Luca Summer
Con L’amico Fritz di Pietro Mascagni si conclude la stagione operistica 2021-22 del Maggio, prima che, verso la metà di aprile, inizi l’84° festival musicale del teatro fiorentino. La prima rappresentazione, presso l’Auditorium Zubin Mehta, sarà martedì 1 marzo (ore 20), mentre le repliche successive avranno luogo il 3 e il 9 marzo alle ore 20, il 6 alle 15:30 e il 12 alle 18. Sul podio, a dirigere Orchestra e Coro del Maggio, il maestro Riccardo Frizza, che negli ultimi tempi è stato spesso ospite del teatro fiorentino, mentre la regia è firmata da Rosetta Cucchi; molto interessante il cast dei cantanti, formato da Charles Castronovo, al suo debutto al Maggio, nei panni di Fritz Kobus, Salome Jicia (Suzel), Teresa Iervolino (Beppe lo zingaro), mentre il ruolo di Davide il rabbino è interpretato da Massimo Cavalletti. Con loro Dave Monaco, Francesco Samuele Venuti e Caterina Meldolesi. In questo nuovo allestimento scene e costumi sono curati da Gary McCann, le luci da Daniele Naldi.
L’opera, suddivisa in tre atti, verrà rappresentata senza intervalli, avendo una durata complessiva di circa un’ora e mezza, quindi piuttosto breve. Da rimarcare che per le stagioni del Maggio è stata rappresentata solo in due occasioni precedenti: la prima nel 1939 e la seconda nel ’41, appena due anni dopo, con lo stesso Mascagni sul podio e con la regia di Celeste Celestini. L’amico Fritz torna così a Firenze dopo ottantun’anni dall’ultima rappresentazione e dunque vale la pena non perdere l’occasione di assistere a questa edizione dell’opera mascagnana.
Andata in scena per la prima volta nel 1891, all’indomani del successo travolgente di Cavalleria rusticana, L’amico Fritz è una commedia sentimentale ambientata a fine ‘800 in Alsazia, nell’ambito di una comunità ebraica; protagonisti il ricco Fritz Kobus, scapolo irriducibile, e la giovane Suzel, figlia del fattore, che riuscirà a coinvolgerlo sentimentalmente. In realtà Rosetta Cucchi, che al teatro del Maggio aveva già curato la regia di Resurrezione di Franco Alfano, ha pensato di posporre la vicenda nella New York di circa quarant’anni fa, evocando atmosfere alla Woody Allen: “La storia che cerchiamo di raccontare è lieve, leggera, quasi alla Italo Calvino, possiamo dire: una leggerezza che però tutto vuol dire, fuorché superficialità. Abbiamo deciso di dare come sfondo alla vicenda le lontane Americhe, quasi come se fosse un lontano richiamo ai film di Woody Allen o al film di Norman Jewison Stregata dalla luna”.
Parlando della struttura musicale dell’opera di Mascagni, il maestro Frizza ha sottolineato di quanto sia stato rilevante il lavoro del musicista livornese, soprattutto in relazione al libretto stesso dell’opera: “Lavorando su un libretto ‘debole’ da un punto di vista drammaturgico si cimenta in tante novità musicali: ci sono moltissimi cambi di tempo, melodie che si ripetono spesso con accenti spostati. È davvero un’opera di sperimentazione, che porta con sé alcune melodie che poi verranno in futuro riprese da Giacomo Puccini nella Manon Lescaut e addirittura ne La Bohème”. Continuando nella sua analisi, Riccardo Frizza ha inoltre parlato del lavoro svolto con la regista: “Rosetta Cucchi è una musicista e questo fa sì che riesca a riconoscere tutte le sfumature dell’opera e a costruire un’esibizione molto piacevole basata sulla musica: la messa in scena è molto ben congegnata, con cambi di scena rapidi, e consente, in uno spazio contenuto, di mettere in relazione tutti i personaggi”.
Per ulteriori info e acquisto biglietti www.maggio fiorentino.com
Prezzi da 30 a 160 euro.
Luca Summer

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