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Lagarde-Draghi, uno scambio di poltrone nel segno dell’Italia?

Lo scambio di poltrone tra Mario Draghi e Christine Lagarde eletta alla guida della banca europea, non rappresenterebbe solo una “polizza assicurativa” per l’Italia ma anche un buon viatico per un cambio di rotta nell’impostazione economica globale.

di Daniele Marchetti | 8 Luglio 2019

L’appoggio offerto dal Governo italiano alla nomina della prima donna Presidente della Commissione Europea (la tedesca Ursula Von Der Leyen) e della prima donna Presidente della Banca Centrale Europea (la francese Christine Lagarde) oltre a garantire all’Italia l’uscita dall’orbita della procedura di infrazione per deficit eccessivo e l’elezione di un proprio esponente (di provenienza leghista come ha annunciato il Premier Contei) a Commissario per la Concorrenza sembra aprire al Belpasse un altro importante spiraglio: la nomina a Presidente del Fondo Monetario Internazionale (FMI) di Mario Draghi.

Nomina che per l’Italia significherebbe mantenere un presidio (fino ad ora garantito dalla Presidenza italiana della BCE) nella cosiddetta Troika (Commissione europea, BCE e FMI) che tanta voce in capitolo ha avuto nella negoziazione e nel risanamento dei bilanci di Paesi europei importati come Grecia, Spagna e Portogallo ma mai, guarda caso e nonostante i continui e pressanti avvertimenti, dell’Italia.

Un presidio quindi vitale per il nostro Paese che non ammetterà errori in sede di scelta del nuovo capo del FMI.

Ma il possibile scambio di poltrone tra Mario Draghi e Christine Lagarde eletta alla guida della banca europea, non rappresenterebbe solo una “polizza assicurativa” per l’Italia ma anche un buon viatico per un cambio di rotta nell’impostazione economica globale.

L’autonomia professionale e la sensibilità sociale oltre a quella istituzionale più volte manifestate dall’inquilino uscente dell’Eurotower, elogiate persino dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, potrebbe ridare vigore e ruolo ad una istituzione importate ed “universale” come il Fondo Monetario Internazionale istituito (assieme alla Banca Mondiale) nel 1944 con la nobile finalità di “promuovere e facilitare l’espansione e la crescita equilibrata del commercio mondiale”.

Afflato -come direbbe Papa Francesco- ad un “progresso integrale” (sociale/umano/ambientale ed economico) che negli anni è divenuto rigido e freddo approccio ragionieristico ma che una personalità preparata ed accorta come Mario Draghi potrebbe recuperare e valorizzare in risposta alle crisi innescate da una poco governata globalizzazione e dai nuovi scenari geo-economico-politici.

Ma non basta.

L’iniziativa politica del Premier Giuseppe Conte nella partita delle nomine europee conferma anche un altro aspetto sempre più evidente e politicamente dirompente: il vigoroso legame Palazzo Chigi-Quirinale. Binomio rinsaldato dall’appello di Sergio Mattarella contro l’ingiustificata procedura d’infrazione.

Un appello insolito, ma assai significativo che  blinda la figura del Premier azzerando -in un amen- ogni velleità di voto anticipato.

Daniele Marchetti

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, banca centrale, banca centrale europea, banca europea, banca mondiale, bce, commissione, commissione europea, crisi, draghi, fmi, globalizzazione, governo, governo italiano, grecia, mario draghi, paesi europei, palazzo chigi, presidente della commissione europea, scambio, spagna, stati uniti

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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