La indulgenza produce insolvenze. La comprensione soluzioni. Poi, dalle insolvenze, dissonanze di rancori, abbandoni, contrasti. La giustificazione portata ad evasioni delle regole del contratto sociale (anche internazionale) esaspera conflitti e ribellismi. Agita le piazze e atteggiamenti individuali, non di dissenso ma di violenza. Apparentemente soddisfacendo esigenze le sacrifica ad un particolarismo oscurantista che nulla apporta alla definizione e evoluzione dello stato sociale nell’affrancamento dai bisogni. Le religioni sul valore del tempo lineare cadenzano presenze di perdoni e motivazioni salvifiche. Gli stati si contrastano su temi politici di esportazione/importazione di modelli: nulla valendo le stratificazioni ambientali e culturali dei popoli.
Un delirio.
Un delirio in cui il buonismo si erge a depositario delle “buone ragioni” morali; sacrificando, ogni conseguenza delle insolvenze, all’apparire “unto di carità” per una etica da stupore che concede speranza ad uso dei più deboli; con essa irretendoli e dettagliando minuziosamente tematiche e metodologie per un nuovo servaggio, a volte schiavismo, ancora, saccheggio.
La contemporaneità – e non già, ancora, quella post moderna- ha ammassi di “buonismo” su cui si fortificano i poteri. Dalla indulgenza verso il “bravo ragazzo” o la “piccola corruzione”; verso la spoliazione di territori o la immigrazione clandestina; verso la democraticizzazione obbligatoria o la deconflittualità culturale.
Il buonismo giustifica, piagnucola e piagnucolando scruta il vantaggio. Non interessano le morti e le disperazioni. Interessa compiangerle. Erigere monumenti di parole. Castelli di apparizioni per ottenere il timore e con il timore il consenso e con il consenso il dominio.
Escludendo la comprensione dei fenomeni per porvi solidalmente rimedio.
Non è questa la sinistra. Il buonismo non è sinistra. La sinistra è una regola di comportamenti austeri il cui fine è la tolleranza nella individualità e particolarità dei bisogni. È un progetto in divenire che assorbe, mescola, purifica le esigenze di un tempo circolare senza libertà preconfezionate e condizionate.
Ma la contemporaneità ha sconfitto la sinistra. Non la necessitazione della sinistra.

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