
Vi siete guardati intorno, ultimamente, mentre camminate tra le corsie di un supermercato o quando ritirate una bolletta dalla cassetta delle lettere? Ve lo chiedo con la rabbia di chi non sopporta più le menzogne ipocrite, i silenzi complici, le finzioni di una società che si sta lasciando scarnificare senza emettere un lamento. Perché quello a cui stiamo assistendo non è un semplice aggiustamento dei mercati, non è la fluttuazione inevitabile dell’economia che i burocrati di Bruxelles o i parolai dei ministeri ci propinano con i loro grafici asettici. No. Chiamiamolo con il suo nome, diciamolo chiaramente: è un furto legalizzato. È il caro vita eletto a sistema, una tassa feroce e silenziosa sulla sopravvivenza stessa della gente comune.
Andate a vederla, la dignità calpestata, tra i banchi della verdura o nei mercati rionali. Guardate le mani degli anziani che tremano non per la vecchiaia, ma per la vergogna. Vergogna di dover rimettere a posto un chilo di zucchine o una bottiglia d’olio perché il prezzo è raddoppiato, triplicato, trasformato in un lusso insensato. Un tempo si combatteva per la libertà, per i diritti, per un ideale di futuro. Oggi la trincea si è spostata alla cassa di un discount. E la cosa più mostruosa, quella che mi fa bollire il sangue nelle vene, è la rassegnazione. Quell’accettazione passiva, da gregge bendato, che spinge la gente a scrollare le spalle e a sussurrare: Che ci vuoi fare, tutto aumenta.
Ma come potete essere così ciechi, così tiepidi? Il pane, il latte, l’elettricità non sono optional. Eppure, siamo diventati ostaggi di un’inflazione usata come arma di distruzione di massa del ceto medio. Ci ripetono che la colpa è delle guerre lontane, delle crisi energetiche, del destino cinico e baro. Ma le grandi multinazionali chiudono bilanci con profitti miliardari storici, e i signori della finanza brindano sulle nostre macerie quotidiane. È una guerra non dichiarata contro chi lavora, contro chi ha faticato una vita intera per avere una vecchiaia dignitosa e ora si ritrova a calcolare se può permettersi il riscaldamento acceso per due ore a dicembre.
Siamo governati e circondati da una classe dirigente di nani intellettuali e di ignavi che si scambiano accuse nei salotti televisivi, mentre fuori la realtà brucia. Vi parlano di transizione ecologica, di digitalizzazione, di futuri radiosi, mentre l’italiano medio non riesce a pagare l’affitto. Che ve ne fate del futuro se non potete permettervi il presente? Questa non è civiltà. È una regressione mascherata da progresso, dove il diritto di vivere decorosamente è stato sostituito dal dovere di impoverirsi per far quadrare i conti di qualcun altro. Io non ci sto. Non ho mai tollerato i tiranni, e non intendo tollerare la tirannia di un carrello della spesa che svuota le tasche e spegne l’orgoglio di un popolo. Svegliatevi, prima che sia rimasto soltanto il vuoto.
Giuseppe Basilico

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