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L’adesione dell’Ucraina all’Unione europea

L’ipotesi di un’adesione dell’Ucraina all’Unione europea, non è qualcosa che si possa prendere a cuor leggero. Oltre ad aspetti storici culturali complessi, c’è una guerra in corso. Nel momento in cui l’Ucraina fosse nell’Unione europea, l’Unione europea non sarebbe più terza nel conflitto come adesso. Ne sarebbe parte a tutti gli effetti, incluso quello di avere il suo stesso territorio illegalmente occupato dalla Russia, il Donbass e la Crimea.

di Riccardo Bruno | 11 Luglio 2026

L’ipotesi di un’adesione dell’Ucraina all’Unione europea, non è qualcosa che si possa prendere a cuor leggero. Oltre ad aspetti storici culturali complessi, c’è una guerra in corso. Nel momento in cui l’Ucraina fosse nell’Unione europea, l’Unione europea non sarebbe più terza nel conflitto come adesso. Ne sarebbe parte a tutti gli effetti, incluso quello di avere il suo stesso territorio illegalmente occupato dalla Russia, il Donbass e la Crimea.

Non si può escludere che il fallimento clamoroso delle forze russe in questi ultimi quattro anni provochi presto un contraccolpo tale, che l’Ucraina si ritrovi completamente libera. Questo aiuterebbe una decisione positiva per l’Unione, ancora molto lontana dal prendere. Purtroppo la Russia non è una minaccia inventata a misura dall’Occidente, come pure qualcuno crede. La Russia ha bisogno di espandersi ad ovest per non restare preda della morsa dei ghiacci. L’intera storia russa lo dimostra e non c’è modo di contenere la Russia se non attraverso le armi. La Russia non ha mai accettato una Polonia indipendente, figurarsi se può accettare l’Ucraina. Stalin provò persino a prendersi la Spagna, dove oggi tutti gli oligarchi di Putin, inclusi quelli morti ammazzati, posseggono una villa

Visto i rischi, l’Europa potrebbe volgersi da un’altra parte e dire agli ucraini, che sono affari loro? Ovviamente si, è quanto è stato fatto negli anni Venti e Trenta del secolo scorso, quando l’Ucraina venne annientata e saccheggiata dai russi. L’Etmano aveva chiesto aiuto alla Germania, la Germania perse la guerra, nessuno Stato europeo volle prendere di punta la giovane repubblica sovietica. A più di cento anni da allora, dai russi oramai fuggono tutti quelli che possono, inclusi gli ucraini. La brutalità e anche l’inutilità dell’aggressione subita da quella popolazione, ha scosso almeno una parte della sensibilità occidentale. Questa difende l’Ucraina e per farlo la vuole in Europa e nella Nato. Cosa che spaventa chi ritiene l’Europa e la Nato fin troppo estese come sono. Per cui ‘Ucraina se la riprendessero pure i russi, pur di non venire coinvolti oltre.

Indipendentemente dal giudizio di merito, questo contrasto di posizioni segnerà la vita politica europea dei prossimi anni, anche nel caso in cui la guerra finisse di colpo. Per questo Vannacci è tutto contento di pensarla come Conte. Essere entrambi convinti dei diritti della Russia sull’Ucraina, supera qualunque impegno programmatico e stabilisce un’affinità ideale che trascende la stessa democrazia. Perché se uno scopre di simpatizzare per un paese come la Russia è intimamente favorevole alla dittatura. Vannacci aveva trovato Alemanno che la pensava come lui, un altro con il passato postfascista. Saldarsi con Conte significa rompere l’accerchiamento progressista. Da notare che anche Salvini la pensa uguale. Solo che poi Salvini la fa diversa da come la pensa, per questo Vannacci ha lasciato la Lega. In Conte trova finalmente una certezza. Quello ha chiuso gli italiani in casa per far circolare i soldati russi. Altro che sostegno all’Ucraina.

Anche perché stare dalla parte dell’Ucraina è cosa sempre più difficile. Adesso il governo italiano deve scacciare due diplomatici russi per attività di spionaggio. Farebbe prima a chiudere proprio l’ambasciata. L’Ucraina nell’Unione europea, significa la guerra con la Russia. Il dubbio è che il governo ed il Pd, ancora non l’abbiamo capito. Altrimenti tratterebbero un’alleanza fra loro fin da questo momento.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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