
Prendo spunto da alcune osservazioni che ho letto recentemente a proposto dei medici stranieri che vengono a lavorare in Italia, invitati da Regioni e cooperative sanitarie. Siamo in molti, infatti, a chiederci se anche i professionisti stranieri che arrivano nel nostro Paese per esercitare l’attività di Medico Chirurgo debbano obbligatoriamente essere iscritti all’Ordine della Provincia di residenza come recitano le leggi dello Stato, cioè: la mancata iscrizione all’Albo configura il reato (ex articolo 348 codice penale) di esercizio abusivo della professione. Ci domandiamo se tali leggi siano applicabili unicamente ai sanitari italiani ed eventualmente, in casi di provata emergenza, quali eccezionali regolamenti vengano adottati nei confronti, ad esempio, delle cooperative sanitarie che sul territorio italiano si avvalgono di camici bianchi chiamati da mezzo mondo per supportare il Servizio Sanitario Nazionale. Sempre per capire ci chiediamo anche se in quei casi la legge Gelli–Bianco in vigore dall’aprile 2017, che rende obbligatoria la polizza RC per tutti i medici, sia estesa anche a loro perché in quanto sanitario iscritto ad un ordine professionale hai l’obbligo di stipulare un’assicurazione per i danni derivanti dall’esercizio dell’attività. In breve, se non sei titolare di un’assicurazione sarai colpevole di illecito deontologico sanzionato dall’ordine di appartenenza, fino alla radiazione dallo stesso. Ma voglio sperare che in questo caso siano direttamente le cooperative sanitarie a garantire per i professionisti…anche se la polizza annuale, nel caso dei medici chirurghi, è di molte decine di migliaia di euro. Ora rimane il dubbio di chi paghi in caso di contenzioso sanitario per imperizia accertata e passata in giudicato, ma questo probabilmente è un altro capitolo. Lo è?! In ultimo ricordiamo che tutti i professionisti sanitari devono rispettare gli obblighi di acquisizione dei crediti formativi: i medici italiani sono tenuti ad acquisire ECM annuali, altrimenti vengono sanzionati dall’Ordine. Inoltre, i professionisti che non raggiungono il numero di crediti previsti dalla legge dovranno rendere conto del mancato rispetto dell’obbligo formativo secondo quanto previsto dalla normativa vigente. Forse ci siamo posti troppe domande di fronte ad un’emergenza medica post-pandemica…anche se giustificate dall’abbandono dei camici bianchi dalla Sanità Pubblica. Detti camici bianchi, infatti, vanno a lavorare nella sanità privata la quale rivitalizza il loro entusiasmo e non li fa sentire discriminati rispetto ai colleghi stranieri a cui – solo apparentemente – tutto sembra sia reso più facile.
Angelo Santoro
(da “Avanti Online”)

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