La famiglia media italiana comincia la giornata-tipo con cornetto, cappuccino e…televisione.
Al rumore della sveglia segue, immediatamente dopo, quello delle sigle dei primi programmi tv, contenitori dove vengono ammassati nello stesso spazio notizie di qualsiasi ordine e grado.
Solo dopo aver ingurgitato la dose mattutina di informazioni approssimative e superflue, ci si può dire pronti per affrontare una nuova giornata lavorativa!
Arriva poi, sempre troppo tardi, l’ora del pranzo, il momento in cui ognuno prende posto a tavola trascinando con sé le vicissitudini, le soddisfazioni e i malumori della mattina appena trascorsa.
Con i piatti ancora fumanti, si discute dei cambiamenti climatici, dell’arrivismo del collega, del brutto voto rimediato all’interrogazione, della pasta scotta, quando in sottofondo comincia ad insinuarsi un brusio che in pochi secondi si fa sempre più assordante.
E’ la sigla del telegiornale che, come un campanello di Pavlov, richiama l’attenzione dei commensali.
I discorsi abbandonati, gli sguardi tutti proiettati verso lo schermo, le parole lasciate cadere, respinte all’interno, ingoiate insieme all’ennesimo boccone di pastasciutta.
La scaletta televisiva scorre nello stesso ordine in cui si susseguono primo, secondo, frutta e dolce. Lo speaker di turno seleziona la sua migliore intonazione, adattando di volta in volta le espressioni del volto alla notizia che annuncia, prendendo a parlare di omicidi, morti, rottweiler che sbranano bambini, stragi, stupri di massa, pedofilia.
Intanto il conteggio delle vittime e dei feriti aumenta di pari passo con l’assunzione delle calorie ingurgitate.
L’indignazione dura pochi attimi, forse appena il tempo di un sorso d’acqua.
La rabbia, la ribellione di fronte a tanta oscenità cedono il posto ad una passività contagiosa, che spegne ogni seme di rivolta. Le immagini, agghiaccianti, scivolano via.
La buona notizia è che l’appetito è rimasto.
Nonostante le immagini cruente appena viste e la pubblicità che a quell’ora reclamizza potenti anticalcare con tanto di rivoltanti immagini di wc incrostati.
Ma la famiglia è forte e resisterà ancora.
Almeno fino a sera, quando andrà in onda il meglio della televisione: il talk show di approfondimento.
Vallette, uomini di Stato e di Chiesa, psicologi, criminologi, presentatori, cantanti degli anni ’50 sono tutti chiamati ad esprimere il proprio parere in merito agli argomenti di attualità più scottanti. Comincia così lo show dei luoghi comuni, della parola svuotata, della banalità masticata:
La pedofilia?…E’ brutto credere che esista.
Il bullismo?… La società non è più come una volta!
Le sette sataniche?… E’colpa della musica rock.
Finito il valzer televisivo della stupidità felice, l’uomo medio si sente tranquillo e appagato.
Una giornata sta per finire, ma lui andrà a letto con una dose di informazione in più.
Anche oggi la televisione ha compiuto il suo miracolo quotidiano.
La telecrazia è così forte che se la notizia di un evento non viene trasmessa, in pratica è come se quello stesso evento non fosse mai esistito.
Ma questo il teleutente medio non lo sa.
E’ la vittoria di colui che sa perché vede.
E’ il trionfo dell’homo videns.
Lidia Tagnesi

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