Tutta questa narrazione sarà visionata e contestata alla fine della guerra. Da ICC, International Criminal Court , ovvero Corte penale internazionale dell”Aia,in seguito al trattato di Roma del 17 luglio 1998, entrata in funzione 1* luglio 2002 per i processi relativi ai crimini di guerra commessi da tale data.
Esiste, ora, come è chiaro e sotto gli occhi di tutti, una guerra in atto. Aggressiva e cruenta.
Non si tratta di stabilire chi è simpatico o antipatico, chi è buono e cattivo. Questo lo stabiliranno i tribunali terrestri e, per chi crede, celesti.
Considerare Zelensky il cavaliere senza macchia e senza paura non dà alcuna soddisfazione e soprattutto non risolve il problema. Così come considerare lo Zar di Russia un perfido sanguinario senza alcuna attenuante.
Quello che ci tocca considerare è l’aggredito e l’aggressore. Il premier Ucraino non è un santo, ormai lo sappiamo. Il suo passato ha diversi scheletri.
Così come non si possono considerare nazisti o neonazisti tutti gli Ukraini , il popolo, solo perché fra i combattenti ci sono membri del battaglione Azov. Oltre a tanti foreign figther per i quali la guerra è un mestiere. Ripugnante.
Almeno così ci viene raccontato dal mainstream. D’altronde i piagnistei più o meno irruenti dei contendenti non portano a nulla. Quello dell’uno che intima all’occidente di combattere con il suo popolo, e quello dell’altro, più aggressivo e minaccioso, che sostiene di avere aggredito per difesa. Preventiva, evidentemente.
“Eh ma la Nato è guerrafondaia”, “eh ma gli USA vogliono continuare la guerra per vendere armi”, “eh ma la guerra non è fra Ucraina e Russia che vorrebbe ristabilire lo status quo imperialista del URSS, e teme la democrazia alle porte, ma fra oriente e occidente.”
Ma la situazione è chiarissima. C’è un aggressore, la Russia, che ha invaso l’Ukraina e ne massacra i civili. L’esercito russo è il carnefice, la popolazione ukraina la vittima. Dunque la personalità di Putin e Zelenzky ha una importanza relativa.
Assurdo è descrivere Zelensky come un pacifista, o negare l’esistenza di neonazisti nel Paese, per altro ricordando che, forse, ne abbiamo anche noi. Assurdo è avere bisogno di negare le contraddizioni o i problemi di un Paese per stare, come è giusto che sia, dalla parte delle vittime.
Il leader ukraino potrebbe essere anche mediocre, a fronte di millanta battaglioni Azov. “Eh, ma i crimini commessi negli ultimi anni in Donbass, e in varie regioni Ukraine, in una sorta di querra civile!” Potrebbe essere tutto veritiero, ma nulla potrebbe cambiare la situazione in atto.
Non cambierebbe la contingenza della Russia come aggressore e l’Ukraina come aggredito. L’una il carnefice, l’altro la vittima. E le vittime vanno difese, a tutti i costi.
Ma nessuna idealizzazione della vittima. Già il fatto di essere vittima dà il diritto di essere difesa. Perché la necessità di proteggere le vittime dai loro carnefici non ha o non dovrebbe creare alcun alibi o attenuante all’aggressore e nessuna aggravante per le le qualità morali o immorali della vittima.
La vittima non va protetta perchè buona brava e irreprensibile, e non ha mai commesso errori, ma per una giusta causa, anche quando è immersa in contraddizioni, anche quando non ci piace e non ci è simpatica. In caso contrario, quando la vittima ci piace meno o addirittura ci fa pensare di essere capace di azioni negative, potremmo non sentire più il bisogno di proteggerla. Quando ne ha bisogno, senza ricordare, o, almeno, accantonando, eventuali comportamenti sgradevoli, commessi in passato. Nel considerare la presenza di persone violente, addirittura identificate come neonaziste deve far giudicare i crimini di guerra meno efferati ? Il massacro dei civili meno disumano brutale e spietato? La Russia è meno aggressore e l’Ukraina meno aggredita?
Dunque l’errore fondamentale sta nel considerare l’uno come unto del signore l’altro come il criminale per antonomasia che aggredisce prima di essere aggredito.
“Eh, ma Zelensky povera creatura”, “eh ma il battaglione Azov!” son sbagliati nell’accezione morale e danno adito allo stesso pericoloso equivoco talvolta aberrante.
Dunque è d’uopo stare comunque dalla parte delle vittime, per uscire da una empasse tragica, convintamente.
D’altra parte è da sottolineare che spesso le iniziative negoziali sono sistematicamente soffocate da comportamenti ed esternazioni dei grandi del mondo occidentale che raramente pronunciano parole come tregua, accordo e tantomeno pace. Nonostante l’Art. 1 del Trattato nulla lascia all’interpretazione dove stabilisce che appartenere all’Alleanza impegna i paesi membri a “comporre con mezzi pacifici qualsiasi controversia internazionale in cui potrebbero essere coinvolti, in modo che la pace e la sicurezza internazionali e la giustizia non vengano messi in pericolo”. “Astenersi nei loro rapporti internazionali dal ricorrere alla minaccia o all’uso della forza”.
Una mia nota personale. Non pare utile, anzi sarebbe pericoloso aprire la NATO a Paesi che chiedono di entrarci dopo decenni di neutralità e indifferenza. In caso di aggressione da parte della Russia, i Paesi occidentali, compreso ovviamente il nostro, sarebbero costretti a intervenire palesemente e realmente e non soltanto come avviene con l’Ukraina in una sorta di guerra. Ma non conclamata, seppure in modo abbastanza ambiguo, come sostiene qualche osservatore e analista.geopolitico.
Ma è bello sognare auspicando la pace.
Indipendentemente da quel che è stato e quel che sarà.
Carla Ceretelli

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