Il popolo catalano, è vero, si è sempre voluto distinguere dal resto di Spagna. Perché oggi chiede il sostegno dell’ Europa? Lo chiede, o è vittimismo, o un modo per evitare chiarezza? In un video, una ragazza ne invoca l’aiuto. La somiglianza con uno simile, dei giovani eroi ucraini diffuso da Maidan a Kiev nell’autunno 2014, è stata osservata da diverse parti giornalistiche. La vicenda catalana non assomiglia in nulla alla rivolta ucraina. In un contesto del genere, se esistesse davvero una sensibilità europeista, perché non chiedere allora, la federazione popolare degli Stati dell’ Unione Europea, scavalcando le sovranità nazionali? I catalani, dovrebbero farlo, ma forse questo non è il loro obbiettivo. Sarebbe, invece, la soluzione ai mali d’Europa. Si porrebbero le basi ormai necessarie, che l’evoluzione tecnologica pone in un contesto mondiale, per proiettare l’umanità verso più ampi spazi di democrazia. Preoccupa, invece, la tendenza alla disgregazione, che danneggia la nostra identità europea. Tali condizioni per il futuro prossimo venturo, pongono in serio rischio quelle libertà conquistate fino ad oggi. Rimesse in discussione dagli attentati, dall’immigrazione clandestina, e dalle ingerenze russe assai pericolose, i principi separatisti porteranno a giorni bui. Il dividi et impera metterà tutti in difficoltà; e di questo la Russia e i suoi alleati, sono pronti per approfittarne. La tendenza alla disgregazione resta il nostro tallone d’Achille sul quale poggiano azioni e circostanze niente affatto casuali. Per questo l’eco indipendentista, dai tempi del referendum scozzese di alcuni anni fa, si propaga in tutta Europa, anche a zone come in Italia, che non hanno motivo se non folcloristico di esistere. Alcune regioni europee, come la Catalogna o l’Irlanda del Nord, i Paesi Baschi, hanno, o avevano un tempo questo desiderio e forse ancora cova qualcosa sotto la cenere. Oggi si presenta l’occasione contraria, quella di unire un’Europa federale dei popoli, che sovrana accoglierebbe tutti noi. Cioè la nostra civiltà, preziosa e radicata dopo secoli e guerre su questo continente. Oggi l’Europa civile arriva fino ai confini russi ad est e si affaccia sul Mediterraneo, a sud. Compito, o impegno è quello di consolidare la pace e l’emancipazione. Senza un’Europa unita, sarebbe difficile immaginare un futuro. Gli elementi disgreganti non devono imporsi. Esistono oggi più affinità tra europei che già solo quaranta anni fa. In un contesto di sovranità europea, la garanzia per tutti del rispetto politico sarebbe l’arco di volta giusto per di ciascuno. Si tratta di cedere una parte della sovranità nazionale, quindi rivalutando quelle locali, dove possono ancora esistere delle resistenze e rivendicazioni che cadrebbero nella loro accezione principale. Si potrà obbiettare che l’Europa non trova la sua identità in un una lingua comune, ma solo in una fastidiosa moneta che ha parametri sicuramente da rivedere. E’ vero, però nel caso dell’Europa, anche il contrario, fermo restando che altre variabili entrano in gioco. Un esempio di federazione di regioni di differente influsso linguistico è la Svizzera dove tra i suoi cantoni, vengono parlate ben tre lingue differenti. Ci sono già in fine le condizioni, spinte anche da spasmi separatisti per trovare, invece, l’unione politica d’Europa che ha di sicuro in comune la Storia e tutti gli uomini che contribuirono e contribuiscono con il loro genio a formarne conoscenza e civiltà.
Enrico Martelloni

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