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La voragine nella quale è finita Roma

Mi chiedo ma nei depositi non ci sono telecamere di controllo e vigilanza? Salito a bordo c’era un lerciume abbastanza diffuso e i vetri, oltre ad essere stati verniciati dagli “artisti”, erano afflitti da una sporcizia a dir poco storica. Anche qui nel bilancio della società ferroviaria per caso ci sono fondi per ditte che sono addette alle pulizie delle carrozze? Sono riuscito a sedermi ma dalla fermata successiva c’è stato un vero e proprio assalto a “Forte Apache” per cui il treno era stracolmo di gente. Fra di loro c’erano molti studenti e studentesse, molte persone di origine asiatica che andavano a lavorare ed un discreto numero di lavoratori romani.

di Raffaele Romano | 27 Ottobre 2023

Questo articolo nasce dal fatto che l’altra mattina mi sono dovuto recare, di buonora, in centro a Roma. Per farlo ho lasciato la mia vettura al parcheggio della stazione di Montebello a nord di Roma. Molto funzionale per la verità perché consente di lasciare la macchina ed utilizzare il treno facente funzione di metropolitana fino al piazzale Flaminio, in pieno centro storico della capitale. Era molto tempo che non utilizzavo questa opportunità ma è stato come scendere agli inferi ed osservare non il declino ma la voragine nella quale è finita Roma. Trascurando i soliti drammatici problemi irrisolti della spazzatura e delle strade piene di buche mi sono calato in quello dei trasporti ed ho usufruito dei servizi della “ferrovia Roma Nord” così è chiamata. Una breve storia ci fa scoprire che essa fu inaugurata nel lontano 1932 per collegare la città di Viterbo a Roma per complessivi 102 km ed è suddivisa in due tratte: la tratta urbana, quella da me utilizzata con 15 stazioni, è di 12 km e svolge il servizio di metropolitana. Il parcheggio è un’ottima idea ed è funzionale tranne che la pavimentazione è tutta sconnessa per cui, al passaggio della propria vettura, si sente il rumoreggiare delle mattonelle che non sono più incollate alla strada. Inoltre ho evitato di parcheggiare lungo i muraglioni che separano i tre piani del parcheggio in quanto dalle pareti sono venute giù almeno il 50% delle maioliche che coprivano il muro e, per evitare danni alla mia auto, ho parcheggiato lontano da esse. Sceso in stazione ho trovato un convoglio, come si può vedere dalla foto, completamente verniciato da sedicenti artisti che, di notte, entrano nei depositi e si sbizzarriscono coi loro verniciatori spray, uno spettacolo orripilante.

Mi chiedo ma nei depositi non ci sono telecamere di controllo e vigilanza? Salito a bordo c’era un lerciume abbastanza diffuso e i vetri, oltre ad essere stati verniciati dagli “artisti”, erano afflitti da una sporcizia a dir poco storica. Anche qui nel bilancio della società ferroviaria per caso ci sono fondi per ditte che sono addette alle pulizie delle carrozze? Sono riuscito a sedermi ma dalla fermata successiva c’è stato un vero e proprio assalto a “Forte Apache” per cui il treno era stracolmo di gente. Fra di loro c’erano molti studenti e studentesse, molte persone di origine asiatica che andavano a lavorare ed un discreto numero di lavoratori romani. Una cosa accomunava il 90% della mandria di “deportati” sia quelli seduti che quelli in piedi sballottolati dai sussulti, dalle frenate e dalle ripartenze: tutti avevano gli occhi incollati al cellulare. Quattro ragazzi seduti dietro di me facevano una guerra atomica con un video gioco con commenti ad alta voce, altri sentivano musica con le cuffiette e cliccavano in continuazione, altri invece cliccavano in modo continuo ed ossessivo. Tutti insieme hanno smesso allorchè siamo arrivati a piazzale Flaminio. Sceso dal treno mi sono avviato all’uscita e invece della piazza vi ho trovato una “Casbah” nella quale la fortezza era rappresentata da molte bancarelle dove vendevano cianfrusaglie di vario genere, ma quella presa quasi letteralmente d’assalto da molte signore era una molto grande che vendeva abbigliamento femminile usato a partire da € 2,90. Il tutto condito da grida e richiami in un romanesco abborracciato di un magrebino a cui le donne rivolgevano richieste varie. Una foto precisa della situazione economica in cui versa il paese.
Attraverso per fortuna illeso le mischie fra le varie bancarelle e mi accingo ad usare le strisce pedonali del Viale del Muro Torto per arrivare a piazza del Popolo. Ebbene non ci crederete c’è un semaforo affollatissimo che dà il verde ai pedoni dopo diversi
minuti visto l’intenso traffico veicolare, ma quello che attende i poveri pedoni è lo
scorrere dei pochi secondi che concede ai bipedi che devono attraversare. È una vera e propria corsa e come facciano gli anziani e i portatori di handicap a passare in quella manciata di secondi resta un mistero. Attraversato in tempo ed illeso le strisce entro in piazza del Popolo e decido di fare colazione ad un famoso bar del posto ed ordino un caffè ed un cornetto integrale. Risposta: “sono finiti gli integrali”, al che replico: “ma non sono nemmeno le 8 e già sono finiti?”, a tale domanda non ottengo nessuna risposta. Mi incammino per via del Babbuino e posso sbirciare alcune belle vetrine di negozi ancora tutti chiusi finchè arrivo a piazza di Spagna che, nonostante sia presto, è già assalita dalla moltitudine di turisti che praticano in modo convulsivo il Duck face ovvero il modo di usare un’espressione facciale con le labbra unite. A quel punto mi sono sentito come il marziano di Italo Calvino. A quell’ora erano già aperti i caldarrostai gestiti da decenni da un’unica società che, in regime di un particolare monopolio, vendono le castagne al modico prezzo di 90 centesimi l’una.
Mi faccio largo tra la folla di turisti fotografi di sé stessi sulle scalinate di Trinità dei Monti e quando arrivo alla fine evitando sporcizie varie sulla destra attaccata ad una parete scorgo una scritta che potete vedere in foto che, con data 1664 emetteva una grida con la quale si intimava di non buttare immondizie pena 20 scudi di multa. Non so se sia stata fatta propria dal Comune di Roma in quanto non c’era nessuno che controllasse. Scorrendo il tablet ho scoperto che le pessime condizioni della metro che mi aveva condotto in centro scopro che le era valso il secondo posto del satirico Trofeo Caronte di Legambiente nel 2015 come peggiore mezzo di trasporto pubblico in Italia, preceduta solo dalla Ferrovia Roma-Lido.
In queste condizioni è ridotta Roma in quanto da un trentennio buono nessun governo della città è stato in grado di gestire la normale e civile amministrazione della capitale.

Raffaele Romano

Pubblicato in : EditorialeTag: amministrazione, anziani, cellulare, danni, governo, italia, monti, persone, regime, roma, situazione economica, spagna, studenti, trasporti, treno

Info Raffaele Romano

Raffaele Romano è laureato ed è iscritto all’Albo dei Giornalisti del Lazio.
Ha fatto studi storici e filosofici.
Da giornalista si occupa di Storia Contemporanea quindi, per inerzia, si deve occupare di geopolitica e di economia e finanza avvalendosi di 15 anni di esperienze in banca.
Non disdegna, ogni tanto, di scrivere articoli sul “Cinema ed il Teatro”.
Ovviamente tifa per il Napoli da sempre.
Ha collaborato con molte testate a partire dal glorioso “Avanti” dove ha imparato il mestiere.
Attualmente collabora con alcune testate on line e, dal 2016, svolge l’attività di volontario per il Messico della Onlus N.P.H. USA (Nuestros Pequenos Hermanos).
Più altre cose.
L’autunno scorso ha pubblicato “Andreotti, Craxi e Moro visti dalla CIA” con documentazione desecretata presso la Centrale di Intelligence statunitense e dal Dipartimento di Stato.
A fine settembre uscirà il sequel che si occupa del movimento sindacale italiano dagli anni ’30 agli ’80 del XX secolo.

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