Ai mercati non bastano risposte parziali o a puntate come Dallas, vogliono una Europa che sia forte nei fondamentali.

E’ già l’unione di pezzi di sistema che però non fanno il sistema politico. Ci sono voluti decenni per imparare che forse l’unione europea doveva avere un ministro degli esteri ben individuato che si chiama alto rappresentante, beh non bisognava studiare molto per capire che al pari degli esteri c’era e c’è bisogno di un riferimento unitario per l’economia, che passa ovviamente dall’unione politica, che già si poneva ai tempi di Delors. L’alternativa è l’opera inconclusa di padri come Adenauer, De Gasperi e Shumann.
Ai mercati non bastano risposte parziali o a puntate come Dallas, vogliono una Europa che sia forte nei fondamentali. E la forza dei fondamentali è data dalla sicurezza e concretezza della guida. Non è solo un problema di strada tortuosa che pure abbiamo saputo imboccare o di auto sapientemente ecologica, qui è anche un problema di assetto di guida, che sappia accelerare o mettere il freno quando il sistema lo esige. Guardando agli Stati Uniti e ai Brics. Oggi invece prima di accelerare bisogna passare da elezioni e ben si capisce che non è così semplice e facile da digerire per i mercati, speculatori e non. E la questione è: ci credono ancora che l’Europa sia una Unione o sta diventando una etichetta? Ci credono ancora che si possano fare politiche comuni e comunitarie, non trattatelli legati a questa e a quella città, ma vere azioni impegnative per tutte le nazioni componenti?
Adesso sono lo spread, i tassi, le speculazioni, le tasse, l’America,la Cina, l’India il Brasile e pure la riva sud del Mediterraneo a chiederci, prima ancora di un ennesimo disegno economico, un vero sussulto politico.

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