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L’ACCORDO DI CARACAS

La marea di commenti ma, soprattutto, di prese di posizione su quanto avvenuto in Venezuela è, a dir poco, imbarazzante nella povera Italietta. Carta stampata, televisioni, radio, social e giornali on line stanno tracimando di personali prese di posizione supportate da valanghe di pregiudizi, approssimazioni e cori da tifosi da stadio. Il tutto sta generando un corto circuito “cerebrale” che non porterà a nulla ai milioni di utenti che, ognuno coi propri pregiudizi, troverà l’articolo che lo esalta e lo suffragherò con un like che, poi, è la vera guerra quella dei like.

di Raffaele Romano | 7 Gennaio 2026
La presidente ad interim del Venezuela Delcy Rodriguez

La marea di commenti ma, soprattutto, di prese di posizione su quanto avvenuto in Venezuela è, a dir poco, imbarazzante nella povera Italietta. Carta stampata, televisioni, radio, social e giornali on line stanno tracimando di personali prese di posizione supportate da valanghe di pregiudizi, approssimazioni e cori da tifosi da stadio.

Il tutto sta generando un corto circuito “cerebrale” che non porterà a nulla ai milioni di utenti che, ognuno coi propri pregiudizi, troverà l’articolo che lo esalta e lo suffragherò con un like che, poi, è la vera guerra quella dei like.

I titoli sono pressocchè simili uno Stato sovrano non si bombarda, sbagliato l’uso della forza, diritto internazionale cancellato, la legge del più forte, l’atto più grave di rottura dell’ordine giuridico dalla fine della guerra fredda, solo l’Onu può, invocazioni all’intervento della Corte Penale Internazionale, Petrolio e il suo controllo, senza dimenticare invocazioni ad un mondo governato da norme e non da imperi.

Sul versante opposto, più o meno pari ai contestatori, ci sono anche quelli che approvano e lodano Trump e tutto ciò che è stato fatto dagli Stati Uniti senza ombra di dubbio trasformando il tutto in un “tifo da stadio” senza senso e senza alcun costrutto.

Qualche considerazione, però, va fatta agli urlatori tutti nessuno escluso dal “Ratto delle Sabine alla Shoah” dalla distruzione di Cartagine “Cartago delenda est” alla “resa incondizionata del 3 settembre 1943” imposto ed accettato dall’Italia “è sempre stata usata la forza” contro ogni legge e ogni rispetto umano. Questa volta invece a Caracas, pare che nessuno dei due schieramenti di tifosi in campo ne voglia tenere conto o non ci arrivano per niente, è stato portato a compimento “un accordo” vero e proprio tra Washington e alcuni settori di Maduro altrimenti come sarebbe stato possibile fare tutto quanto quasi senza colpo ferire?

Per cui state in silenzio e cercate di ragionare.

La geopolitica è materia vasta ed impegnativa nella quale convergono conoscenze in molte materie come la storia, la geografia, le religioni, le intelligence, l’economia, la diplomazia, le convenzioni, la finanza, l’industria e tant’altro.

In tutto questo bailamme di voci pro o contro Maduro ed il Venezuela riemerge la tentazione, da parte degli italioti, di apparire per quello che non sono e non sono mai stati: “italiani brava gente”. E’ stata

sempre forte e permanente questa “favola” con l’ispirarsi a qualcosa che non c’è mai stato e volto a costruire il falso mito di “italiani brava gente”. Questo modo di apparire è un grande falso storico tratto dell’omonimo film di Giuseppe De Santis, cineasta iscritto al culturcomunismo di togliattiana memoria, che lo inventò narrandolo cinematograficamente.

Nel XX secolo l’italiano si è distinto, alla pari di tanti altri, in massacri e violenze con cui non ha mai voluto fare i conti con la “Storia” preferendo la più comoda “Narrazione favolistica”.

Tanto per citarne alcuni fra i tanti: il 16 febbraio 1943 le forze italiane di occupazione in Grecia radunarono e uccisero oltre 150 civili, seppellendoli in fosse comuni. La strage avvenne a Domenikon, un paese della Tessaglia che si trova a poco più di 400 km a nord di Atene e prima o subito dopo ci sarà stata sicuramente qualcosa di simile alla “Ciociara” greca questa volta a parti invertite. L’unica sfortuna per i greci è che non hanno avuto un Vittorio De Sica.

Purtroppo, non fu l’unico caso, infatti, ce ne furono altri 400 in centri rurali sparsi tant’è vero che nel dopoguerra vennero fatte ben 180 richieste di consegna di criminali italiani da parte greca a cui seguirono 140 dall’Albania, 750 dalla Jugoslavia e a migliaia quelli provenienti da Libia, Somalia, Etiopia, Eritrea e Libia.

Raffaele Romano

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Raffaele Romano

Raffaele Romano è laureato ed è iscritto all’Albo dei Giornalisti del Lazio.
Ha fatto studi storici e filosofici.
Da giornalista si occupa di Storia Contemporanea quindi, per inerzia, si deve occupare di geopolitica e di economia e finanza avvalendosi di 15 anni di esperienze in banca.
Non disdegna, ogni tanto, di scrivere articoli sul “Cinema ed il Teatro”.
Ovviamente tifa per il Napoli da sempre.
Ha collaborato con molte testate a partire dal glorioso “Avanti” dove ha imparato il mestiere.
Attualmente collabora con alcune testate on line e, dal 2016, svolge l’attività di volontario per il Messico della Onlus N.P.H. USA (Nuestros Pequenos Hermanos).
Più altre cose.
L’autunno scorso ha pubblicato “Andreotti, Craxi e Moro visti dalla CIA” con documentazione desecretata presso la Centrale di Intelligence statunitense e dal Dipartimento di Stato.
A fine settembre uscirà il sequel che si occupa del movimento sindacale italiano dagli anni ’30 agli ’80 del XX secolo.

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