C’è da farsi ridere dietro per qualche secolo. Grazie al povero Sartori, con il dovuto rispetto.
Si imbavagliano si bendano, son rimasti ai tempi della goliardia, quei pochi che , forse, sono stati goliardi.
Urlano berciano fanno caos in senato scapitombolando da un seggio all’altro, fanno gestacci. Questo è il Parlamento che ci fa rimpiangere il tempo che fu. D’altra parte si dice che l’emiciclo rappresenta chi l’ha votato. Dunque gli elettori aventi diritto dunque gli italiani. Adulti.
E poi è arrivato il Salvatore della patria.
Una ventina d’anni fa, arrivato fresco fresco dal partito repubblicano, se non erro, in una Forza Italia ancora giovane virgulto con la speranza di gemmare alla grande, fu accolto con qualche mugugno. Perchè Silvio aveva esautorato il Coordinatore regionale dell’epoca, bravissima persona, con poco morso ma molto umano. Arrivò dunque, il nostro, su un un nobile destriero seguito da un piccolo esercito di scudieri ai quali aveva promesso gloria e onori. E una bella saccocciata di monete d’oro.
E questo era e questo è stato.
Grande affabulatore, sapeva bene che cosa faceva. A me fece un’ottima impressione quest’uomo dal fare presto e carismatico, amato/odiato nel paesello c/o Firenze dal quale proveniva. Tanto che lo avevo denominato il Berlusconi della Toscana.
Chiacchierato naturalmente, come tutti quelli che tirano fuori il capino dal grigiore e piattume di paese e fanno fortuna. Poi sappiamo com’ è andata. Ha collocato tutti i suoi fidi in posti chiave, dagli sgabelli alle poltrone. E si è ripromesso di arrivare a Roma. Certamente all’orizzonte vedeva la detronizzazione di Silvio. Qualcosa evidentemente è andato storto. Ma venendo da Firenze conosceva bene anche il giovinotto di Rignano che si stava evolvendo in varie location istituzionali locali. E si inventò il Nazareno, che ci piace assai, da sempre, con grande abilità machiavellica ma giustificata e idonea per centrare l’obiettivo.
E se la prese parecchio quando fu buttato all’aria, il progetto, dai suoi beniamini, entrambi scioccamente permalosi, tanto da rendersi libero di agire motu proprio senza tradire chicchessia. Come lui stesso sottolinea. Non vediamo inciuci ma una possibile uscita dal guano in cui ci dibattiamo da troppo tempo. E’ ora di pacificazione, per quanto possibile.
Dispiace che la Giorgia non l’abbia presa bene. Ma se in politica contano i numeri, lo stallo del 30 30 30 e spiccioli, va per forza rimosso. E poi, francamente, alcuni dei fidi scudieri sono diventati proprio bravi. E l’Ala prese il volo.
Non parlo di banche perchè solo a pensarci si accappona la pelle.
Quanto alla vicenda giudiziara, attendiamo, come è giusto, i tre gradi di giudizio.
Siamo tutti garantisti.
Va compreso chi dice che la situazione italica ha un sacco di falle, è dura realtà. Ma, o ci piangiamo addosso fino ad affogare nelle lacrime o cerchiamo la prima ciambella o zattera e ci si attacca. La stabilità, possibilmente reale e dunque la salvezza è il primo passo per un futuro accettabile, è quello che serve a questo martoriato paese. E non si può da parte dei partiti, tutti, battere i piedini e voler a tutti i costi i voti che non si hanno.
Se coalizione deve essere coalizione sarà.
Intanto rimaniamo in attesa dei risultati isolani.
Due parole su Grasso. Due parole. Io sono un ragazzo di sinistra. Punto.
Carla Ceretelli

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