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La vittoria perduta

I manuali militari dei prossimi anni descriveranno la guerra in Ucraina come la più grande disfatta bellica della storia da parte di una presunta superpotenza che non è riuscita a piegare una regione priva di qualsiasi tradizione militare autonoma, per di più nel suo cortile di casa. Se l’Unione sovietica avesse fallito il colpo in Ungheria e poi in Cecoslovacchia, e l’Armata rossa avesse dovuto fuggire tutte e due le volte, con le pive nel sacco, sarebbe stato meno traumatico del disastro russo che continua in Ucraina. Senza considerare che sia le truppe zariste, che quelle bolsceviche hanno passeggiato in Ucraina in lungo ed in largo. Trotskij attraversò il Dnepr e occupò Kyiv nel tempo di cinque minuti, senza bisogno di sparare un colpo. Le bande nazionaliste cosacche fuggirono dalla città e nessuno le rivide mai più.

di Riccardo Bruno | 24 Febbraio 2026

I manuali militari dei prossimi anni descriveranno la guerra in Ucraina come la più grande disfatta bellica della storia da parte di una presunta superpotenza che non è riuscita a piegare una regione priva di qualsiasi tradizione militare autonoma, per di più nel suo cortile di casa. Se l’Unione sovietica avesse fallito il colpo in Ungheria e poi in Cecoslovacchia, e l’Armata rossa avesse dovuto fuggire tutte e due le volte, con le pive nel sacco, sarebbe stato meno traumatico del disastro russo che continua in Ucraina. Senza considerare che sia le truppe zariste, che quelle bolsceviche hanno passeggiato in Ucraina in lungo ed in largo. Trotskij attraversò il Dnepr e occupò Kyiv nel tempo di cinque minuti, senza bisogno di sparare un colpo. Le bande nazionaliste cosacche fuggirono dalla città e nessuno le rivide mai più. Lo scrive l’ucraino Bulgakov nel suo romanzo autobiografico, La guardia bianca. In ben quattro anni di guerra, la Russia ha perso, tra morti e feriti, più di un milione di uomini, i suoi danni in armamenti non sono quantificabili, la parata militare a Mosca non ha più carri armati da esibire, il tonnellaggio di battelli affondati è tale, che il mar Nero non è più navigabile. Soprattutto la Russia continua a subire colpi all’interno del suo territorio. Depositi, raffinerie, basi aeree, dalla Crimea alla Siberia, sono diventate dei bersagli.

Per riuscire a sostenere un’offensiva di qualche tipo, la Russia ha dissipato risorse economiche che saranno fatali per le sue finanze nel prossimo ventennio, e ha richiesto il sostegno di Cina, Iran e nord Corea, in uomini, mezzi e tecnologia, esponendosi oltre ogni ragionevole logica nei confronti di paesi terzi. Non sarà mai in grado di rimborsarli. La Corea del nord si è già defilata. Nonostante l’Ucraina si ritrovi con più del sessanta per cento delle centrali elettriche distrutte e le sue città vengano martellate da centinaia di colpi ogni notte, è la Russia che ha interesse a chiudere la guerra, perché non può più sostenere un simile sforzo senza risultati fino al 2027. Il dramma della Russia è che non sa come chiuderla la guerra. Doveva arrivare a Kyiv nell’arco di una giornata e non è riuscita a prendere Pokrovsk, che nessuno al mondo sapeva dove fosse, in quattro anni.

Questo disastro strategico militare è nulla davanti a quello politico. A parte che non si capisce come Putin possa riconoscere un qualche accordo con un governo che considerato nazista, doveva essere semplicemente abbattuto. Lui è entrato in Ucraina per porre fine all’indipendenza di quello Stato e si è ritrovato fuori dalla Siria, sta perdendo l’Africa, è caduto il suo alleato in Venezuela e ora ha l’Iran sotto scacco. Da notare che la flotta americana radunata tra il golfo persico e l’oceano indiano è superiore alle bisogna di un semplice attacco all’Iran.

Compromesso completamente il contesto internazionale, come potrebbe Putin riprendere i rapporti con l’Occidente e come spiegherebbe tutta questa follia inutile al suo popolo? Non ha nemmeno occupato Odessa. Il lato debole della mediazione di pace statunitense è questo. Putin anche se gli si regalasse tutto il Donbass, che ancora non è riuscito a conquistare, come se il generale Houston non avesse preso il Texas, come farebbe a presentarsi al mondo per lo sconfitto che è? Come farebbe Putin a dire ai bonzi del Cremlino ho fallito, vi ho portato alla vergogna e al ridicolo? Davanti a Xi, che lo sostiene eternamente, dovrebbe strisciare

Prima della pace in Ucraina vedremo l’attacco americano in Iran. Un modo per far pesare ulteriormente su Mosca l’eliminazione dei suoi principali alleati, uno a uno. Sempre che Putin non venga eleminato dai suoi stessi generali. Prigozhin fu il primo a rendersi conto di essere stato mandato al massacro e da allora ancora non ci si è fermati. L’unica possibilità autentica per la Russia di negoziare una pace vera in modo che l’Ucraina ottenga le necessarie garanzie di sicurezza, è il cadavere di Putin come tavolo dei colloqui.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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