Sarà successo anche a molti di voi, come è successo a me. Ogni volta che ho scritto, su Pensalibero o su facebook, qualche critica, blanda o corrosiva, al governo pentastellato, sono stato raggiunto da offese, volgarotte piuttosto che no, da parte dei più sfegatati fans di Di Maio e Salvini. E allora, perché niente di tutto questo accade per i feroci insulti che si scambiano i due partiti di governo? Si può capire che i maggiori esponenti di 5Stelle e Lega sappiano regolare le reciproche contumelie frenando giusto in tempo per evitare il punto di rottura. E che stiano abilmente occupando tutto lo spazio politico, maggioranza e opposizione. Ma per la gente comune, per i grillini che sui social attaccano pesantemente chiunque si permetta di mettere in dubbio Di Maio, e per i leghisti che fanno altrettanto ad ogni critica rivolta a Salvini, non può essere questa la ragione per la quale si mostrano indifferenti alle ricorrenti polemiche interne alla maggioranza.
Cosa si potrebbe dire a Salvini di peggio, rispetto alle parole pronunciate da Di Maio: “Salvini va a braccetto con chi nega l’olocausto”. E, di rimando Salvini a Di Maio: “Se invece di polemizzare si lavorasse di più, si sbloccassero i cantieri fermi, l’Italia sarebbe un paese migliore”. Se queste cose le avesse scritte qualche non devoto del contratto pentaleghista, sarebbe stato sommerso da una marea di insulti. Probabilmente, la paura del dopo, giustificata dalla mancanza di una concreta alternativa di governo, e il timore di dovere ammettere ancora una volta di avere mal riposto la propria fiducia, frenano ancora per un po’ gli elettori dei due partiti al governo. Perché sarebbe ingiusto non aggiungere che non migliore è il comportamento dei partiti, partitini, gruppi e gruppuscoli, che dovrebbero contrastare il Governo. Il PD che non riesce a mettere assieme alleati se non dello 0,qualcosa; questioni di lana caprina che tengono impegnati leader e leaderini all’estrema sinistra e al centro, con polemiche che lasciano indifferenti gli elettori che pure non si riconoscono nei partiti di maggioranza. Dunque, è opportuna la citazione del grande Flaiano: “la situazione politica in Italia è grave ma non è seria”. E’ vero che Ennio Flaiano creò il suo aforisma agli albori della prima repubblica, per cui ci si potrebbe consolare: “niente di nuovo sotto il sole”. Ma questi pretendono di essere il cambiamento.
Nicola Cariglia

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