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la sindrome di mastro Geppetto

Si dovrebbe sorriderne, ma sgomenta la esasperata dolcezza fiabesca dei “due papà”. Spunto per la identificazione e lo studio di una nuova sindrome; che penso ben definire: “la sindrome di mastro Geppetto”.

di Il vecchio pazzo | 21 Febbraio 2016

È, a volte,  in ciascuno di noi,  una duplicità  di valutazioni sulla condizione sociale.

Una,  appartiene alla sfera della macerazione esistenziale fondata sulle poetiche della vita possibile, l’altra,   alla sfera del contesto  delle contraddizioni,  coattive,  degli interessi, dei desideri, della morale, delle storture culturali.

Ognuno è salvo nel mondo (multimondo) quantico; ognuno è perso entro i confini di una comunità organizzata per categorie inerziali.

A dire che può manifestarsi  contraddizione (forse, vi è e ne ho rammarico) tra la mia  tematica sulla “minoranza maggioritaria” e le note che qui stendo.

“minoranza maggioritaria” come pulsione ideologica/prassistica tesa a opinionare e teorizzare temi politico/sociali;  quindi,  operare  in   alvei di superamento della emarginazione di grandi masse definendo una dignità della condizione umana, contemporanea e nel suo evolversi. A dirla breve:  testa di ponte della rivoluzione,  perciò priva di interessi o deliqui estetici.

Salvo nel mio mondo,  mi appresto alla ventilata ipotesi “evolutiva” di  fecondazione surrogata; in specie quella di soddisfacimento del desiderante maschile di coppie omosessuali.

Ritengo che la fecondazione surrogata sia una espressone violenta dello spregio verso il femminino  – quindi di sottomissione-  operata dall’arroganza del grande capitale;   volta a determinare una nuova fascia sociale di discriminazione sottomissione,  adescando fragilità e povertà.

Con un paventato, possibile, seguito, non trascurabile, di sollecitare canali di arricchimento;  da concedere, in frutto,  a nuovi “capò”;  bavosi e capaci di adeguare lo  sfruttamento della prostituzione, specie minorile,  verso idealità procreative.

Si dovrebbe sorriderne,  ma sgomenta la esasperata  dolcezza fiabesca dei “due papà”. Spunto per la identificazione e lo studio di una  nuova sindrome; che penso ben definire:  “la sindrome di mastro Geppetto”.

Sgomenta chi ha vissuto l‘esperienza di essere padre e che, dalla  cronistoria delle circostanze di rapporto con i figli,  sa riflettere sulle titubanze e le disarticolazioni nell’accudirli;  finanche nel tenerli in braccio o cullarli; inebetiti e incerti, finanche impauriti,  nelle gestualità che imitavano –dovevano imitare –  quelli  armonici della madre.

Sgomenta il trasferimento di un desiderio a dritto imprescindibile e irrinunciabile.

Un desidero non ha valore e funzione di un diritto acquisibile in funzione dell’egualitarismo o dell’uguaglianza.

Io e un altro milione di italiani desidereremmo fare una corsa di 50 metri o salire 1 piano di scale, saltando  gradini. Ma la fisiologia cardiaca non ce lo consente e non possiamo pretendere un diritto tale da modificare il nostro stato, umiliato dall’impossibilità. Diritto che, in paradosso,   potrebbe essere quello, per motivi costituzionali di uguaglianza,   di vietare di fare i 50 metri di corsa o salire 1 piano, saltando i gradini.

Vi è nel desiderio dei “due papà” – nella “sindrome di mastro Geppetto” – una inaudita  violenza verso il femminino poichè si esprime come volontà – paradosso della corsa –   nel determinare emarginazione da una propria  condizione di emarginazione – gravemente vissuta, per anni, e inopinatamente  –  che dovrebbe, viceversa,  dare esperienza e coscienza di non esasperare e mortificare altre forme di emarginazione.

È comunque nel mezzo la sollecitazione alla “sindrome di mastro Geppetto”: nel mezzo economico, nella ostentazione della possibilità economica; nel discriminante, rivendicativo , della ricchezza.

Superflua ogni riflessione – anticipata o successivamente tardiva –  sul possibile soggettivo turbamento sociale del figlio in età adolescenziale; nulla valendo le ipotesi di “normalizzazione” in una società mista di eterosessuali e omosessuali  (si badi dico “figlio” e non “figlia”  poiché ritengo che i “due papà” da se stessi respingerebbero, sentendosi inadeguati nella funzione educativa, l’ipotesi di una “figlia”).

Qui levo  il mio appello alla condanna di una proclamatasi “sinistra” (affetta da sinistroidismo e perciò  reazionaria, oscurantista) portatrice delle esigenze di questi  nuovi “diritti” e che esaltando i desideri di alcuni  e non l’interesse della stirpe progressista, cerca il consenso e il conferimento al  potere da parte di  lobbies,  più o meno occulte.

La sinistra è un processo etico di responsabilizzazione delle masse, non la tenutaria di alcove morfologicamente infeconde.

Molti lo dimenticano.

ps

Al tempo della conclusione di questo scritto apprendo della disgustosa  vicenda di Vercelli.

La sinistra dei desideri,  ubriaca dell’effimero del proprio chiacchiereccio,  non partecipa, non propugna, ancora una volta,    la difesa,  pur minima, della   dignità  dei deboli e consente, viceversa,  che su di essi si pratichi ogni abominio, priva del  coraggio etico/politico di “alzare la ghigliottina” ed eliminare il marciume  della plebaglia – oltre il censo – sfruttatrice e violenta.

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, antimateria, ARTE, consenso, cosmo, figlio, FILOSOFIA, FRANCHINI, mondo, poesia, processo, QUANTA, simulazione, SINDROME DI MASTRO GEPPETTO, STORIA, uguaglianza, VECCHIO PAZZO

Info Il vecchio pazzo

Poeta, drammaturgo e pittore, presente già all’età di 28 anni in circa 30 strutture museografiche internazionali -dal Tel Aviv Museum al Miami Museum (così che, in una corrispondenza, I. Antonova, Direttore del Puschin Museum di Mosca, ebbe a scrivergli: “Maestro credo che le sue opere allarghino la nostra conoscenza dell’arte italiana moderna” e Paolo Ricci “…pittore colto che ha il pregio di non mostrare la sua cultura” ) -presentò la sua prima produzione ad olio (che seguiva quella del “segno” grafico) presso la Galleria “la barcaccia” di Napoli nel 1970. Dedicatosi ad una intensa attività politico-sociale ed alla ricerca di una espressione estetica adeguata a consolidare e rappresentare la personale condizione esistenziale, produce “a vomito”, e per periodi, sino al 2006, isolandosi dal mercato per non esserne contaminato.
Proteso alla costituzione di una fondazione, in funzione di questa si costituisce il “Comitato Fondazione Franchini” –cui aderisce, tra gli altri, Francesco De Martino (tra i maggiori storici contemporanei del diritto romano, già vice-Presidente del Consiglio e Segretario del PSI)-.
Teorico del movimento socialista, franchini ha fondato, tra gli altri, il circolo “il ‘99”, il “premio giornalistico Buccico”, il “centro studi di politica mediterranea”, e, attento osservatore dei problemi dell’immigrazione, sin dal 1981, la “FILI ’99” –primo tentativo di sindacato europeo della immigrazione legale. Ha firmato, tra l’altro, l’inno “I socialisti”, con la musica del M° Enzo Amato.

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