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La sconfitta dello Stato

Le violenze avvenute a Torino segnano una pesante sconfitta dello Stato da cui sarà difficile riprendersi. Il governo pensa di potersi riscattare con una pronta repressione, che nel migliore dei casi risulterà tardiva. Le opposizioni lanciano strali di indignazione degne delle lagrime di coccodrillo. Il primo ad aver dimostrato inadeguatezza ed assoluta incompetenza è il ministro degli Interni, Piantedosi. La responsabilità di aver mandato gli agenti di pubblica sicurezza al linciaggio è sua. C’erano tutti i presupposti per svolgere da tempo un’azione preventiva efficace. Tutti gli intrecci tra il centro sociale Askatasuna, i gruppi pro Pal che lo fiancheggiano, gli imam deliranti, i legami con il movimento black block o con quelli no Tav, erano evidenti da mesi. Si fosse preso una qualche iniziativa.

di Riccardo Bruno | 1 Febbraio 2026

Le violenze avvenute a Torino segnano una pesante sconfitta dello Stato da cui sarà difficile riprendersi. Il governo pensa di potersi riscattare con una pronta repressione, che nel migliore dei casi risulterà tardiva. Le opposizioni lanciano strali di indignazione degne delle lagrime di coccodrillo.

Il primo ad aver dimostrato inadeguatezza ed assoluta incompetenza è il ministro degli Interni, Piantedosi. La responsabilità di aver mandato gli agenti di pubblica sicurezza al linciaggio è sua. C’erano tutti i presupposti per svolgere da tempo un’azione preventiva efficace. Tutti gli intrecci tra il centro sociale Askatasuna, i gruppi pro Pal che lo fiancheggiano, gli imam deliranti, i legami con il movimento black block o con quelli no Tav, erano evidenti da mesi. Si fosse preso una qualche iniziativa. Il ministro degli Interni avrebbe dovuto svolgere una attività di controllo degli estremisti radicali tale da poterli individuare ed isolare prendendo misure di sicurezza generale prima di consentire ulteriori manifestazioni pubbliche che sono sempre degenerate, più o meno gravemente.

Dal canto suo in tutti questi mesi l’opposizione non ha mai nemmeno dato l’impressione di rendersi conto di cosa stava avvenendo nel paese, anzi. Non si è mai preoccupata di denunciare i violenti con la necessaria fermezza, preferendo semmai accusare il governo di fascismo, alla minima occasione inutile. In questo modo finisce che ce lo si ritrova davvero fra i piedi il fascismo e c’è anche chi ci sta pensando. Lo stesso atteggiamento avuto nei confronti della situazione di Minneapolis non ha aiutato. Gli Stati Uniti d’America hanno tutti gli strumenti necessari per punire una polizia che sbaglia e viola i diritti dei cittadini, hanno già sollevato il capo dell’Ice, senza bisogno che glielo dicessimo noi. L’Italia non ne ha nessuno per tutelare la sua polizia nelle piazze dai tempi del g8 di Genova. Ogni volta che questa alza la guardia, qualcuno ci rimette e finisce sotto inchiesta. Pensare di poter garantire l’ordine pubblico senza pagare mai dei prezzi sul piano dei diritti di manifestare, è una pia illusione e quanto avviene negli Stati Uniti, che sono una democrazia più sana della nostra, sta li a dimostrarlo.

La cosa più inquietante è che la situazione degli anni ‘ 60 ’70 del secolo scorso in Italia. non era poi molto diversa, nonostante sia incredibilmente lontana. Di diverse ci sono le forze politiche. Il Partito comunista italiano mostrò maggiore senso dello Stato di quanto ne mostrino parti importanti dell’opposizione di oggi, e non vale nemmeno la pena di parlare del ruolo del sindacato che aveva alla sua testa personalità come Luciano Lama.

Di fronte a fatti come quelli avvenuti in queste ore, che non sono un episodio torinese, il governo dovrebbe presentare alle Camere le dimissioni del suo ministro degli Interni e proporre una nuova maggioranza di solidarietà nazionale per fronteggiare la crisi in atto. Salvo presumibilmente Azione di Calenda, non c’i sarebbe nessuna forza delle opposizioni parlamentare pronta a raccogliere una simile proposta che pure dovrebbe partire da loro, dall’opposizione. La maggioranza di governo infatti si considera autosufficiente e sbaglia. Non lo è affatto. L’attuale centro destra, o quello che è, non ha dietro di se numericamente nemmeno la maggioranza del paese. L’onorevole Meloni si sogna di poter gestire una situazione di questo tipo, può solo andare incontro al fallimento. La Democrazia cristiana, che pure disponeva di un consenso molto più ampio, pagando un prezzo altissimo, all’epoca comprese la sua debolezza e ne fece un punto di forza. L’attuale governo non lo comprenderebbe nemmeno pagando un prezzo altrettanto alto.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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