintendimenti. L’Italia avesse avuto un governo Conte, Fratoianni, ma anche uno Conte, Salvini, meglio non pensarci. Il governo Meloni, come il governo Draghi, del resto, ha appena inviato il nuovo pacchetto di aiuti militari a Kyiv. Finalmente se ne conoscono anche alcuni elementi. Lanciarazzi M-72 Law e missili Milan, mortai da 120 mm, obici M109L, mitragliatrici MG di fabbricazione tedesca. Sia chiaro, si tratta di tutti pezzi degli anni sessanta del secolo scorso, destinati comunque ad avere un impatto positivo per una guerra sporca come quella che si combatte nel Donbass.

di Riccardo Bruno | 26 Febbraio 2026

Fa piacere sapere che la presidenza del Consiglio del governo italiano si sia preoccupata di inalberare i colori dell’Ucraina, nella ricorrenza dei quattro anni dell’invasione. Per lo meno a parole il governo è sempre stato accanto all’aggredito senza fraintendimenti. L’Italia avesse avuto un governo Conte, Fratoianni, ma anche uno Conte, Salvini, meglio non pensarci.

Il governo Meloni, come il governo Draghi, del resto, ha appena inviato il nuovo pacchetto di aiuti militari a Kyiv. Finalmente se ne conoscono anche alcuni elementi. Lanciarazzi M-72 Law e missili Milan, mortai da 120 mm, obici M109L, mitragliatrici MG di fabbricazione tedesca. Sia chiaro, si tratta di tutti pezzi degli anni sessanta del secolo scorso, destinati comunque ad avere un impatto positivo per una guerra sporca come quella che si combatte nel Donbass. In più l’Italia dovrebbe aver mandato altre munizioni per il sistema samp t che è l’arma difensiva più moderna data dal nostro governo. Il problema semmai è che la politica del governo è sempre stata orientata alla sola difesa. Non siamo in guerra con la Russia, è il mantra recitato dal ministro degli Esteri e questo inevitabilmente ha limitato il raggio d’azione ucraino. Se l’Ucraina è ancora in piedi dopo quattro anni, lo deve principalmente al sostegno anglo americano, non a quello europeo che è troppo politicamente condizionato.

L’Italia ne è l’esempio più calzante, preoccupata com’è di non alzare l’asticella contro la Russia; di dover rilanciare le sue forze armate nel prossimo futuro; e costretta ad un confronto in Parlamento dove vi sono ambienti refrattari nella stessa maggioranza. Tanto è vero che l’Ucraina, grata del sostegno italiano, fa prima a comprarsele le armi. Ci sono 410 milioni di euro in contratti con aziende del nostro paese. Queste armi almeno sono sue e le usa come meglio crede.

Le analisi dell’intelligence militare italiana è stata apoditticamente convinta della vittoria russa. Quattro anni fa, le riviste della Difesa contenevano articoli elogiativi dell’azione a tenaglia di Putin. Non avrebbe dato scampo alla resistenza ucraina. Per non parlare di generali che ancora adesso spiegano che l’Ucraina è destinata a cadere. Queste sono le convinzioni degli ambienti militari che non si scuotono nemmeno davanti all’evidenza. La Russia ha fallito il colpo e deve sperare di ottenere il Donbass trattando con i nazisti di Kyiv. Difficile per il governo italiano muoversi con una certa determinazione. Il sostegno all’Ucraina è esattamente come la verniciatura di Palazzo Chigi, una facciata. Altrimenti non si manderebbero delle armi decotte, si elaborerebbe una strategia con la comunità europea per liberare tutta l’Ucraina dalla presenza russa. L’America non ha interesse al fatto che l’Ucraina sia russa o meno, l’America è dall’altra parte dell’Atlantico. L’Europa avrebbe invece dovuto farne una priorità esistenziale, dal momento che i russi fino a trent’anni fa erano a Berlino ed ancora sono a Kaliningrad, Koenisberg, Prussia.

Che il governo italiano e quello degli altri paesi dell’Ue, possa avere uno scatto di reni per poter portare l’Ucraina alla fine della guerra con un successo, oramai, passati quattro anni, si esclude. Tutto dipenderà degli americani e della loro capacità di fare pressioni su Mosca, togliendone uno a uno gli alleati, e sabotandone la tratta petrolifera. Senza contare che grazie agli americani e agi inglesi gli Ucraini oramai colpiscono il territorio russo in profondità tutti i giorni. La verità è che all’Europa questa reattività dell’Ucraina spaventa, si sarebbe preferita la resa e meno questioni da affrontare, perché in fondo cosa ci è mai importato a noi degli ucraini. Noi europei, dei nani politici e militari, siamo amici dei russi.

In questi giorni in cui stanno per arrivare le armi italiane a Kiev, si è aperta un’inchiesta a Brindisi per ventimila pezzi di ricambio di aerei da guerra trafugati, dal 2021 al 2023. Segue il caso la stessa procura militare. Il governo farebbe bene a prestare all’inchiesta molta attenzione. Non fosse mai che la cosa di cui ha più bisogno l’aviazione militare russa, arrivasse attraverso il saccheggio dei magazzini italiani.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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