
Il mondo occidentale sembra davvero nelle mani della follia.
Si può dire che l’Europa va a fuoco per il caldo -e un giorno conteremo il reale numero dei morti causati da queste temperature elevate-, mentre le classi dirigenti di destra alla guida dei paesi occidentali decidono di lanciarsi -purtroppo spesso seguiti anche da alcuni partiti socialisti- in una corsa al riarmo in cui verranno spese cifre enormi che potrebbero andare più opportunamente ed intelligentemente ad investimenti di mitigazione ambientale.
Trump, i suoi accoliti, e i suoi amici e alleati europei servizievoli ai suoi piedi stanno conducendo l’umanità verso il disastro, negando i cambiamenti climatici e accumulando in modo forsennato armi il cui destino potrebbe un giorno essere di venire usate.
Negano l’evidenza del fuoco del clima che ci attanaglia e non predispongono i rimedi necessari; invece si impegnano ad accumulare strumenti di morte che finiranno per aggiungere altro fuoco sulla terra.
Le guerre in corso — come quelle in Ucraina, Gaza, Sudan o in altre aree di conflitto — contribuiscono in modo significativo al peggioramento del clima e al surriscaldamento globale, in diversi modi diretti e indiretti.
Ecco i principali fenomeni che causano le emissioni di gas serra:
-le esplosioni, gli incendi, i bombardamenti e l’uso di armi producono CO₂, metano, ossidi di azoto e polveri sottili;
-la distruzione di infrastrutture energetiche, come raffinerie, centrali elettriche, gasdotti (es. in Ucraina), rilascia milioni di tonnellate di gas serra;
-gli eserciti — soprattutto quelli moderni — usano veicoli pesanti, aerei, navi e tank con altissimo consumo di carburante fossile.
L’esercito USA da solo è uno dei più grandi emettitori di CO₂ sulla terra.
L’Ucraina ha perso oltre un terzo delle sue foreste nella zona del fronte.
A Gaza, l’acqua è avvelenata, il suolo contaminato, e intere aree sono state rese inabitabili.
Secondo studi indipendenti, i conflitti armati emettono ogni anno decine di milioni di tonnellate di CO₂ equivalenti. Anche se nessun trattato li conteggia, sono una delle maggiori “cause taciute” della crisi climatica.
Di fronte a fatti così drammatici e decisivi per il nostro destino e per quello dell’umanità c’è bisogno di una forza politica di sinistra che sappia coniugare il realismo nella lotta politica con una visione alternativa del futuro. Una forza che abbia al centro la pace, la lotta al cambiamento climatico e la ridistribuzione della ricchezza, oggi vergognosamente concentrata nelle mani di pochi.
Rileggere Enrico Berlinguer, il segretario che dopo l’assassinio di Moro rompe con il compromesso storico con la DC e lancia idee nuove per un’alternativa democratica al sistema politico italiano e al modello di sviluppo capitalistico, è oggi più di sempre interessante e utile per tornare alla grande politica di cui si avverte la necessità.
Enrico Berlinguer, 1982, Milano, discorso intitolato: I giovani alle prese con le sfide del Duemila.
“Il primo e più drammatico pericolo è costituito dalla possibilità di giungere ad una guerra di distruzione totale. Per quanto rovinose e sterminatrici siano state le guerre del passato, in particolare quelle di questo secolo, mai si era profilata la possibilità di un evento bellico tale da porre fine a ogni forma di sopravvivenza dell’uomo su questa terra.
Contemporaneamente, l’uso irragionevole delle nuove tecniche e uno sviluppo quantitativo imponente, ma incontrollato ha già determinato non solo la possibilità, ma la minaccia concreta di rovine ecologiche gravissime e irreparabili. L’allarme lanciato da alcuni tra i maggiori studiosi contemporanei avverte sull’esistenza di danni crescenti per le acque – i fiumi, i laghi, i mari – e per l’aria che respiriamo, per l’atmosfera e per la troposfera che circonda la Terra.
Grava poi sulla umanità l’incubo della insufficienza delle risorse alimentari dinnanzi ad una espansione demografica senza precedenti, mentre immense risorse vengono dissennatamente dilapidate e mentre lo spreco dilaga nei Paesi ricchi. Cresce così il divario tra il Sud e il Nord del mondo: un divario intollerabile per ragioni di giustizia e foriero, se non avviato a essere superato, di esplosioni di imprevedibile portata.
E tuttavia anche nei paesi ricchi, anche negli Stati Uniti, la povertà, quella vecchia e quella nuova, non è stata vinta e la disoccupazione o la inoccupazione, e l’emarginazione, colpiscono una quota crescente di popolazione, innanzitutto di popolazione giovanile.”
Aggiornare queste intuizioni e questi spunti, mantenendo la stessa forza critica e la stessa capacità di analisi e di denuncia, significa rispondere ad interrogativi profondi che si pongono e che angosciano e agitano larghi strati popolari per costruire una vera alternativa con contenuti programmatici e con obbiettivi realistici ma fortemente indirizzati verso un orizzonte di profondo cambiamento della società.
A me pare che di questo vi sia bisogno, come dell’aria che respiriamo.
Ieri anche Papa Leone XIV ha pronunciato parole chiare e importanti.
“Ovunque – osserva papa Leone – l’ingiustizia, la violazione del diritto internazionale e dei diritti dei popoli, le diseguaglianze e l’avidità da cui scaturiscono, producono deforestazione, inquinamento, perdita di biodiversità.
Aumentano in intensità e frequenza fenomeni naturali estremi causati dal cambiamento climatico indotto da attività antropiche senza considerare gli effetti a medio e lungo termine della devastazione umana ed ecologica portata dai conflitti armati.
E non basta: la natura stessa talvolta diventa strumento di scambio, un bene da negoziare per ottenere vantaggi economici o politici. In queste dinamiche, il creato viene trasformato in un campo di battaglia per il controllo delle risorse vitali, come testimoniano le zone agricole e le foreste divenute pericolose a causa delle mine, la politica della “terra bruciata, i conflitti che scoppiano attorno alle fonti d’acqua, la distribuzione iniqua delle materie prime, penalizzando le popolazioni più deboli e minando la stessa stabilità sociale”.
Se volete cercare una risposta al perché delle guerre oggi e al perché è un dovere morale essere pacifisti e ambientalisti, credo che nelle frasi sopra riportate si possa trovare.
Enrico Rossi

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