Gli italiani, giustamente preoccupati dai problemi di casa loro, pongono scarsa attenzione al dramma che si sta consumando nel sud della Federazione americana a causa della perdita di petrolio da uno dei pozzi la cui piattaforma e’ stata distrutta nel mese scorso da una esplosione con la morte di 13 addetti.
Il pozzo appartiene alla British Petroleum. Durante le ultime settimane questa azienda ha inanellato una serie di informazioni parziali che sono state poi smentite da inchieste fatte addirittura da membri del Congresso a Capitol Hill.
Si afferma che ogni giorno sono 5mila barili l’equivalente di oil che viene disperso nel mare. Ma fonti parlamentari parlano di cifre asoolutamente piu’ consistenti.
Vine fuori adesso che anche le tonnellate di ‘disperdant’ che viene gettato sull’oceano per contribuire a disintegrare la molecola del petrolio hanno un alto potere inquinante.
Il punto della situazione, almeno per quanto riguarda l’Amministrazione Obama, e’ stato fatto da James Carville, il noto commentatore televisivo democratico ed autore della famosa frase nel corso della prima campagna presidenziale di Bill Clinton “It’s the economy, stupid!”. Che alludeva al fatto che per gli elettori americani quello che conta e’ l’economia e quanto hanno o non hanno nel portafoglio.
James Carvile ha accusato il Presidente Barack Obama di essere ‘lackadaisical’ un termine che sta tra lo svogliato, il timido e l’incerto.
Secondo Carville, che ha sempre sostenuto Obama, il Presidente sta rischiando molto con la BP che si dimostra sempre piu’ reticente per salvare i propri interessi. In effetti il disastro che si sta verificando in Louisiana, Mississippi, Texas e forse presto interessera’ anche la Florida a causa delle correnti, ha dimensioni gigantesche con un impatto negativo su milioni di abitanti di quegli stati. Non e’ difficile prevedere che Obama prendera’ misure molto decise sia contro la BP che per quanto riguarda l’autorizzazione a nuove trivellazioni che gia’ gli avevano coalizzato contro di lui le organizzazioni green e liberal che da anni conducono una lotta serrata contro il deturpamento petrolifero di parchi nazionali come quelli dell’Alaska.
Acqua al piombo
Nei giorni scorsi decine di migliaia di residenti a Washington DC sono stati invitati dai media a non consumare l’acqua cosiddetta potabile a causa di un eccesso di clorizzazione. L’acqua di Washington e’ imbevibile e pericolosa. I veterinari consigliano i padroni di cani e gatti di dare loro acqua minerale per evitare che possano morire per problemi ai reni. A chi scrive e’ successo con due gatti.
Nel 2004 una serie di articoli pubblicati dal Washington Post mise in allarme il milione di cittadini che abitano nel Distretto di Columbia e in alcune contee della North Virginia e Maryland. Il problema era alora la presenza di piombo nell’acqua erogata. Ma il clamore dei media, la preoccupazione dei parenti e della gente comune furono attenuati da un rapporto del Centers for Diseases Control and Preventation che stabili’ che la presenza di piombo riscontrata nelle analisi condotte su migliaia di bambini in zone della citta’ ancora servite da condutture in piombo era regolare. Il Washington Post pubblica ora in prima pagina un articolo da cui risulta che quel rapporto era ‘misleading’ e che la situazione e’ molto grave con bambini che hanno un tasso di piombo nel sangue almeno quattro volte superiore alla media normale. A dare una mano alle falsificazioni del CDCP si sono messe anche l’Agenzia federale per la salvaguardia dell’Ambiente e il dipartimento della Salute del governo della citta’. Ma il problema dell’acqua che beviamo dai rubinetti nelle nostre case non riguarda solo la Capitale degli Stati Uniti. Si tratta di un tema ricorrente nelle principali citta’ e metropoli della Federazione dove l’aggressivita’ di chi inquina e la scarsa se non comprata acquiescenza di quelli preposti ai controlli ha da sempre favorito questo andazzo certificato anche da famosi films di Hollywood. Conclusione: chi puo’ deve continuare a comprare decine di galloni di acqua minerale o purificata (che costa ormai quasi quanto quella di sorgente), mentre la Water and Sewer Authorithy, l’agenzia di Washington che distribuisce l’acqua, invia bollette con richieste crescenti di pagamento per un prodotto che non va bene nemmeno per lavare l’auto.
L’esempio americano – Europa immobile
Da Gianluca Zapponini di Roma riceviamo e volentieri pubblichiamo
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E’ meglio un mercato anarchico e in preda alle speculazioni, ma dove le decisioni sono collegiali, o un mercato ordinato e regolamentato, ma dove al primo accenno di colpo di testa crollano le borse e si scatena il polverone? Deve aver pensato questo, ieri, Angela Merkel. Su di lei infuria la tempesta per aver ordinato lo short – selling sugli hedge fund, gli odiati hedge fund, che fanno tanta paura anche ad Obama. La Merkel è stata coraggiosa. Ha fatto di testa sua in casa propria, al cospetto di un’Europa immobile e paralizzata dal terrore. E siccome le borse sono crollate si vuol dare a lei la colpa se ha voltato le spalle alla speculazione: no, così non va. Non è di certo un assoluzione verso il poco decisionismo dimostrato dai tedeschi nella crisi greca, ma di sicuro, è una scelta coraggiosa verso la fossilizzazione di Bruxelles. Non sono d’accordo, francamente, con Corriere della Sera e Sole 24 ore, che accusano la cancelliera di aver provocato la caduta della borsa e la perdita di 144 miliardi nella giornata di ieri. La borsa crolla perché è debole. Non ha regole. E se uno tenta di darsele in casa sua, ecco il putiferio. C’e’ un certo Barack Obama, che sta affrontando a spada tratta e a muso duro, il più grosso, complesso e importante sistema economico del mondo: Wall Street. Che guarda caso si è ammalato 3 anni fa di speculazione acuta, dando inizio al dissesto finanziario mondiale. Un presidente, è pur sempre un uomo, e anche solo. E a Washington sta dando lezioni di coraggio al mondo intero, con la crociata finanziaria. E allora, perché non è alla gogna come la Merkel? Non è forse troppo facile fare due pesi e due misure? Servono regole, ma appena uno ci prova, per di più contro la madre di tutti i cancri, la speculazione, ecco che scocca l’accetta mediatica. L’Europa avrebbe bisogno di guardare un po’ di più verso Ellis Island, per vedere che cosa significa veramente attacare un sistema marcio alle basi. Ci sta riuscendo, e lo sapremo a giorni, un 46 enne dell’Illinois. Mica un Solone d’Europa.
Gianluca Zapponini
Basta! mood
Le elezioni primarie che si sono tenute martedi’ 18 maggio in alcuni stati della Federazione americana sono state giudicate un chiaro segnale del corpo elettorale di insoddisfazione nei confronti del cosiddetto ‘establishment’.
Hanno perduto senatori e deputati che da anni calcavano le scene della politica di Washington, molto spesso criticandola ferocemente quando tornavano nel collegio per curare gli elettori.
Ed e’ singolare che questa sorta di protesta, che e’ scaturita all’interno sia del parito repubblicano che di quello democratico sia stata definita come: “Basta! Mood”.
Proprio cosi’: la lingua italiana una volta tanto non serve solo per definire cibo e bevande (vino, pizza, cappuccino, spaghetti, pasta,etc.) e opera lirica, ma viene utilizzata nel significato preciso di una sua espressione di uso corrente. Quel “basta!” che corrisponde all’inglese “Enough is enough!”.
Chissa’ se gli italiani che sono anglofoni a orecchio, vorranno adottare l’espressione americana per dire che anche nel Bel Paese “enough is enough!

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