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La sinistra moribonda

Il valore fondante della sinistra, in Italia come altrove, è stato l’uguaglianza assieme alla difesa degli interessi delle classi più deboli e più povere. Oggi non si può dire che la difesa degli interessi dei lavoratori sia scomparsa, ma certamente appare in secondo piano. Di Valentino Baldacci

di Valentino Baldacci | 7 Giugno 2021

La sinistra è da tempo in una crisi profonda e non solo in Italia. Lo è in Italia certamente, ma anche in Francia e in Germania, sia pure in misura e con modalità diverse. Lo è anche in altri Paesi minori; sembra reggere solo in Spagna e in Portogallo e con difficoltà in un’area storicamente socialdemocratica come la Scandinavia.

La crisi è profonda perché non ha investito solo quella parte della sinistra che si usava definire – in realtà a torto – rivoluzionaria e che si caratterizzava essenzialmente per il suo rapporto con l’Unione Sovietica. Ha investito in realtà anche quei partiti riformisti che all’indomani del crollo del muro di Berlino sembravano essere i vincitori storici di una contesa che durava almeno da un secolo.

La crisi investe sia l’identità stessa della sinistra che il sistema di valori su cui si è retta in tutta la sua storia e infine i programmi stessi dei partiti che si autodefiniscono di sinistra.

L’esempio dell’Italia è particolarmente probante. Il valore fondante della sinistra, in Italia come altrove, è stato l’uguaglianza, che si traduceva in lotte politiche che avevano il loro asse nella difesa degli interessi dei lavoratori e, più in generale, delle classi più deboli e più povere. Se guardiamo quali sono le battaglie politiche che definiscono oggi l’identità della sinistra italiana non si può dire che la difesa degli interessi dei lavoratori sia scomparsa, ma certamente appare in secondo piano rispetto alle battaglie per quelli che vengono definiti “diritti civili” e che non hanno una specifica connotazione di classe ma sono trasversali a tutta la società. Nello specifico si tratta soprattutto della difesa dei diritti delle donne, delle diversità, in particolare nel campo degli indirizzi sessuali, dei migranti.

La lotta per la piena parità e dignità delle donne è sicuramente sacrosanta; raggiunta ormai a livello legislativo, non la si può considerare pienamente affermata nelle coscienze e nel costume, come testimoniano gli ancora troppi femminicidi ma anche la non piena accettazione da parte di molti uomini non solo della pari dignità della donna ma anche della sua specificità. E’ tuttavia un cammino che è stato in buona parte percorso e si tratta quindi di una battaglia residuale, degna di essere combattuta ma non sufficiente per essere qualificante per l’identità della sinistra. Ancora più residuale è la battaglia per la difesa dei diritti delle persone caratterizzate da orientamenti sessuali diversi da quelli della maggioranza. Anche in questo caso non è in discussione la giustezza in sé della battaglia ma l’ampiezza del ruolo che essa assume nel programma della sinistra. Che l’omofobia e le altre forme analoghe di fobia sessuale debbano essere contrastate è certamente vero, ma che un partito di sinistra si qualifichi come tale in gran parte su temi che più che essere oggetto di normativa appartengono all’etica collettiva e al costume lascia perplessi, come accade vedendo in questo momento il grande clamore sollevato intorno al ddl Zan.

Infine, per quanto riguarda i migranti, si tende a fare molta confusione tra il doveroso intervento per salvare vite umane in pericolo e altri comportamenti che appaiono spesso come un oggettivo incoraggiamento alla immigrazione senza regole. Su quest’ultimo punto si è lontani da una riflessione seria e approfondita del problema che finisce per essere affrontato come si trattasse di due bandierine agitate dai due schieramenti di destra e di sinistra, mentre problemi fondamentali quali il depauperamento di forze giovani e produttive subìto soprattutto dall’Africa in conseguenza dell’emigrazione non vengono adeguatamente affrontati.

In ogni caso la sinistra viene oggi percepita soprattutto come la rappresentanza politica dei diversi e dei migranti mentre la difesa dei diritti delle donne è sempre più trasversale. E’ evidente che si tratta di una base troppo ristretta per suscitare un consenso diffuso; al contrario l’insistenza su certi temi può creare perplessità in una parte consistente di coloro che tradizionalmente si sentivano rappresentati dalla sinistra.

Nello stesso tempo si sono prodotte faglie sociali profonde e strutturali che la sinistra sembra sostanzialmente ignorare. Non si tratta soltanto delle pesanti conseguenze della crisi economica rafforzata dalla pandemia che ha esteso l’area delle situazioni al limite della sopravvivenza. La crisi della famiglia tradizionale ha liberato molte energie positive, soprattutto femminili, ma ha allo stesso tempo creato situazioni di grande precarietà. La famiglia è anche un’unità economica: quando è composta di un solo individuo il reddito spesso è insufficiente a coprire tutte le spese che sono a carico di quell’unità, in particolare quelle per l’alloggio. A sua volta questa situazione ha rafforzato una tendenza già presente al declino demografico che in Italia ha assunto proporzioni che appaiono irreversibili.

Di fronte a questi e ad altri nodi cruciali della nostra vita associata la voce della sinistra appare flebile ed è quindi non ascoltata proprio da quei ceti popolari che nel corso della storia avevano costituito la sua base sociale.

Valentino Baldacci    (www.vocerepubblicana.it)

Pubblicato in : #Pensalibero24Tag: battaglia, consenso, crisi, crisi economica, diversità, francia, germania, giovani, immigrazione, italia, persone, rappresentanza politica, sinistra italiana, spagna, uguaglianza

Info Valentino Baldacci

Valentino Baldacci ha insegnato nella Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” dell’Università di Firenze. È autore di numerose pubblicazioni, fra le quali: Liberalismo e liberismo, liberalismo e borghesia nel pensiero di Piero Gobetti (1963); Estremismo e catastrofismo in Franco Rodano (1964); Il calcio come ideologia (1970, con Gerhard Vinnai); Pinocchio e la sua immagine (1981, con Andrea Rauch); L’”Encyclopédie” nella Toscana del ‘700: successi e fallimenti di progetti editoriali (1985); II 18 aprile 1948: la campagna di Toscana (1988); Filippo Stecchi. Un editore fiorentino del Settecento fra riformismo e rivoluzione (1989); II lampione e la lanterna: una chiacchiera sulla satira politica nella Toscana del Risorgimento (1993); La satira politica nella Toscana del Risorgimento – Periodici 1848/1860 (1993); Pietro Leopoldo, un grande riformatore (2000); Il sistema dei beni culturali in Italia – Valorizzazione, progettazione e comunicazione culturale (2004); Gli itinerari culturali – Progettazione e comunicazione (2006); Guadagnarsi il pane. Luoghi e tempi del lavoro in Toscana tra ‘800 e ‘900 (2008, con Zeffiro Ciuffoletti); La Toscana nell’età del Risorgimento (2010 – con Cosimo Ceccuti); Ernesto Nathan, Paolo Orano e l’antisemitismo in Italia (2012); Giovanni Spadolini: la questione ebraica e lo Stato d’Israele. Una lunga coerenza (2013); Tre diverse concezioni del patrimonio culturale (2014).

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