Benvenuti nella società senza classi. Che poi non è vero.
In questo inizio di Ventunesimo secolo gli operai ci sono, ma semplicemente non si vedono più. Cancellati dalla polverizzazione delle migliaia e migliaia di fabbrichette sotto i dieci addetti sparse per il suolo italico, capannoni abbarbicati sull’orlo del fallimento pronti a venir giù a ogni refolo di globalizzazione. A combattere con la crisi che mangia i diritti sociali conquistati in anni di contestazioni. Operai frazionati in venti tipi diversi di contratti atipici. Ché tanto la triplice Cgil-Cisl-Uil discute coi datori di lavoro e con il sindaco di turno cianciando di scambi di favore in nome dell’efficienza dentro miserevoli stanze dei bottoni. Gli operai ci sono. Rinchiusi a decine e controllati come cani rabbiosi all’interno di un capannone a buttar valigie di turisti stranieri nei moduli motorizzati di un aeroporto. A guidare il muletto in mezzo ai processi meccanizzati delle automobili Fiat, che hanno rubato il pane a un sacco di gente. A fare catenelle d’oro e d’argento in serie. E non bastano mai. A tagliare il cuoio per le cinture di Gucci – che siano vere o finte che importa – o nei mille cantieri a cielo aperto della modernità. Con le braccia e gli occhi finiti a 50 anni. Gli operai ci sono. Li trovi nei discount coi carrelli pieni di carne di seconda qualità e biscotti inzuppati di lecitina di soia. E se sei un figlio di un operaio, non ti lamentare. Non fare la faccia storta se da grande riesci a fare lo stesso lavoro di tuo padre. Ritieniti fortunato, semmai. Perché, anche se hai studiato, in Italia la meritocrazia non conta. Conta semmai chi è tuo padre, cosa ha fatto nella vita. Il resto è un arrampicarsi sugli specchi o povero politichese: parrocchietta bianca, rossa o blu che sia.
Gli operai ci sono, ma c’avete fatto caso? Fanno notizia solo quando muoiono. I bollettini dei notiziari radiotelevisivi, pallottoliere alla mano, sono sempre pronti ad aggiornarne i conti. Seguono a rovescio l’auspicio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha fatto della sicurezza nei luoghi di lavoro il suo motto. Così parlano dei lavoratori quando c’è chi muore di lavoro. I numeri sono importanti (per carità!). A monito per il futuro. Ma i morti non diminuiscono e i governi che si succedono fanno poco o nulla per applicare le leggi sulla sicurezza che ci sono e – come dicono gli esperti – sono pure ben fatte. Gli operai ci sono. E per farsi vedere salgono sulle gru, a trentacinque metri di altezza, e da lassù gridano la loro disperazione alle telecamere dell’unico programma tv che li segue facendo nella notte segnali di luce con una torcia elettrica, perché se lavorano lo fanno per guadagnare i soldi per campare e non per fare un favore a chi li fa lavorare. Poi, però, quando la tv se ne va, la polizia vieta gli assembramenti e scattano le cariche.
Gli operai ci sono. E’ la società senza classi che non c’è.
Samuele Bartolini

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