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La scuola e i suoi bisogni

Occorre scuoterla la scuola che non ha bisogno di burocratiche fumose riforme, è necessario che ogni Istituto si trasformi in una comunità viva e pulsante, aperta all’esterno e non vissuta come un terminale di un lontano Ministero.

di Vincenzo Olita | 7 Settembre 2020

Aule, banchi monoposto, mascherine, gel, infermieri, supplenti, trasporti, medici, docenti da assumere, tamponi e potremmo continuare, ma anche se sciogliessimo tutti questi nodi avremmo un sistema d’istruzione accettabile? Crediamo di no.

Al di là del patriottismo nazionalista, che impone di valutare i nostri ragazzi (mielosa espressione per definire gli studenti) e la nostra scuola tra i migliori al mondo, ragioniamo sulla sua decadenza che non è conseguenza della pandemia ma frutto di un processo che viene da lontano.

Dal dopoguerra tante le riforme, gli aggiustamenti, le sperimentazioni, da Luigi Gui alla Moratti, dalla Gelmini a Luigi Berlinguer, l’unico ad aver indicato corpose e sensate linee guida di rinnovamento come l’autonomia degli istituti e la valutazione dei docenti, senza successo, il moloch scuola peggiora e resta immobile.

Non  imputiamo nulla alla ministra Azzolina se non un’incapacità organizzativa ad occuparsi di banchi e mascherine e l’accettazione, come consulente, di un boiardo di stato che aveva già dimostrato una supponente inconcludenza. Non possiamo imputarle nulla considerata la sua distanza rispetto a qualsiasi visione del futuro, a qualsiasi intellettuale sofferenza per una scuola almeno più dignitosa.

Da un quindicennio Società Libera avverte che le condizioni del sistema scolastico sono tali da necessitare di una profonda riforma culturale oltre che strutturale, di una svolta in senso liberale per un mondo in cui, ostinatamente, autonomia degli Istituti, valutazione e meccanismi premianti per i docenti non hanno cittadinanza.

Occorre scuoterla la scuola che non ha bisogno di burocratiche fumose riforme, è necessario che ogni Istituto si trasformi in una comunità viva e pulsante, aperta all’esterno e non vissuta come un terminale di un lontano Ministero. Ha bisogno che le varie componenti della comunità scoprano il valore e la soddisfazione dell’appartenenza e dell’identità ad un organismo che non perpetua solo se stesso, i propri interessi corporativi e le proprie esigenze burocratiche. In quest’ambito occorrerebbe implementare il principio e la pratica della responsabilità individuale ed allora quale migliore strumento della partecipazione attiva dei docenti, degli studenti, del personale, delle famiglie attraverso l’elezione del proprio responsabile d’Istituto? L’innovazione consentirebbe, sulla scia di esperienze nord europee, la rigenerazione degli Istituti in vitali comunità in cui possa trovare piena attuazione l’autonomia scolastica.

La ministra Azzolina aveva ossessivamente assicurato che dal 1° settembre sarebbero partiti i corsi di recupero, non specificando che avrebbero potuto essere anche online, così come da mesi aveva  annunciato l’apertura dell’anno scolastico il 14 settembre, non specificando che non tutti avrebbero frequentato continuativamente, tipica comunicazione di una politica e di un’informazione cialtrona, ma questo è solo il contorno di un sistema scolastico che, nel suo complesso, perde ancor più autorevolezza e dignità.

Pensiamo alla farsa annuale degli esami di Stato, in cui l’intero Paese finge che sia un cruciale momento di valutazione degli studenti: l’informazione intervista esaminandi ansiosi e in apprensione per il risultato, i docenti assicurano buona disponibilità nel valutare l’effettiva maturazione dei “ragazzi”, insomma una sceneggiata collettiva in cui tutti conoscono anticipatamente il risultato nazionale della valutazione. Il 99,5% i maturi di quest’anno, eppure la ministra aveva avvertito “sei politico no” tralasciando “promozione di stato sì”, in effetti è dal 2010 che la percentuale oscilla tra il 99,6 e il 99,8%. Ampia la distanza con il 1925 quando la percentuale dei liceali promossi fu del 59,5, ancora del 72 nel 1960 e del 96 nel 1999 ed allora, se questi sono i numeri, a quando la soppressione di un’inutile complicanza? Per quanto ancora la conclusione del ciclo di studi potrà essere ricordata con il canto di Gaber “Tutto è falso, il falso è tutto”? La scuola non insegna precisamente quello di cui si ha più bisogno: appena passati gli esami e ottenuti i diplomi bisogna rivomitare tutto quel che s’è ingozzato in quei forzati banchetti e ricominciare da capo. Lo scriveva Giovanni Papini nel giugno del 1914, tratteggiando un malessere che dopo 106 anni ancora serpeggia tra aule e banchi monoposto.

Vincenzi Olita

* Presidente Società Libera

Pubblicato in : #Pensalibero24, Primo pianoTag: anni, espressione, futuro, informazione, intervista, medici, mondo, processo, riforme, scuola, studenti, trasporti, valutazione

Info Vincenzo Olita

Laureato in sociologia, si è occupato di sociologia del lavoro e di gestione delle risorse umane in aziende di grandi dimensioni. Dirigente del Partito Repubblicano, è stato Consigliere regionale in Lombardia. Negli anni ‘90 ha fondato il mensile Nuove Direzioni e dato vita alla casa editrice di matrice liberale Società Aperta. Interessato alla sociologia politica, nel 1997 è tra i fondatori dell’Associazione culturale Società Libera, di cui diventa presidente nel 2016, un esempio di istituzione privata che si occupa di cultura politica senza essere parte politica. Dal 1998 ad oggi è Direttore di Società Libera

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