Le posizioni sono simili a quelle del cancelliere austriaco Faymann: risolvere il problema greco, fare dell’Europa la cornice di quella soluzione, quindi fare dell’Europa il vero campo delle politiche economiche.

Considerato un socialdemocratico assai moderato, la sua scelta appare motivata soprattutto dall’elemento “competenza”, che nella politica tedesca, crediamo a ragione, non vuol dire però essere un “tecnico” e non un “politico”. Ciò non significa che la sua auspicabile vittoria non porterebbe una differenza con la Merkel, soprattutto nella questione che più ci importa, quella sul governo a livello europeo della crisi finanziaria. Steinbrueck si è già espresso per “dare alla Grecia più tempo”, insomma non sembra disponibile a continuare a sfogare sul capro espiatorio greco, gli sciovinismi e gli egoismi della peggiore pancia dell’elettorato tedesco.
La sua posizione sembra più decisamente europeista, e del resto il suo contare per socialdemocratico moderato significa essere nella scia di Helmut Schmidt, che recentemente, a 93 anni, si è distinto come il grande critico della Merkel e del governo democristiano-liberale, proprio accusandolo di scarso senso di responsabilità europea. Le posizioni di Steinbrueck sono simili a quelle del cancelliere austriaco Faymann: risolvere il problema greco, fare dell’Europa la cornice di quella soluzione, quindi di fare dell’Europa il vero campo di gioco delle politiche economiche, che non vuol dire non imporre anche rigore e responsabilità, ma certo salvaguardando valori e princìpi, non solo una volgare contabilità.
I socialisti europei sono la forza essenziale di una possibile nuova maggioranza in seno al Consiglio europeo, cioè il vertice dei leader nazionali, e nel Parlamento Europeo dopo il 2014. Per questo, le elezioni in Germania e in Italia sono cruciali. Occorre promuovere una solidarietà europea che superi la dicotomia sbagliata tra nordici e “sudici”, tra Paesi presunti ‘virtuosi’ e presunti ‘porci’.
Come ha ammonito Schmidt, i Paesi come la Grecia sono debitori netti verso la Germania, sul piano dei beni acquistati, e quindi i crediti di cui i tedeschi vanno tanto orgogliosi, sono l’altra faccia dei debiti greci o spagnoli. “I nostri avanzi sono i deficit degli altri”, ha ammonito il vecchio cancelliere socialdemocratico, e quindi la Germania si fa forte di quello che in realtà, in una sana visione economica, è uno squilibrio. Per Schmidt e per il suo allievo Steinbrueck, il fatto che la Germania sia dalla parte fortunata dell’economia europea le dà maggiori responsabilità, e nessun diritto di lamentarsi, essendo la situazione di vantaggio tedesca certo il frutto di duro lavoro e di meritati successi, ma anche di un vantaggio competitivo sull’export e sulla concorrenza nel mercato interno europeo che è la forza, ma anche il privilegio dei tedeschi e che non può diventare una colpa per i partner più deboli.
A questo senso di responsabilità, a questa visione lungimirante, dovranno fare riferimento anche Bersani e il nuovo centro sinistra progressista e riformista italiano. Le condizioni per una doppia vittoria in Italia e in Germania ci sono: e allora, la musica cambierebbe anche in Europa.

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