
Non è più un paradosso affermare che essi hanno costituito uno Stato dentro il suo Stato.
Il piano di Trump ridurrebbe principalmente al minimo le già scarse possibilità di pace e consolidamento in Medio Oriente, compromettendo ulteriormente la prospettiva di uno Stato palestinese autonomo nella Striscia. Il piano di Trump per ripulire Gaza è stato respinto con una lettera firmata dalle autorità di Egitto, Giordania, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e dalla stessa Autorità Nazionale Palestinese. L’Arabia Saudita, chiede di iniziare un piano che preveda la futura realizzazione di uno Stato palestinese; al contrario Paesi come l’Egitto, dove le manifestazioni sono generalmente vietate, negli ultimi mesi hanno visto proteste pro-palestinesi, segno che la questione è altamente percepibile. Al-Sisi ha chiarito sin dall’inizio del conflitto che questa è una linea rossa invalicabile. Ha persino suggerito che i palestinesi potessero essere trasferiti nel deserto del Negev piuttosto che nel Sinai. Il Presidente francese Macron e quello egiziano Al Sisi hanno avvertito che “qualsiasi spostamento forzato della popolazione palestinese a Gaza come in Cisgiordania sarebbe inaccettabile”. Lo ha annunciato l’Eliseo. “Si tratterebbe di una grave violazione del diritto internazionale, di un ostacolo alla soluzione dei due Stati e di un fattore di destabilizzazione importante per l’Egitto e la Giordania”, hanno dichiarato i due Paesi in un colloquio telefonico, secondo un comunicato della presidenza francese. Uno Stato palestinese sovrano che viva fianco a fianco con Israele in pace e sicurezza è l’unica soluzione sostenibile per la stabilità del Medio Oriente”, ha aggiunto Guterres, riaffermando che “ora è il momento di essere chiarissimi sugli obiettivi futuri”.”Innanzitutto, dobbiamo continuare a premere per un cessate il fuoco permanente e il rilascio di tutti gli ostaggi senza ritardo. Non possiamo tornare a più morte e distruzione – ha sottolineato il segretario generale Onu – In secondo luogo, nella ricerca di soluzioni, non dobbiamo peggiorare il problema. Trump ha persino dichiarato che potrebbe riconoscere le colonie israeliane in Cisgiordania, che, secondo il diritto internazionale, sono illegali. Per di più, appena insediato per il secondo mandato, ha cancellato le sanzioni contro le colonie israeliane e ripristinato le forniture di armamenti, bloccate dal suo predecessore Joe Biden. Abbiamo presente che Trump ha riconosciuto la sovranità israeliana sulle Alture del Golan, attaccate unilateralmente (da una sola parte) nel 1967, e ha spostato l’ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme. La soluzione per Gaza annunciata martedì notte dal presidente USA Donald Trump, in occasione della visita del premier israeliano Benjamin Netanyahu, è un piano di forte sconvolgimento. Nello Studio Ovale della Casa Bianca, nell’incontro con Bibi Netanyahu (sotto mandato di cattura internazionale per crimini contro l’umanità e crimini di guerra da parte del Tribunale Penale Internazionale “The International Criminal Court”- ICC). Il piano di Donald Trump per Gaza potrebbe “cambiare la Storia”. Lo ha detto Benjamin Netanyahu nella conferenza stampa alla Casa Bianca con il presidente Usa. La Striscia di Gaza è un “simbolo di morte e distruzione” per molti decenni e un posto “sfortunato”, ha detto il presidente Usa Donald Trump, nella conferenza alla Casa Bianca, con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, ribadendo quello che più volte ha sostenuto durante la giornata. Trump ha nuovamente espresso la convinzione che Gaza non dovrebbe “attraversare un processo di ricostruzione e occupazione da parte delle stesse persone che hanno vissuto un’esistenza miserabile lì”. “Visiterò Israele, Gaza e l’Arabia Saudita”. Lo ha annunciato Donald Trump nella conferenza stampa alla Casa Bianca con Benjamin Netanyahu. Le visite, ha aggiunto il presidente, avverranno “presto”. Il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich sarebbe contrario al trasferimento dei palestinesi in Giordania o in Egitto, come proposto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, sostenendo che i palestinesi dovrebbero essere inviati in Paesi che non condividono un confine con Israele. Israele seguirà la decisione degli Stati Uniti e si ritirerà dal Consiglio per i diritti umani dell’Onu. Lo ha annunciato il ministro degli esteri israeliano Gideon Sa’ar parlando di discriminazione nei confronti di Israele. Lo riporta Haaretz. L’ambasciatore israeliano all’Onu Danny Danon sostiene il piano di Donald Trump per Gaza ma ritiene che i palestinesi non dovrebbero essere costretti ad andarsene senza la loro “autorizzazione”. Primo Ministro Netanyahu, non le capita mai di non poterne più, di sognare un sogno più pratico e cioè mandare tutto al diavolo e ritirarsi a vivere in pace?
Giuseppe Basilico

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