Ci sono frasi talmente abusate che quando le senti non ti trasmettono niente. Fino a quando capita una circostanza o incontri una persona che improvvisamente sul significato di tale locuzione ti illuminano, restituendole un significato. A me capitò moltissimi anni fa quando conobbi personalmente Lelio Lagorio. Lui era stato appena eletto Presidente della Regione Toscana. Io, da poco, avevo cominciato a lavorare come giornalista alla sede RAI di Firenze e mi era stato affidato il compito di seguire l’attività della nuova Istituzione. Talmente nuova, che tutto era provvisorio: sede, uffici, personale. All’epoca radio e televisione significava soltanto RAI, che operava in regime di monopolio. Non esistevano ancora i TG regionali, ma soltanto due notiziari radiofonici giornalieri in ogni regione. In Toscana ad ognuno di questi due appuntamenti si collegavano qualcosa come 800 mila ascoltatori. Roba che oggi sarebbe un risultato eccezionale su scala nazionale! Figuriamoci, dunque, l’importanza di questo strumento per le nascenti Regioni che ancora non sapevano come si sarebbero organizzate e di cosa si sarebbero occupate, visto che lo Stato ancora non aveva proceduto al trasferimento delle funzioni e a delimitare le rispettive competenze.
E fu in questa circostanza che diventò per me concreta e non astratta l’espressione “signore di altri tempi”. Mai pressioni e nemmeno richieste per sollecitare attenzione. Io chiedevo appuntamento spinto esclusivamente dalle ragioni della cronaca. Lo andavo a trovare in un piccolo ufficio provvisorio, quando ancora era intento a cercare di capire come far funzionare una cosa nuovissima che non era stata affatto preparata, nonostante fosse scritta nella Costituzione da oltre venti anni. Mentre armeggiavo sul mio Nagra, il mitico registratore professionale che pesava qualcosa come sette chili e mezzo ed aveva pulsanti e comandi che sembrava di essere all’interno di una carlinga, Lelio sorrideva divertito. La sua simpatica ironia faceva il resto, tanto per mettermi a mio agio,visto che il mio rapporto con la tecnologia non era dei migliori. “Cariglino – così si rivolgeva a me perché ero giovane e non gigantesco, ed immagino anche perché c’è sempre stato un Cariglia più grande di me – quanto tempo mi dai per questa intervista: un minuto, cinquanta secondi?”. Immancabilmente, cinque o dieci secondi prima del tempo che gli “assegnavo”, il Presidente concludeva il ragionamento. Chiaro, elegante e capace di sintesi. Come la sua oratoria, che non aveva sbavature. Il discorso, rigoroso e consequenziale in tutti i suoi passaggi, ti teneva avvinto dall’inizio alla fine. Ed erano famosi, almeno tra noi giornalisti, quei piccolissimi fogliettini, forse pagine di microscopici taccuini, che Lagorio riempiva con una minutissima calligrafia a cerchi concentrici. Uno solo per ogni discorso, certo non per timore di perdere il filo, piuttosto per non correre il rischio di dimenticare qualcosa o qualcuno.
Da quei primissimi tempi, le occasioni di incontro sono state decine e decine così come svariati sono stati gli argomenti di conversazione. Fossero pubblici o privati, il piacere di ascoltare una persona colta, elegante, ironica era il medesimo. Queste doti erano interiori ed anche esteriori. Già te le aspettavi dall’ aspetto fisico di Lagorio che anche da questo punto di vista era uomo pieno di fascino.
Voglio anche aggiungere che, nonostante i suoi importantissimi incarichi, non se la tirava per niente. La sua curiosità lo ha portato fino all’ultimo ad interessarsi delle cose più disparate oltre, naturalmente, al suo grande amore che è rimasto fino all’ultimo la politica. La sua disponibilità era tale che non di rado volle intervenire su Pensalibero: anche segnalandomi errori che secondo lui avevamo commesso nell’esprimere determinati giudizi. E’ noto che Lagorio fu, nel PSI uno dei più importanti e moderni esponenti della parte autonomista e riformista. Come qualcuno probabilmente sa, salvo la breve parentesi dell’Unificazione socialista (1966-1969) io non ho militato nel PSI ma nel PSDI.
Oggi dico che riuscire a capire perché mai non abbiamo militato nello stesso partito ci permetterebbe di conoscere meglio la nostra storia. E ci darebbe utili indicazioni per il presente.
Nicola Cariglia

come sempre i bravi sono solo i compagni comunisti gli altri non contano mai anche quando si parlala di resistenza solo i compagni gli altri sono solo morti e basta , vorrei che questo signor Orsini cattocomunista rispettasse i socialisti che hanno contribuito a rendere questa nazione più moderna e libera