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La verità tradizionalista

Rispetto all’agire politico, la distinzione tra Razionalisti e Tradizionalisti, oltre che netta, si dimostra ed è “essenziale”. Nel senso che il termine “essenziale” rinvia alla relazione necessaria e alla differenza ontologica illustrata dal pensiero “iniziale” di Martin Heidegger tra l’“essere” e l’“ente”.  In estrema sintesi, i razionalisti moderni e postmoderni finiscono per abbeverarsi tutti continuamente al credo di Bacone

di Angelo Giubileo | 17 Ottobre 2023

Di fronte ai tragici fatti ancor più di questi giorni, i Molti si chiedono come sia stato e sia possibile tutto ciò che accade, come sia cioè possibile che l’evento della guerra abbia conquistato o meglio riconquistato la scena europea e mondiale. Così che lo sconcerto dei medesimi è tale da oltrepassare l’evento in sé e per sé, giustificato come una primitiva mancanza di conoscenza o intelligenza della realtà, sedicente moderna o postmoderna, che ci circonda.

Michael Oakeshott, tra i Pochi, definirebbe codesti molti, Razionalisti. E per chi ha interesse ad approfondire le sue tesi, consiglio di leggere in particolare il breve ed agile suo testo edito nel 1962, Rationalism in Politics, pubblicato e tradotto in una sua versione italiana, nel 2015, dall’Istituto Bruno Leoni.

Nella nota n. 41 al testo, l’autore cita proprio la guerra come “esempio dei fallimenti della politica viziata di Razionalismo: la guerra è una malattia verso la quale una società razionalistica ha poca resistenza: essa sorge facilmente dal genere di incompetenza insita nella politica razionalistica”. Secondo Oakeshott, sarebbero quindi viceversa il Razionalismo, i Razionalisti, la Politica Razionalistica a essere e dimostrarsi “incompetenti” nei riguardi in specie della guerra e in generale degli eventi della realtà che cade sotto i nostri occhi.

Ma, per l’autore, chi sono i razionalisti in politica? Qual è il loro credo? Quando inizia a manifestarsi?

In ordine a quest’ultimo interrogativo, la risposta – anche se parziale, in quanto legata storicamente a uno specifico modo d’intendere il termine “ragione”, avulso dal contesto e posteriore al contesto di Platone e Aristotele – è: “l’epoca e l’Europa post-Rinascimentale, un’epoca mai in pace mentale con se stessa perché mai riconciliata con il proprio passato”. Il passato o meglio la ritenzione del passato rappresenta quindi un elemento d’identificazione e quindi di distinzione dei razionalisti rispetto ai tradizionalisti, e innanzitutto i rispettivi approcci nei riguardi della realtà circostante.

Questa diversità sostanziale di approccio origina sostanzialmente da ciò che lo storico della scienza Giorgio de Santillana identificava come “credo” (cfr., in edizione italiana: Il mulino di Amleto. Saggio sul mito e sulla struttura del tempo; Fato antico e fato moderno; Le origini del pensiero scientifico; Sirio) Nello specifico, Oakeshott chiarisce che nel caso dei Razionalisti si tratta di una teoria, mentre nel caso dei Tradizionalisti si tratta piuttosto di un rituale. L’autore argomenta le proprie tesi sostenendo che la “conoscenza tecnica” (o teorica che si addice ai razionalisti) non può – e quindi non dovrebbe – essere separata dalla “conoscenza pratica”, che si addice ai tradizionalisti.

E tuttavia: entrambe sono necessarie, così come peraltro argomentato da Plutarco, nell’adversus Colotem, riguardo al pensiero di Parmenide (errato è a tale proposito il giudizio di Oakeshott!) che tiene conto di entrambi gli ordini, sensibile e intellegibile. E quindi: come potrebbe un uomo agire politicamente se privo della conoscenza tecnica e dell’esperienza necessarie?

Rispetto all’agire politico, la distinzione tra Razionalisti e Tradizionalisti, oltre che netta, si dimostra ed è “essenziale”. Nel senso che il termine “essenziale” rinvia alla relazione necessaria e alla differenza ontologica illustrata dal pensiero “iniziale” di Martin Heidegger tra l’“essere” e l’“ente”.  In estrema sintesi, i razionalisti moderni e postmoderni finiscono per abbeverarsi tutti continuamente al credo di Bacone. Così che Oakeshott scrive che: “Bacon mette a confronto (la propria) tecnica di ricerca con la tecnica del sillogismo, concludendo che una è appropriata alla scoperta della verità delle cose mentre l’altra è adeguata soltanto alla scoperta della verità delle opinioni”. La differenza è dovuta al fatto che la conoscenza dei Moderni Razionalisti sarebbe capace di certezza e non soltanto di “insignificanti e probabili congetture” (Novum Organum, ed. Fowler, Oxford, Clarendon Press, 1898, p. 184). Certezza (o certezze) che in alcun modo fanno invece parte del bagaglio dei Tradizionalisti. I quali non hanno una teoria o tecnica dell’“Ente” da mettere in pratica; non possiedono alcuna vera certezza ma si affidano unicamente all’“Essere” e quindi “alla tradizione che, ovviamente, è preminentemente fluida”.

Sintetizzando il discorso, riporto di seguito il testo breve di due altre note tratte da Rationalism in Politics.

Alla nota n. 37, l’autore scrive: “Dando alla propria tecnica la forma di una visione del corso degli eventi (passati, presenti e futuri) e non della <natura umana>, Marx pensava di essersi sottratto al Razionalismo: ma dal momento che aveva preso la precauzione di trasformare preliminarmente il corso degli eventi in una dottrina, tale fuga era un’illusione…”.

Alla nota n. 50, ultima del saggio, egli scrive: “Quando Confucio visitò Lao Tzu parlò di bontà e dovere. <La pula proveniente dal ventaglio della persona che monda – affermò Lao Tzu – può appannare a tal punto gli occhi che non sappiamo più se guardiamo a nord, a sud, a est o a ovest; al cielo o alla terra… Tutti questi discorsi di bontà e dovere, queste perpetue punture di spillo, mettono a disagio e irritano l’ascoltatore; nulla, in verità, può essere più distruttivo per la tranquillità interiore>. Chuang Tzu”.

Angelo Giubileo

Pubblicato in : EditorialeTag: discorso, diversità, natura

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

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