• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

La sete di democrazia e il costo dell’”Acqua pubblica”

di Max Del Papa | 30 Marzo 2015

Quando un bene resta in un monopolio “pubblico”, il “pubblico” giustamente ne approfitta – perché non dovrebbe? Per seguire i dettami della bella politica? Non scherziamo.

 

Quello che ogni famiglia aveva capito in modo percettivo, sulla pelle del proprio portafoglio, adesso è ufficiale: in un decennio il costo dell’acqua è aumentato praticamente del 100% (95,8%, per la pignoleria). Ne dà notizia Sergio Rizzo sul Corriere riprendendo i risultati dell’Ufficio Studi della Confartigianato. Non basta. La tendenza appare serenamente fuori controllo, e con i nuovi metodi di calcolo delle tariffe le bollette non potranno che impennarsi ulteriormente. Sono serviti i compulsatori di referendum come quello che, nel 2011, metteva di fronte ad un falso dilemma, fuorviante e ideologico: mantenere l’acqua, “bene pubblico”, nelle confortanti e sagaci mani pubbliche, oppure abbandonarla ai rapaci artigli del famelico privato?

Ricordiamo, all’epoca, l’isteria, il clima da caccia alle streghe (private), i toni da crociata, le iniziative di indottrinamento nelle scuole (pubbliche), del tutto inopportune al limite dell’illegittimità, dirette com’erano a ragazzini non ancora in età di voto, ricordiamo la disinformazione, la propaganda, la distorsione, il terrorismo mediatico. L’opzione, in realtà, non abbandonava niente a nessuno: proponeva la possibilità di introdurre metodi gestionali meno dispersivi e clientelari affiancando soggetti privati, muniti di specifiche risorse ed expertise, al soggetto pubblico che manteneva la definitiva proprietà del bene. Come succede ovunque in Europa e nel mondo civile. Niente da fare. Fu privilegiata a furor di popolo una gestione pubblica che pubblica non è, che resta cosa loro, di pochi comitati e potentati liberi, loro sì, completamente, di proporsi con arroganza quali esclusivi rappresentanti assoluti della salute pubblica. E di insistere senza alcun controllo reale su ulteriori sprechi, clientelismi, metastasi burocratiche da tradurre nell’esplosione dei prezzi, nella pessima amministrazione.
Tanto fu. Il referendum stroncò qualsiasi velleità riformatrice. “Pubblica” era, l’acqua, e “pubblica”, ossia nelle mani di pochi pro tempore (un tempore indefinito) aveva da restare. Qualche sventato fu udito (da chi scrive) compiacersi: “Per me l’acqua può anche raddoppiare, è una questione di princìpio”.

Sarà contento, allora.

È andata precisamente così, ed è quasi patetico riassumere il rosario di cause: quando un bene resta in un monopolio “pubblico”, il “pubblico” giustamente ne approfitta – perché non dovrebbe? Per seguire i dettami della bella politica? Non scherziamo. Insiste nella malagestione “con più fame che pria”, forte del consenso dopato dei cittadini. Aumenta le trattative private, perché lui, “pubblico”, può. Lui può tutto e non deve rispondere di nulla, non deve fornire spiegazioni a piè di lista: le tariffe sono aumentate del 100%? E’ il costo della democrazia, e non fa niente se questo costo è del tutto fuori da ogni parametro europeo. Tanto, “nessuno” paga, con virgolette altrettanto imposte dalla dimensione “pubblica”.

Sarebbe potuto andare altrimenti? Sì, cioè no: quella dei nostri referendum, dal nucleare all’acqua a qualsiasi altra questione, è la storia grottesca di una infinita incomprensione dei fatti, delle dinamiche, delle prospettive. Ma a che serve ora rimarcarlo? Gli italiani, opportunamente imbeccati da quella politica che, comprensibilmente, non voleva rinunciare alle sue rendite di posizione, hanno scelto: adesso non potranno lagnarsi, viceversa, coerentemente, dovranno compiacersi dell’esplosivo aumento della bolletta acquifera nel volgere di una decade. Proporzionalmente, ci ritroviamo l’acqua più cara d’Europa; e non potrà che rincarare ancora. Anche nell’acqua, meglio gli sprechi, la moltiplicazione di
baracchini e baracconi, la gestione clientelare, le infrastrutture decrepite, i progetti di ammodernamento lettera morta, la mano mafiosa sull’intero Mezzogiorno, le trattative riservate, gli appalti agli amici degli amici. Tutto, purché non “privatizzato”. Meglio l’acqua “pubblica”.

Pubblicato in : Primo piano

Info Max Del Papa

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Alberto Lopez

    30 Marzo 2015 alle 19:42

    La legge Ronchi avrebbe imposto a tutti la gestione privata delle risorse idriche. Inoltre, per esempio, a Berlino e Parigi dopo aver sperimentato la gestione privata, sono tornati a quella pubblica. Analoghe situazioni si sono verificate negli USA.
    Siamo sicuri che abbiamo l’acqua più cara d’Europa (nonostante gli aumenti)?
    Non facciamo di tutte le erbe un fascio, vi sono realtà, come la gestione pubblica dell’acquedotto di Napoli che non ha nulla da invidiare in efficienza a gestioni private. Tuttavia, non si può ignorare che finché controllori e controllati siederanno nei medesimi tavoli difficilmente si potranno risolvere i problemi che sono sollevati nell’articolo. Ma non credo che lasciare tutto in gestione ai privati (che già vi partecipano) sia la soluzione.

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luisa Marzulli su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Francesco Altamore su La distanza che umilia l’Italia
  • Luca Bagatin su Netanyahu: “Israele difende anche voi”: e allora?

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti