
In una sala dell’hotel Mediterraneo, in lungarno del Tempio a Firenze, sabato pomeriggio, alle ore 15:30, si è svolto l’evento : 1917, l’anno dell’utopia – La Russia dalla massoneria ai soviet. L’interessante tema è stato organizzato dal Grande Oriente d’Italia – Palazzo Giustiniani e in particolare, dalla loggia fiorentina Altius 1261. L’impegnativo prologo, annunciava un filo conduttore, dalla democrazia ateniese fino ad un balzo temporale gigantesco del governo proto massonico di Cromwell, alla rivoluzione francese, alle brevi esperienze repubblicane dell’ottocento fino, appunto, arrivare all’esperienza massonica in Russia, conclusa col suo fallimento nel 1917, ma che ebbe ancora strascichi durante i primi anni trenta. Ormai da tempo in clandestinità, gli ultimi massoni rimasti che non espatriarono in Francia, negli Stati Uniti, o altrove, finirono quasi tutti nei Gulag sovietici come nelle isole dell’arcipelago di Solovki nel Mar Bianco, o presso il fiume Kolyma, in Siberia. Presentatore dall’evento, è stato il Maestro Venerabile della Loggia Altius 1261, Giuseppe Cardillo. Gli interventi dei professori ed esponenti della massoneria italiana del goi, sono stati tutti molto interessanti.Dall’analisi della situazione della massoneria italiana a cavallo tra la Grande Guerra, all’evoluzione di quella in Russia che trovò ben presto il suo declino. In Russia la massoneria non ha mai attecchito, perché non ha mai trovato un ambinte concettualmente democratico, né d’ispirazione occidentale. Caterina che, se non la introdusse, vi fece in principio parte all’epoca di Voltaire, ben presto tornò marcia in dietro e Diderot, lasciò nei suoi scritti segreti che la Russia intesa come società, non era mai maturata, anzi da acerba, era divenuta presto marcita. Paolo I, ne reintrodusse la tradizione, ma fu ucciso e sostituito col figlio Alessandro l. L’esperienza decabrista dopo l’influenza napoleonica si chiuse malissimo con le solite impiccagioni e deportazioni siberiane che poi ebbero quel gran successo da Dzerzinskij in poi con la nascita dei lager sovietici come campi di sterminio, imitati in seguito da quelli nazisti. Fatto sta, che durante la rivoluzione del Febbraio 1917, quella borghese, divenne nel mese di luglio, presidente del governo provvisorio in San Pietroburgo, il fratello Alexander Kerenskij; massone, formatosi nelle logge francesi che tradizionalmente sostenevano e formavano i massoni russi, concentrati i più, nelle logge Polyarnaya Zvezda ( stella polare) e Vozrojdenie (Rinascimento).Durante quel breve periodo che poi portò alla rivoluzione bolscevica d’ottobre, Kerenskij e i massoni russi ebbero l’occasione di avere una decisa influenza sulla Duma, ma il loro contrasto politico interno, non permise di superare le divergenze verso una visione liberale ed unitaria. L’epilogo drammatico della libertà e dell’emancipazione con la trasformazione dell’impero in Russia, s’infranse nelle illusioni sovietiche costruite da Parvus e ben interpretate da Lenin che cominciò un lungo periodo senza fine di persecuzioni e morte che sconvolsero l’intero paese da quegli anni del secolo scorso in poi. La pace di Berst litovsk, dopo la disfatta dell’Offensiva Kerenskij, aprì un breve periodo d’incertezza, e mentre appariva che la guerra potesse volgere in favore degli imperi centrali, quella civile russa si avvolse su se stessa come una torcia gigantesca.Le due grandi logge francesi raccolsero molti dei fratelli fuggiti, ma non tutti. Qualcuno rimase per continuare la lotta anche nelle file dell’esercito Bianco. Nella disamina approfondita della professoressa Pavan, appaiono anche le donne, nobili e poetesse di un mondo ancora da sbocciare come la Iusupova, o la Dashkova che non raggiunsero vette popolari come altre coeve, ma che ebbero almeno un lampo di luce in un disastro umano che i tempi preannunciavano. Riflettendo, dall’evento fiorentino, è possibile capire che dove non c’è libertà, dove non esiste la massomeria, o meglio: questa c’è dove la libertà è pienamente espressa. Questo è quello che traspare ed in conclusione, questo vale anche per oggi, dove la Russia tutto è fuor che un paese libero e democratico; giustappunto, anzi, occupante del suolo ucraino e non solo.
Enrico Martelloni

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