Considerazioni su Berlioz
Giulio Confalonieri nella sua Storia della musica scrive:
“In realtà esiste un solo valore, un valore che si rifiuta di venire dichiarato in sillabe, e questo è il valore più o meno positivo della materia che i singoli (compositori) produssero.
Ebbene la materia musicale di Berlioz è assai di frequentemente di secondo o terz’ordine. Numerosissime sue idee sono grezze, secche, indecise, talora scolastiche e cadenti in flessioni accademiche dopo aver “attaccato” con presuntuose pretese. La sua armonia non modifica sensibilmente, non ravviva, non piega, non sfuma, non lumeggia la genericità della melodia; il suo contrappunto fitto, e ramificato a guardarlo sulla carta è, non di rado, inutile nell’esplicazione auditiva….
…Con Berlioz , l’orchestra assunse una voce più popolare, più universale; diventò una grande festa sonora, offerta all’esaltazione delle masse; uscì definitivamente dalle Corti o dai palazzi per accedere a una platea ideale e ad una vasta pubblicità; ripeté, quasi in toni moderni, il fenomeno sociale della tragedia greca; additò in se stessa un arcano e una magia, una volontà di superbe vittorie”
Questi passi ritengo possano aiutare a spiegare la notevole originalità e la diffusa discordanza di opinione circa la qualità della produzione musicale del maestro francese.
Bistrattato e criticato acutamente dai suoi contemporanei, è stato oggetto di severe analisi anche da critici e musicologi di ogni epoca susseguente alla sua difficile vita.
E i suoi scritti rigurgitano tutta l’amarezza di un uomo solo di fronte all’incomprensione, cercando un successo che non incontrerà mai, in un mondo al quale sentirà di non appartenere. Ma del quale, in fondo, non potrà fare a meno.
Il suo impetuoso romanticismo si esplica e trova la propria via in una nuova, originale, estrema concezione dell’uso dell’orchestra, usando elementi strumentali in apparenza contraddittori ma che riusciti a formare un complessa opera di senso compiuto.
Romeo et Juliette
Parlare di questo dramma sinfonico mi regala particolari emozioni, lo sento sempre!
Ispirato dall’amatissimo Shakespeare e dal suo omonimo capolavoro il grande maestro romantico approda ad una nuova forma espressiva, mescolando sezioni sinfoniche al testo melodrammatico.
Probabilmente è vero che Berlioz sia un autore difficile e che varie sue opere mettano a dura prova l’ascoltatore, soprattutto è comprensibile che una sola esecuzione (come accadeva nell’ottocento quando i disco non esisteva ancora) delle sue opere abbia certamente ostacolato il gradimento da parte del pubblico.
E anche questa opera sinfonica ha bisogno di entrare lentamente dentro alla nostra memoria, per conquistarla inesorabilmente con una serie di melodie così toccanti e romantiche, che regalano momenti di amore sognante, con una stupefacente ricchezza di immaginazione al servizio del disegno sinfonico. I personaggi sanno diluire intonazioni personali a modelli semplicissimi con una resa, a mio giudizio, estremamente raffinata collocati in calzanti condizioni di forma e armonia.
Un consiglio: ascoltatelo più volte e ne scoprirete la bellezza toccante, vibrazioni che toccano corde più vicine all’istinto che alla mente.
Umberto Zanobetti
umbertozan

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