Il 6 novembre si è tenuta a Roma la marcia per l’amnistia intitolata a Papa Francesco e Marco Pannella. Il leader radicale, scomparso il 19 maggio 2016 all’età di 86 anni, aveva legato il suo nome a innumerevoli battaglie per i diritti civili. La manifestazione di quest’autunno, voluta dai radicali, ha avuto il merito di mantenere accesi i riflettori sulla questione tanto cara a Marco Pannella, fatta propria anche da Papa Francesco nelle sue omelie. Un provvedimento di amnistia (l’ultima risale al 1992) limitato ai piccoli reati che preveda uno sconto di pena di un anno ai detenuti che hanno alle spalle una lunga carcerazione, avrebbe il merito di liberare le scrivanie dei magistrati e di consentire loro di riprendere a lavorare con serenità. Il caso del cittadino calabrese, risultato innocente dopo 21 anni di prigione, indica una mancanza di serenità nello svolgimento delle indagini. E che dire del processo di Torino per stupro, cancellato dalla prescrizione dopo vent’anni. Le prigioni italiane rinchiudono circa 60 mila detenuti; un terzo sono stranieri arrestati per reati connessi alla droga. Ma non solo stranieri, in gran parte extracomunitari, ma anche migliaia di italiani sono ”ospiti dello Stato” per piccoli reati, che sono andati avanti per la tanto discussa obbligatorietà dell’azione penale (tradotto dal burocratese, anche se si tratta di cose da poco, il giudice penale deve comunque avviare un procedimento). Sono in molti gli addetti ai lavori che chiedono ai legislatori di cancellare l’obbligo dell’azione penale. L’opportunità di varare un provvedimento di amnistia è più che auspicabile, di fronte alla drammatica situazione in cui vivono i detenuti; recentemente, ben 20 mila hanno fatto lo sciopero della fame. Noi siamo dell’opinione che il condannato deve scontare la giusta pena, Si può anche essere contrari agli sconti di pena previsti dalla legge Gozzini. Ma la disumana condizione carceraria, non deve raddoppiarla o triplicarla. Anche nella “civilissima Milano” a San Vittore, ci vengono segnalate delle situazioni assolutamente gravi. Mentre in molti penitenziari mancano i tre metri di spazio, il minimo vitale previsto dalla legge. Marco Pannella definiva-quella dello Stato- flagranza criminogena. Una delle ragioni che viene addotta da molti per non farsi propositivi (ministro della Giustizia Orlando compreso) è che è quasi impossibile ottenere i voti dei due terzi del Parlamento. È difficile ma si potrebbe almeno provare.
Roberto Franzuti

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