Roma vale mille Ministeri e nessuno, tantomeno a sinistra che -per tradizione storica- reputa il Campidoglio un “feudo proprio”, può permettersi di perdere la partita. O la faccia, come qualcuno sembra ammiccare.
La chiama al canapo è ancora lontana, ma le nerbate tra fantini (i capi partito: da un lato il traballante segretario PD Enrico Letta e, dall’altra, il mai nominato Giuseppe Conte) sono già volate. Ed i colpi assestati bruciano eccome.
Il risultato di due mesi di trattative è sotto gli occhi di tutti: PD nel panico (per primarie farsa che dovrebbero incoronare il candidato che il segretario ha già scelto) e Movimento 5 Stelle costretto ad inseguire la sindaca uscente contro il Nazareno. Partita doppia: Virginia Raggi contro Roberto Gualtieri e Giuseppe Conte contro Enrico Letta.
E l’altra parte del centrosinistra (ovvero renziani e calendiani)? Se la ride, a Roma come a Bologna!
Insomma mentre a sinistra se le danno di santa ragione, a destra tutto tace. Tutto appare in alto mare, tra il benservito (al Cav. e al Capitano) di Guido Bertolaso e le mire -solitarie- dell’ex Ministra per la gioventù.
Una miscela esplosiva che potrebbe far saltare il banco: quello sul Quirinale e quello sulle alleanze. E le avvisaglie sembrano assai esplicite.
Pochi infatti valutano l’opzione che al ballottaggio vadano proprio i due purosangue in campo o meno scossi dei loro leader.
Molti si sono interrogati su cosa farà il PD se al ballottaggio andrà Virginia Raggi o, sul fronte opposto, cosa faranno i grillini se al secondo turno dovesse correre Roberto Gualtieri. Nessuno, invece, sembra interessarsi della terza ipotesi: quella più devastate per la sinistra. Ovvero uno scontro diretto e senza esclusione di colpi Raggi-Gualtieri; PD contro 5 Stelle.
Benzina sulle partite successive: Colle ed alleanze politiche.
Insomma molto futuro politico del Bel Paese si giocherà, a settembre, nella capitale. Con un centrodestra nelle vesti di -nobile- spettatore.
A meno che…..
A meno che la triplice: Cav, Capitano e Garbatellina, non decidano di ribaltare, loro, il tavolo e stravolgere tutto. Una possibilità, almeno sulla carta, c’è (o, meglio, ci sarebbe) ma esula dagli schemi sclerotizzati della fazione, dalla logica di campo, della cultura del nemico.
Come ricordava qualcuno, la politica è l’arte del possibile e a Roma l’unica possibilità concreta per il centrodestra di ribaltare le sorti della partita sembra portare un unico nome: Carlo Calenda.
Con l’appoggio del centrodestra, infatti, l’ex Ministro dello Sviluppo -molto stimato a Roma ma anche in molti ambienti d’aria moderata- raggiungerebbe pressoché sicuramente il ballottaggio con buone possibilità anche per il successo finale.
Uno scenario che qualora dovesse concretizzarsi, rappresenterebbe sicuramente un vero uragano per la politica italiana.
Daniele Marchetti

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