Lelio Lagorio che come ministro della Difesa nel governo Spadolini organizzò e diresse la spedizione militare in Libano nel 1982 esprime alcune preoccupazioni e riserve sulla missione di oggi. Lo fa in uno scritto per la rivista culturale “Il Governo delle Cose” diretta da Franco Cardini. “L’altra volta tutto è finito nel migliore dei modi ma oggi è diverso. I nostri soldati anche stavolta faranno bene ma i margini di rischio sono più alti. Andiamo a garantire una fragilissima tregua, le ostilità possono dunque riprendere in qualsiasi momento e i nostri non sono attrezzati per uno scontro. C’è dunque un fondo di ambiguità nella spedizione. Anche i moventi dell’intervento militare sono incerti: c’è chi si propone di dare una lezione a Israele e chi invece intende sconfiggere l’estremismo islamico. Se riprendono lo ostilità, a quale movente aderirà il governo? Fino ad oggi c’è solo “buonismo” ma il “buonismo” non basta quando si sta sulla linea del fuoco. Era meglio lasciar perdere l’ansia di essere i primi della classe, bastava mostrare bandiera in modo simbolico. Gran Bretagna e Germania si sono comportate così e non sono nazioni da poco”.
[Vignetta di Federico Cecchin gentilmente concessa dall’autore]

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