La signora sui 70 anni entra trafelata nella sala d’aspetto degli ambulatori. Ospedale pubblico, metà mattina. Orari di appuntamenti per controlli e visite, tra camici che svolazzano, stetoscopi che dondolano e ascensori che non funzionano. La signora si siede accasciata sull’attempato divanetto, una volta colorato, e sbotta: non c’è un posto che è uno per parcheggiare, ho girato per mezzora. E si passa la mano tra fronte e ciuffo biondo come a ristabilire un equilibrio.
Parcheggiare vicino ad un ospedale dovrebbe essere gratis e comodo, dice una signora sui 50 che va verso i reparti. E sbotta: “Non andiamo a ballare”. Ma soprattutto dovrebbe esserci il parcheggio ed esserci dei posti liberi sennò è come se non ci fosse.
Un signore sugli 80 anni dice di sì con gli occhi e la testa, perché forse non ha tante parole da dire, e ammette che suo figlio ha dovuto lasciarlo lì vicino all’ingresso dopo aver girato per mezzora per poi andare a trovare un posto per parcheggiare chissà dove.
Chi per fretta e chi per disperazione lascia l’auto fuori dallo stallo e dalla striscia stallo si trova ovviamente la multa. Dicono da queste parti che è una procedura quasi automatica. Dicono che è più facile una multa nel parcheggio degli ambulatori e dell’ospedale che in altri pezzi della città.
La chiamano tassa sul dolore. Qualcuno l’ha definita anche più storicamente la gabella dello sceriffo di Nottingham.
Tassa sul dolore. Una taglia per curarsi.
Alla preoccupazione di dover andare ad una visita o accompagnare un malato o una malata all’ospedale devi aggiungere l’ansia da parcheggio, la quasi sicurezza di non trovare uno straccio di angolo regolare, la probabile multa da sosta irregolare, la gimkana tra le ambulanze e la corsa per arrivare in tempo dal dottore, dal professore, dall’infermiera. Bella vita.
Perché dobbiamo condannare chi ha bisogno ad avere ancor più bisogno?
Perché dobbiamo condannare chi è nella tensione e nell’incertezza a dover provare più tensione e più incertezza per uno straccio di posto auto?
Perché chi doveva programmare correttamente una corrispondenza tra spazi e bisogno non ha programmato correttamente? O non ci hanno pensato?
Cercare un posto per parcheggiare è ansiogeno ovunque ma attorno ad un ospedale lo è ancor di più. Perché invece proprio lì, dove si diagnostica e si dovrebbe alleviare il dolore, dovresti trovare servizi ed efficienza, dovresti incontrare comodità e rassicurazione. Anche pagando due o tre euro all’ora di parcheggio ma avendo la sicurezza di poter arrivare. Invece no: è più facile parcheggiare attorno a una multisala e ad uno stadio o accanto all’entrata di un ipermercato che attorno ad un ospedale. Vi pare normale?
E’ più semplice trovare posto nel parcheggio di un outlet che vicino a un pronto soccorso. Vi pare normale? In quali parti d’Italia succede tutto questo? C’è solo l’imbarazzo della scelta. Misteri della vita, cosiddetta, moderna. Sgradevoli e colpevoli ossimori sociali.
Fabrizio Binacchi

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