Eccolo l’ennesimo colpo di scena nella mostruosa indagine sul mostro di Firenze: Michele Giuttari iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di abuso d’ufficio (avrebbe falsato la registrazione di un suo colloquio con il pm Canessa).
Torna così alla ribalta della cronaca – un po’ in sordina, a dire il vero – una delle vicende più tristi ed atroci del dopo guerra, caratterizzata – per quanto riguarda il lato “indagini” – da situazioni sempre più farsesche.
Dopo guardoni, macellai, chirurghi, malati di mente, logge deviate, lobbies di medici e farmacisti, giornalisti e magistrati, è toccato a lui, il super poliziotto capo della squadra anti-mostro, l’uomo che da anni si occupa degli efferati delitti che hanno insanguinato “le dolci colline di sangue” fiorentine.
“E’ una situazione assurda, mi sembra che tutto questo non possa essere la realtà: non c’è un minimo sospetto, non dico elemento, di reato”
Ebbene, Dottor Giuttari, lo abbiamo pensato anche noi. Lo abbiamo pensato ripercorrendo l’intera vicenda, grazie al libro di Mario Spezi “Dolci colline di sangue”: è assurdo.
Ma tutto questo ha un senso? Ce lo chiedevamo allora e continuiamo a farlo. E come allora, pur lasciando ai nostri lettori ogni giudizio di merito, vogliamo così chiudere: “L’impressione purtroppo, però, è che non si arriverà mai alla fine della vicenda e che tutto sia diventato oramai uno “sporco” gioco di potere per tenere in piedi l’intera organizzazione investigativa ed il potere che ne consegue.”
Oggi, dopo questa vicenda, questa impressione si avvicina sempre più ad una certezza.
Claudio Tirinnanzi
Per chi volesse approfondire invitiamo a leggere l’articolo “La mostruosa inchiesta del mostro di Firenze” del 1 giugno 2006.

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