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La scommessa politica dell’Europa economica

di Fabrizio Binacchi | 2 Luglio 2012

Ai mercati non bastano risposte parziali o a puntate come Dallas, vogliono una Europa che sia forte nei fondamentali.

Sono le settimane degli assi variabili, delle intese parallele e dei veti funzionali incrociati. Asse variabile per salvare l’Europa. E  rilanciare la politica dell’unità. Dell’asse variabile Monti-Hollande,  Hollande-Merkel, Monti- Rajoy, Merkel Monti. Quale sarà l’asse complesso che raddrizzerà l’Europa? Ognuno ha un piano per rilanciare la governance ma scoprire le carte è dura. Avanti di vertici europei, dopo i G20 , e svariati bilaterali ma i risultati concreti tardano e i mercati premono. Ma premono anche le popolazioni.  Ha ragione Monti ovviamente quando ricorda che non basta il voto di Grecia o l’operazione Spagna per mettere in sicurezza l’euro e dare segni di stabilità ai mercati,  ci vuole una unione politica.  Gli ultimi accordi fanno ben sperare e illuminano un percorso che sembrava sempre più opaco.

E’ già l’unione di pezzi di sistema che però non fanno il sistema politico. Ci sono voluti decenni per imparare che forse l’unione europea doveva avere un ministro degli esteri ben individuato che si chiama alto rappresentante, beh non bisognava studiare molto per capire che al pari degli esteri c’era e c’è bisogno di un riferimento unitario per l’economia, che passa ovviamente dall’unione politica, che già si poneva ai tempi di Delors. L’alternativa è l’opera inconclusa di padri come Adenauer, De Gasperi e Shumann.

Ai mercati non bastano risposte parziali o a puntate come Dallas, vogliono una Europa che sia forte nei fondamentali. E la forza dei fondamentali è data dalla sicurezza e concretezza della guida. Non è solo un problema di strada tortuosa che pure abbiamo saputo imboccare o di auto sapientemente ecologica, qui è anche un problema di assetto di guida, che sappia accelerare o mettere il freno quando il sistema lo esige. Guardando agli Stati Uniti e ai Brics. Oggi invece prima di accelerare bisogna passare da elezioni e ben si capisce che non è così semplice e facile da digerire per i mercati, speculatori e non. E la questione è: ci credono ancora che l’Europa sia una Unione o sta diventando una etichetta? Ci credono ancora che si possano fare politiche comuni  e comunitarie, non trattatelli  legati a questa e a quella città, ma vere azioni impegnative per tutte le nazioni componenti?

Adesso sono lo spread, i tassi, le speculazioni, le tasse, l’America,la Cina, l’India il Brasile e pure la riva sud del Mediterraneo a chiederci, prima ancora di un ennesimo disegno economico, un vero sussulto politico.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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