Our Present World
“Our common ancestors were among the small group who miraculously emerged from the last world as it reached its destruction, though they too were tainted with corruption. The seeds of the crisis we face today were brought with us when we first set foot in this world.
Upon reaching our present world, our ancestors set out on a long migration to meet the Great Spirit in the form of Maasauu, the caretaker of this land and all that lives upon it. They followed a special pattern, however a very serious omen made a separate journey necessary, in order to balance the extreme disorder anticipated for the later days.”
“Koyaanisqatsi” è il film con cui Godfrey Reggio ha debuttato nella regia e nella produzione cinematografia presentandoci un lungometraggio “sui generis“, i cui elementi essenziali sono immagini crude e pungenti, che si sviluppano in rapida successione (eccettauta l’ultima parte), sonorità vibranti e intense che le esaltano, ma soprattutto l’assenza di dialoghi e di narrazione.
“Koyaanisqatsi” “costituisce la prima parte di un progetto cinematografico più complesso, la cd trilogia “qatsi” che nella lingua degli Indiani Hopi significa “vita”, con cui Reggio affronta in maniera critica le dinamiche che guidano il processo di sviluppo dei paesi industrializzati, il cui fulcro è rappresentato dallo squilibrio tra natura e società umana.
Tuttavia, mentre in natura l’interazione di elementi e forze eterogenee è straordinariamente capace di riformare gli equilibri tra tutte le “cose”, nella società umana, al contrario, lo spasmodico sviluppo del progresso, crea un’infinità di disequilibri che trasformano lo stesso ecosistema in cui viviamo e di cui non sembriamo rendercene totalmente conto.
Nella seconda parte del suo progetto, invece, “Powaqqatsi“, che in linguaggio Hopi significa “vita in trasformazione“, Reggio si concentra prevalentemente sulle azioni umane responsabili della promozione di forme di vita che, attraverso la distruzione delle forze vitali di altri esseri umani e non, mirano ad assicurare vantaggi alla propria.
“Powaqa”, in lingua Hopi, significa “stregone” ed ha un connotato negativo, nel senso che è inteso come colui che, approfittando della sua posizione, vive alle spese degli altri esseri viventi; quello che noi, nel nostro linguaggio moderno, definiremmo “parassita”! Chi vive così, cioè le società moderne più progredite, non solo trasforma la vita degli altri, cioè le culture tradizionali dei paesi emergenti, ma produce modificazioni anche alla propria, attraverso tutti quei processi di meccanizzazione e trasformazione tecnologica che generano lo sviluppo abnorme dei centri urbani in cui si ammassano, in modo disordinato, migliaia di persone nell’illusione di avere garantito un sistema di vita migliore e più agiato. L’intento non è, ovviamente, quello di lanciare accuse, bensì evidenziare che il processo di sviluppo, così come messo in atto, non fa altro che ritrasferire gli effetti negativi prodotti nelle economie di produzione di massa sulle piccole economie dei paesi emergenti, ancora basate fondamentalmente sul lavoro e le attività tradizionali, generando un circolo vizioso che non lascia presagire scenari idilliaci.
“Powaqqatsi” mette in evidenzaza lo scenario del mondo, così com’è. Esso fornisce, semplicemente, una fotografia dei mutamenti che attraversano la nostra vita sociale e che se non corretti in tempi rapidi, attraverso soluzioni universalmente condivise, produrranno più costi che benefici all’intera umanità. Se così sarà, nessuno potrà certamente più dire “mors tua vita mea“, ma sicuramente “mors tua mors mea!“, perché avremo perso tutti la nostra battaglia per la vità.
Per questo, “Powaqqatsi” è il film della nostra vita, perchè ci ricorda come eravamo, ci ammonisce su quello che siamo diventati e ci indica cosa, probabilmente, saremo in futuro se …….
by Picche
(*) seguito dell’articolo: “La vita senza equilibrio, tra realtà e realtà!”

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