Venerdì 21 Ottobre sulla cronaca cittadina de “Il Giornale” è stata pubblicata un’intervista alla Presidente di una nota azienda che da oltre 40 anni opera a Firenze nel settore dei Congressi. Dall’intervista si desume che Firenze ha perso terreno in questi ultimi anni proprio in quello che risulta essere un settore strategico per Firenze, cioè il turismo congressuale, un settore la cui spesa, da parte dei congressisti, è 5 volte la spesa media del settore turistico.
E’ ovvio che Firenze, quando non si sperperavano i bilanci, offriva le opportunità ideali per i congressisti
e per gli accompagnatori: mentre i primi lavoravano, i secondi visitavano gallerie, mostre e facevano shopping.
La ragione del calo dei congressi – la Presidente Cristina Dalla Villa indica in circa 120 i congressi che si svolgevano
quindici anni fa rispetto ai 21, 22 di quest’anno – non dipende dai tagli del Governo, di questi tempi spesso
indicati a sproposito, ma da una cattiva gestione di chi è responsabile nel settore.
In anni un po’ lontani si facevano i gemellaggi tra le città turistiche, per esempio tra Firenze e Zagabria, che non
servivano a far viaggiare gli amministratori, molto meno provinciali di quelli attuali, ma a servivano a creare vere
e proprie sinergie: terminato un congresso a Firenze, si invitavano gli ospiti, per il successivo meeting, a prendere
contatti con Zagabria e viceversa: nella città croata venivano si invitavano i congressisti ad organizzare il congresso successivo a Firenze. Piccolo esempio di un’arte scomparsa: quella di darsi da fare. Si usava anche, per fare un altro piccolo esempio, girare il mondo (bastavano due persone) in città turistiche per contattare i congressisti al termine del loro lavoro e per invitarne un ristretto numero a Firenze offrendo loro l’ospitalità “gratuita” nella nostra città, per mostrare loro strutture, itinerari culturali di nicchia e altre opportunità. Quale migliore biglietto da visita
quello di far provare gratis il nostro modo di ospitare i futuri potenzialità clienti.
L’ospitalità gratuita non gravava nemmeno una lira sul Bilancio dell’ allora ’Ente Palazzo dei Congressi perché
Si sollecitava la collaborazione ( gli amministratori di allora dovevano penare, per la verità) degli albergatori,
peraltro i veri fruitori dei congressi.
Insomma, come diceva Giovanni Paolo II “ volemose bene e damose da fa’.
Gli amministratori di Firenze Fiere, invece, aspettano l’arrivo dei clienti italiani e stranieri e si comportano
come fossero novelli Ricucci: si buttano sul mattone – vedi l’acquisto dell’immobile in Via Perfetto Ricasoli- e i risultati, a parte l’ordine di grandezza, sono simili a quelli del suddetto signore romano: il deficit di Firenze Fiere è salito
in tre anni da 500 mila euro a 5-6 milioni di euro attuali. Non sarebbe stato meglio investire oculatamente nella promozione, nel marketing, nelle ricerche di mercato?
Sergio Giannini
“Se uno è ridicolo nel suo mestiere, in che cosa sarà elegante?
Jean Giono “Le Hussard sur le toit”

Lascia un commento