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L’antipolitica al tempo dei Tecnici

di Alberto Lopez | 2 Luglio 2012

Ma perchè siamo caduti così in basso? Perchè, in realtà a ben guardare, la democrazia è sospesa da almeno un ventennio.

Dicono che con Monti si sia assistito alla sospensione della democrazia. Ed hanno ragione: anche se il presidente Napolitano si è mosso entro le prerogative costituzionali (e ci mancherebbe altro!) di fatto ha avuto luogo una nomina ed un’incoronazione degna di altri tempi. Perchè solo in Italia poteva accadere che il Governo in carica, incassata l’ennesima fiducia, si dimettesse di lì a poco e lasciasse mano libera al presidente della Repubblica. Fa poca differenza sapere che mai un Parlamento di cooptati avrebbe negata la fiducia al suo dominus. Del resto si sa che tutti i nodi vengono al pettine e, prima o poi, ci dovevamo attendere le nefaste conseguenze di una legge elettorale seconda solo (in peggio) alla legge Acerbo ( che, non fa mai male ricordarlo, spalancò le porte al fascismo). Nulla impediva formalmente al presidente del Consiglio di rimanere al suo posto, se non il buonsenso. Berlusconi, ormai, non era più ritenuto adatto a governare non solo dalla stampa inglese, ma da tutti quelli che contano nel mondo. Napolitano, così, per dare una parvenza di discontinuità che placasse in primo luogo (ma non solo) gli appetiti dei possessori dei cds sui titoli italiani, si è inventato il Governo, invece del fallimento, pilotato. Ma perchè siamo caduti così in basso? Perchè, in realtà a ben guardare, la democrazia è sospesa da almeno un ventennio. E se prima della caduta del Muro di Berlino, le circostanze internazionali giustificavano l’impossibilità di alternative di governo (pena l’adesione al blocco sovietico) da allora non vi sono più alibi. Invece, cosa è successo nel Belpaese? Che, come per sortilegio, gli sconfitti della Storia siano stati legittimati a governare (che lo abbiano fatto davvero, quando ne hanno avuto l’opportunità, è altra cosa) al posto di chi aveva avuto ragione. La corruzione è stata la miccia che ha giustifcato l’annientamento di una classe dirigente irresponsabile. Ma di qui a giustificare anche la fine dei partiti ce ne corre. E questo, caso unico in Occidente, non ha giustificazione che tenga. Perchè la democrazia rappresentativa necessita di strumenti che le diano corpo ed i partiti, malgrado tutto, restano quello principale. Nonostante ciò, a dare il via alle danze è stato il P.C.I. , constatato l’ovvio di non potersi più proporre come tale, dopo che non esisteva più neppure il P.C.U.S. , presentandosi sotto mentite spoglie. Ma il colpo mortale è stato inferto dal centrodestra con l’esclusione tout court del sostantivo partito da ogni denominazione. Si è avviata così la stagione del populismo civico, il cui principe è tuttora Berlusconi. Ma non sono mancati gli emuli: Bossi e Di Pietro, prima, Grillo oggi. Il risultato è stato che, più che avere gioiose macchine da guerra, abbiamo avuto armate Brancaleone incapaci di fare qualcosa, dato che nel calderone dei comitati elettorali ha trovato asilo tutto ed il suo contrario. Quando, infine, il resto del mondo si è stufato di pazientare su una realtà ferma in tutti i sensi da venti anni, con o senza euro, ed addirittura in via di regressione, allora, la situazione è drammaticamente precipitata. La risposta è stata a dir poco deludente. L’attuale classe dirigente, infatti, sembra orientata a ripetere gli stessi errori. Invece di recuperare la materia prima: la politica ed i partiti veri e propri, continua la corsa ad apparire nuova e moderna in una gara persa in partenza dato che su questo piano gli ultimi arrivati restano comunque più credibili. Le liste civiche, sorte ovunque, non possono che essere una risposta temporanea alla drammatica crisi di credibilità dei partiti, perchè possono al più selezionare qualche rappresentante, ma non possono supplire alla formazione di una nuova classe politica capace di affrontare la complessità dei problemi che i governi dell’Occidente si trovano difronte. Ma se i primi sono loro, i politici a livello nazionale, a non voler capire la gravità della situazione, pensando di recuperare facilmente credibilità e consenso affiancando alle proprie liste quelle civiche, allora, nell’attesa non ci resta che continuare a sollecitare con l’impegno civico, ultimo baluardo prima dell’astensionismo, risposte vere all’altezza del ruolo che rivestono e delle responsabilità che hanno.

 


Pubblicato in : Primo piano

Info Alberto Lopez

Laureato in Fisica è stato segretario provinciale fiorentino del PLI (2010-12). Socio del Circolo Culturale Piero Gobetti di Firenze fa parte del Comitato Fiorentino per il Risorgimento

Interazioni del lettore

Commenti

  1. luigi

    3 Luglio 2012 alle 15:58

    Carissimo Sergio hai perfettamente ragione.
    Il komunismo ha fatto, portando la sua demokrazia, un vero disastro a livello planetario.

    Oggi ne stiamo pagando le conseguenze. Cosi’, immobilizzati dagli eventi nefasti non sappiamo reagire a dovere.

    Non ci rimane nient’altro da fare se non la PREGHIERA..!

    Un cordiale saluto e auguri (qua fa coldo davvero sebbene ci sono solo 33°)

    xty

    Rispondi
  2. Sergio Centroni

    3 Luglio 2012 alle 13:16

    Innanzitutto una precisazione, il Fascismo è nato per l’inpotenza decisionale della sinistra. Il Re fu costretto a dare poteri al fascismo per le idee marxiste della sinistra.
    Marxismo significa potere al “proletariato”, ilproletariato è la classe che produce reddito, che da da mangiare a loro stessi ed a tutti.
    Il proletariato non può sussistere se qualcuno non crea lavoro e se il lavoro non rende.
    Democrazia significa ” comando al popolo”, senza distinzione di ricchi o poveri. E’ ovvio che chi possiede soldi e proprietà “comanda” più del poveraccio che vive del suo duro lavoro, non solo ma il lavoro non esiste se non ci sono persone superiori che sanno inventarlo.
    Nella fine anni ’60 sindacati incompetenti e politica disastrosa hanno regolato il lavoro a forza di scioperi, facendo aumentare gli stipendi ad ogni sciopero settoriale, senza curarsi del rendimento del lavoro, che ormai è al di sotto dello zero%.
    L’Europa è stata fondata sul “debito”, la nostra inetta politica ne gode poichè le tasse portate a valori demenziali, danno a loro potere di spreco e di furto senza limiti ma qualche altro stato, più virtuoso non ce lo permette !
    Il governo tecnico sa a malapena dove sono i soldi, esclusi i loro, ma non sarà mai in grado di proporre tagli equi e giusti.
    Che cosa direbbero della possibilità di fare l’inverso della crisi ? Come hanno fatto gli operai tedeschi che al sentore di una crisi si sono diminuiti gli stipendi del 10 percento ?
    Perfino il comunismo russo era più leale e giusto: Senza meritocrazie e senza richieste di rendimento, nessuno lavorave e … nessuno aveva da mangiare !!!

    Rispondi

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