Ho letto nel suo “pensalibero” la diatriba su Garibaldi e le varie interpretazioni storiche; ho notato che non si cava un ragno dal buco e ciascuno rimane delle proprie idee. Così ho pensato di buttarla a sorridere, anche perchè anche ridendo si può inserire un fondo di verità; come ci ha insegnato Orazio: Ridentem dicere verum: quid vetat?
La vera storia di Garibaldi è molto controversa, nessuno ha scritto quella vera, indiscutibile, ma anche fantasiosa, come merita l’eroe dei due mondi…!
Ora ci provo…!
Un bel giorno Garibaldi si recò al porto di Genova, radunò alcuni portuali e li arringò proponendo una crociera nel Mediterraneo, con sosta a Marsala ed escursione turistica a Palermo. I portuali si mostrarono interessati, visto che si trattava di una crociera gratis, vitto e alloggio compreso, ma non erano abbastanza soddisfatti della proposta, che ritenevano limitata.
Intanto Cavour aveva mandato in Sicilia in avanscoperta Rosolino Pilo.
Per esaltare la proposta di Garibaldi intervenne il suo aiutante di campo che la storia tramanderà come Cetto Laqualunque (la madre dei Cetto Laqualunque è sempre incinta !); questi suggerì l’escamotage a Garibaldi, il quale colse al volo l’idea e comunicò ai portuali: “A Marsala troveremo pilo !!!” mentre Cetto Laqualunque scandiva “Cchiù pilu ppe tutti !”
I portuali si esaltarono ed eccitatissimi si recarono alle imbarcazioni; era 7.500 e non fu possibile imbarcarli tutti, così’ ne vennero selezionati solo 1.000 tra i più muscolosi e, apparentemente, prestanti.
La navigazione fu piuttosto nervosa, ma infine apparve Marsala con il suo porto.
I portuali di Genova scesero dalle navi ma furono bloccati nello spiazzale, dove era stato approntato un palco per un comizio; si pensò a informazioni di metodo, invece si presentò un ometto tarchiato, gocciolante sudore, che esordì: “Sono Rosolino Pilo….” Non potè andare avanti perché i portuali capirono subito di essere caduti in una trappola, e, incazzatissimi, si mossero verso l’uscita dal porto in cerca di Garibaldi.
I soldati borbonici credettero che quella folla ce l’avesse con loro e scapparono a gambe levate.
Garibaldi, profittando del disordine, era già arrivato a Palermo, dove si precipitò a svaligiare il Banco di Sicilia, sottraendo l’oro che ivi giaceva(farà lo stesso con il Banco di Napoli, e quell’oro costituisce, ancora oggi, i 4/5 delle riserve auree della Banca d’Italia).
Visto che c’era, Garibaldi si autonominò dittatore della Sicilia (Il vezzo di autonominarsi dittatori ha origine antiche !!!) e si apprestò a invadere tutto il regno delle Due Sicilie, in nome e per conto della dinastia dei Savoia , dopo il fallito tentativo nel 1713.

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